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L’altra pastorale di Weendell Berry per una letteratura della Terra

Wendell Berry 

 

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Lo scrittore attivista ecologista e agricoltore è morto nella sua casa in Kentuck. Aveva 92 anni
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Se c’è una frase di Wendell Berry che vale la pena ricordare, una di quelle da usare come talismano politico ed esistenziale, probabilmente è questa: «Love is never abstract», l’amore non è mai astratto. La pronunciò in un discorso al College of the Atlantic intitolato Word and Flesh, la parola e la carne. Il bersaglio era la vacuità di un pensiero globale che, proprio mentre pretende di abbracciare il pianeta, rischia di perdere di vista i singoli luoghi e le singole creature. L’amore, diceva Berry, non aderisce all’universo, alla nazione o alle istituzioni, ma ai passeri della strada, ai gigli del campo, agli ultimi tra i nostri fratelli. Non desidera essere eroico: è anonimo, umile, senza ricompensa.

Era il 1989. Il petrolio dell’Exxon Valdez aveva appena trasformato l’ast…

Se c’è una frase di Wendell Berry che vale la pena ricordare, una di quelle da usare come talismano politico ed esistenziale, probabilmente è questa: «Love is never abstract», l’amore non è mai astratto. La pronunciò in un discorso al College of the Atlantic intitolato Word and Flesh, la parola e la carne. Il bersaglio era la vacuità di un pensiero globale che, proprio mentre pretende di abbracciare il pianeta, rischia di perdere di vista i singoli luoghi e le singole creature. L’amore, diceva Berry, non aderisce all’universo, alla nazione o alle istituzioni, ma ai passeri della strada, ai gigli del campo, agli ultimi tra i nostri fratelli. Non desidera essere eroico: è anonimo, umile, senza ricompensa.

Era il 1989. Il petrolio dell’Exxon Valdez aveva appena trasformato l’astrazione energetica in una marea nera attaccata alle rive dell’Alaska, agli uccelli, ai pesci, alle mani di chi tentava di ripulirle. L’America rurale usciva a fatica da una crisi che aveva schiacciato sotto i debiti migliaia di agricoltori. Intanto il Muro di Berlino vacillava e si allestiva l’immaginario trionfale della globalizzazione: l’integrazione dei mercati, la circolazione illimitata delle merci, un mondo apparentemente senza confini. Berry prendeva la direzione opposta. Non negava che i problemi fossero planetari; diffidava di un pianeta pensato da nessun luogo e amato senza doverne toccare le ferite.

Morto a 92 anni nella sua casa di Port Royal, in Kentucky, Wendell Berry è stato poeta, romanziere, saggista, attivista e agricoltore (in Italia molti suoi titoli sono stati tradotti da Lindau). Dopo aver insegnato a New York, nel 1965 tornò con la moglie Tanya nella terra che la sua famiglia coltivava dall’inizio dell’Ottocento. Non fu il capriccio pastorale di un letterato che giocava al contadino. Per sessant’anni Berry lavorò i campi, allevò animali, scrisse a matita e trasformò la cittadina immaginaria di Port William nel centro di un grande e ramificato romanzo agrario. Mangiare, coltivare, scrivere, abitare erano, per lui, verbi della stessa grammatica morale.

La sua opera più influente, The Unsettling of America, denunciava già nel 1977 l’agricoltura industriale, la degradazione del suolo e la separazione tra produzione e consumo. «Mangiare è un atto agricolo», scrisse in una formula divenuta, grazie a Carlo Petrini, quasi il motto di Slow Food. Significa che nessun cibo arriva a noi senza una storia: dentro ci sono terra e acqua, animali e biodiversità, lavoro, potere, sfruttamento o cura. Scegliere che cosa mangiamo vuol dire, nelle parole usate da Berry conversando con Petrini, «investire nel corpo della comunità». Un altro modo – ecologico, materiale – per dire che il corpo è politico. Si potrebbe definire quella di Berry una pastorale americana postindustriale, purché non la si confonda con un’Arcadia. La sua fedeltà al luogo comprendeva la memoria delle sue colpe. In The Hidden Wound riconobbe che nella sua famiglia vi erano stati proprietari di schiavi e raccontò la vendita di un uomo da parte del bisnonno. Le radici non erano innocenti, per lui: custodivano possesso, violenza, rimozione. Ma nel sostenere che il razzismo deformasse moralmente anche i bianchi, Berry rischiava di attenuare la sproporzione della violenza subita e la persistenza delle sue strutture materiali.

Anche il suo rifiuto del computer rivela insieme la lucidità e i limiti del suo pensiero. Berry capì molto presto che gli apparecchi elettronici non sono immateriali: dipendono da miniere, energia, lavoro, catene produttive che allontanano chi li usa dalle conseguenze delle proprie scelte. E tuttavia, nell’articolo Why I Am Not Going to Buy a Computer scrisse candidamente che la moglie batteva i suoi manoscritti su una Royal Standard del 1956. Tanya era la sua prima lettrice e critica; eppure quella divisione domestica del lavoro incrinava l’autosufficienza del gesto. Anche chi combatte le astrazioni può non vedere del tutto chi ha accanto.

Resta la radicalità di uno scrittore che tenne insieme ecologia, letteratura ed economia e trasformò la fedeltà a un luogo in disobbedienza civile: contro l’agricoltura industriale, le miniere a cielo aperto, la guerra e le politiche statunitensi successive all’11 settembre. Scott Slovic, tra i fondatori dell’ecocritica, ci ha scritto che la sua morte lascia «un nuovo vuoto nel mondo»: con Berry scompare uno degli ultimi eredi della tradizione americana di Emerson e Thoreau, una voce di cui questi tempi fragili e pericolosi avrebbero ancora avuto bisogno.

In una poesia intitolata Stay Home, Berry dice di essere a casa nel lavoro dei campi, nella pioggia che fa crescere l’erba, nella quiete degli alberi. Poi si rivolge al lettore: «Non venire con me. Anche tu, resta a casa». Non è un invito all’isolamento, né l’ordine di non partire rivolto a chi non può scegliere di restare. Significa: non venire a consumare il mio luogo; impara ad abitare il tuo. In un mondo che ci vuole ovunque e da nessuna parte, Berry ci lascia questa domanda: come si può amare la Terra, se non si comincia da un pezzo di mondo abbastanza vicino da poter essere conosciuto, abbastanza concreto da poter essere ferito?

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