Pubblichiamo la seconda e ultima parte dell’Alfabeto della Paura.
M come MIDTERM
Fra due mesi si terranno le elezioni di midterm... E la paura è che possa accadere di tutto, compreso un nuovo assalto a Capitol Hill con orde di sciamani e giannizzeri del culto Maga. Oppure King Donald potrebbe vincere di nuovo e apporre il suo faccione sul monte Rushmore sferzando il colpo letale a ogni residuo di ordine mondiale. Ma in fondo Egli è il simbolo perfetto di questo nostro tempo, il Jolly ridente e al contempo il Joker sadico, mazziere e baro, piromane e pompiere. È il caos, e forse per questo non perde mai, neanche se sconfitto.
N come NUCLEARE
C’era una volta un tempo in cui si aveva paura di una nuova Chernobyl, cioè del tragico guasto tecnico dentro un…
Pubblichiamo la seconda e ultima parte dell’Alfabeto della Paura.
M come MIDTERM
Fra due mesi si terranno le elezioni di midterm... E la paura è che possa accadere di tutto, compreso un nuovo assalto a Capitol Hill con orde di sciamani e giannizzeri del culto Maga. Oppure King Donald potrebbe vincere di nuovo e apporre il suo faccione sul monte Rushmore sferzando il colpo letale a ogni residuo di ordine mondiale. Ma in fondo Egli è il simbolo perfetto di questo nostro tempo, il Jolly ridente e al contempo il Joker sadico, mazziere e baro, piromane e pompiere. È il caos, e forse per questo non perde mai, neanche se sconfitto.
N come NUCLEARE
C’era una volta un tempo in cui si aveva paura di una nuova Chernobyl, cioè del tragico guasto tecnico dentro una centrale. Venne poi la fase Zaporizhzhia, ovvero l’incubo del razzo che colpisce la centrale. Ormai siamo nella fase Hiroshima2, quella in cui le centrali sono uscite dai radar e si è imposto il panico da vero e proprio attacco militare. Si parla di ombrelli antimissile (che non abbiamo), e di bunker (che non abbiamo). Insomma siamo indifesi, tipico nucleo del terrore infantile. Per giunta, una folta congrega di dittatori tamburella col dito intorno al pulsante rosso dell’Apocalisse. Save our souls.
O come ONLINE
La Società internazionale di Psicoanalisi ha denunciato che sempre più spesso gli attacchi di panico nascono dall’assenza di linea nei device. Se non c’è campo, sono fuori gioco. Se non c’è campo sono isolato e condannato all’irrilevanza perché ormai io sono i miei post, io sono i miei like, io sono le mie stories, ed esisto in quanto attivo nella grande agorà che nel frattempo si è fatta arena. Un tempo si aveva paura di scoprirsi “appesi a un filo”, adesso quel filo è una linea, o meglio una tacca di segnale.
P come POLEMICA
In greco antico Pólemos era il demone della guerra. In un’epoca che non si scandalizza più del militarismo e della corsa al riarmo, non stupisce quindi che la polemica sia diventata ubiqua. Il sistema ci vuole combattenti, e guai a non prestarsi alla schermaglia. Ogni livello e ogni relazione sono pretesti per duelli immediati e sanguinari, dalla chat coi genitori alle assemblee condominiali, con la palestra quotidiana dei social in cui l’algoritmo premia chi inveisce. Peccato che l’effetto sia inevitabile: ci aspettiamo strali da ogni parte, e l’allerta è ovvia.
Q come QUANTO
Che stiamo abusando del pianeta è un fatto oggettivo. Ne deprediamo le risorse, ne violentiamo la bellezza, ne sfruttiamo ogni singolo centimetro alla ricerca di ricavi, e dopo l’epopea del petrolio sta esplodendo la caccia alle Terre rare. Quanto potrà continuare, senza che l’ecosistema ci respinga come un parassita sgradito? A scrivere il the end sarà un virus preistorico ibernato nel permafrost e da noi scongelato in cerca di ittrio o di lantanio? È una seria paura, quella di essere già dentro il countdown.
R come RETROMARCIA
Il passo avanti, si sa, è l’antitesi della paura. Viceversa, tornare indietro è l’istintiva scelta di chi non se la sente. Ebbene, la retromarcia sembra regnare ovunque a partire da manifesti politici di nuove ultradestre nostrane che come nel Giuoco dell’Oca tornano indietro di decenni mettendo in discussione diritti faticosamente acquisiti. Conservatorismo retrogrado? Non solo. È l’evitamento fobico del futuro che porta a riversarsi nella nostalgia del remoto come un bisogno spasmodico di controllo. E nei sondaggi vola come non mai.
S come SANGUE
Macron dichiara che l’Europa sarebbe pronta a difendere i suoi ideali «con il sangue». E dietro questa retorica da tardo Ottocento si nasconde una delle paure più radicate e rimosse: lo scorrere del sangue. Decenni di pace e di evoluzione scientifica ci avevano convinti che i nostri corpi fossero ormai sacri e inviolabili, tanto da moltiplicare le azioni legali contro i medici, ormai per principio colpevoli di non garantire l’immortalità del paziente. Sentir parlare oggi di sangue versato è quindi un assurdo anacronistico, e al tempo stesso una fonte di profondo terrore.
T come TIME-LAPSE
Noi siamo il nostro tempo, unica vera risorsa. Ma in ogni passaggio in cui la tecnologia evolve, è inevitabile che il rapporto con il tempo cambi traumaticamente. Oggi il tempo fra un ordine online e una consegna è sempre più concentrato, come il tempo fra l’enter e la stampa di un manufatto 3D. Siamo costretti a fare i conti con un tempo produttivo sempre più breve, sempre più ansiogeno, che non ammette tregua. È tutto velocizzato, un grande time-lapse. Tic Tac. E se ti fermi sei fuori.
U come UMANOIDE
Pochi giorni fa è diventata virale la sequenza di un robot completamente fuori controllo, che in Cina inveiva contro il nulla fino a esplodere. Lo stesso giorno, i notiziari riferivano che per la prima volta un’azione militare sul fronte ucraino era stata condotta e controllata dall’intelligenza artificiale. Sintesi: e se il prototipo cinese fosse stato utilizzato come stratega? Avremmo avuto una mattanza di civili? La marcia dei robot è sempre più assordante, e li celebriamo come una massa di neoschiavi. Avremo uno Spartaco versione 2000?
V come VIOLENZA
Il ministro Ben Gvir mostra il patibolo in costruzione in un carcere israeliano, e festoso gioisce delle cabine da cui i parenti delle vittime potranno godere lo spettacolo della forca. Intanto l’Ice di Donald Trump furoreggia in migliaia di video con catene, spari e urla. Al Pilastro di Bologna, Fakir muore durante un’azione di polizia. Sembra un romanzo distopico, in cui il Day after prende la forma di una post-civiltà brutale e antidemocratica, senza che questo determini alcuno scandalo. Perché ormai abbiamo sdoganato la violenza come prassi, prima linguistica poi effettiva. E dove c’è violenza, c’è sempre paura.
Z come ZOMBIE
In fondo mancano solo loro. In pochi anni abbiamo collezionato ogni soggetto da horror e thriller movie, abbiamo tradotto in cronaca una pandemia che ha svuotato le metropoli, una guerra fra superpotenze con arsenali atomici e perfino i furori di un clima inferocito. Per chiudere il cerchio mancano sì i morti viventi. E lo sbarco degli alieni. Ma forse quello c’è già stato, solo che gli Ufo se ne sono subito andati dalla Terra: gli ha fatto troppa paura.
(2. Fine)