✕

Il signore dei mostri che lanciò incantesimi sul bosco di Bomarzo

Bocca dell'orco al Parco dei Mostri di Bomarzo di Viterbo (Scott Wilson / Alamy Stock Photo)

 

Ascolta l'audio

Vicino Orsini, l’inventore del giardino manierista con sculture e architetture impossibili, torna protagonista nel romanzo dell’argentino Manuel Mujica Lainez. Ma ora su di lui sappiamo qualcosa in più
3 minuti di lettura

Facilmente reperibile in rete, La villa dei mostri (1950) è un documentario di Michelangelo Antonioni che fotografa il borgo di Bomarzo nello stato in cui lo scoprirono Salvador Dalí e Paolo Portoghesi. Il Sacro Bosco, il celebre boschetto manierista voluto da Vicino Orsini, era ancora una suggestiva rovina popolata di enigmi e pastori. Lo scrittore argentino Manuel Mujica Lainez ne fu incantato e si dedicò alla stesura di Bomarzo (1962), romanzo che conobbe un successo internazionale e che ispirò l’opera omonima di Alberto Ginastera. Recentemente ripubblicato da Edizioni Sur, Bomarzodestò l’ammirazione di Borges e Cortázar, anche per la capacità di intercettare una qualche diffidenza nei confronti del patinato ottimismo veicolato dalla Pop Art e della retorica del boom economico.

La …

Facilmente reperibile in rete, La villa dei mostri (1950) è un documentario di Michelangelo Antonioni che fotografa il borgo di Bomarzo nello stato in cui lo scoprirono Salvador Dalí e Paolo Portoghesi. Il Sacro Bosco, il celebre boschetto manierista voluto da Vicino Orsini, era ancora una suggestiva rovina popolata di enigmi e pastori. Lo scrittore argentino Manuel Mujica Lainez ne fu incantato e si dedicò alla stesura di Bomarzo (1962), romanzo che conobbe un successo internazionale e che ispirò l’opera omonima di Alberto Ginastera. Recentemente ripubblicato da Edizioni Sur, Bomarzodestò l’ammirazione di Borges e Cortázar, anche per la capacità di intercettare una qualche diffidenza nei confronti del patinato ottimismo veicolato dalla Pop Art e della retorica del boom economico.

La critica al primato della razionalità e della tecnica sollecitava letture alternative del Barocco e del Manierismo. In L’antirinascimento (1962) Eugenio Battisti rivalutava aspetti irrazionali e grotteschi di un periodo sin lì assunto a paradigma di un antropocentrismo ordinato e ordinante. I resti di mostri onirici affioravano dal terreno come un arcaico baluardo di forze irriducibili ai miti del progresso. Proprio allora, in versi datati 10 giugno 1962, Pasolini si aggirava «più moderno di ogni moderno a cercare fratelli che non sono più». Come attratto da un magnete, il poeta stava muovendo in direzione di Bomarzo, una fortezza appartenuta a Vicino sarebbe stata la sua ultima residenza.

Particolari di Palazzo Orsini a Bomarzo

 

Nel processo di elaborazione del romanzo, Lainez prese distanza dal parco delle sculture per concentrarsi sulla figura del committente. Immaginò un duca gibboso e zoppo, disprezzato dal padre guerriero e oggetto di feroci scherzi da parte dei fratelli. Quel bambino fragile era tuttavia destinato all’immortalità dalla prodigiosa sentenza di un astrologo. Così Vicino può raccontare, in prima persona, una vita eccezionale. L’Orsini rivela dettagli di torbidi complotti dinastici e rammenta incontri con cortigiane e artisti. Rivediamo la Venezia di Tiziano e leggiamo la corrispondenza con Michelangelo. Vicino si imbarca con Cervantes per Lepanto, conversa con Ignazio di Loyola e fa da modello a Lorenzo Lotto per il Ritratto di giovane gentiluomo. Non è vero, ma la narrazione è così felice che ancora oggi alle Gallerie dell’Accademia c’è chi riconosce nel ragazzo di Lotto i tratti del duca. L’opera è permeata da una sensualità viscosa e scava nelle ferite che hanno condotto il protagonista a perpetrare nefandezze, mentre insegue visioni di sfolgorante bellezza.

Particolari  di Palazzo Orsini a Bomarzo

 

Lainez evoca un antieroe, un fantasma tormentato da smisurata ambizione e da una sessualità irrequieta. D’altra parte l’assenza di documenti, lasciava ampi margini per l’invenzione. Rinvenimenti e studi hanno poi colmato le maggiori lacune sulla biografia e la cultura del signore di Bomarzo. Il quadro è mutato, ma il libro ha mantenuto intatta la sua magia. Il cuore del racconto è il castello, che il protagonista continua a vedere attraverso gli occhi del bambino che è stato. Con le sue buie soffitte e le celle abitate da scheletri inquietanti, lo spaventoso maniero giganteggia sulla valle. La galleria verso il parco, i passaggi segreti e il laboratorio alchemico sono prodotti di fantasia, invece è autentica la “Stanza delle ceramiche”. In quell’ambiente intimo, caratterizzato da paraste in maiolica, Orsini si era preso una piccola rivincita sul casato della moglie Giulia. I Farnese erano arbitri della Tuscia e l’orgoglioso Vicino aveva dovuto consentire che i gigli coronassero il palazzo avito. Nel nucleo dell’appartamento privato, però, le rose orsiniane trionfano su un unico giglio. Lainez descrive quella camera e la terrazza con le iscrizioni, confessioni in latino rivolte a ospiti di ogni tempo: «Conosci te stesso, vinci te stesso e vivi per te stesso, così sarai felice».

Parco dei Mostri di Bomarzo (Viterbo) ALBERTO CRISTOFARI/CONTRASTO

 

La camera delle ceramiche e la terrazza sono chiuse al pubblico, ma chi volesse visitarle può approfittare dell’apertura straordinaria prevista per i prossimi 10 e 11 ottobre (info@labibliotecadivicino.it). Tra fiori, angeli e demoni dipinti, tornerà la biblioteca di Vicino, una selezione dei volumi che guidarono il principe artista mentre traduceva in pietra il suo sogno.

Lainez utilizzò l’Amadigi di Bernardo Tasso, il Raverta di Giuseppe Betussi o le lettere di Annibal Caro. Altre fonti sono state invece individuate più recentemente, particolarmente preziose sono la tavola con l’elefante turrito nelle Istorie di Paolo Giovio e l’emblema con la Casa pendente nel Symbolicarum quaestionum di Achille Bocchi. A distanza di secoli quelle cinquecentine si ritroveranno, nella stanza più bella del palazzo, con le poesie di Vittoria Colonna, l’Idea del Teatro di Giulio Camillo, l’Arcadia dedicata all’Orsini da Francesco Sansovino e le Antiquitatum variarum di Annio da Viterbo, origine della commistione egizio-etrusca caratteristica del Sacro Bosco. Lainez avrebbe detto che a Bomarzo, talvolta, il tempo concede una seconda possibilità.

Il libro – Bomarzo di Manuel Mujica Lainez (Sur, traduzione di Cesco Vian, pagg. 778, euro 25)

Leggi i commenti