Gran finale al Festivaletteratura di Mantova, che nella giornata conclusiva di ieri ha ospitato Siri Hustvedt ed Emmanuel Carrère. Due incontri tra letteratura e considerazioni sull’attualità politica, che hanno rispecchiato in questo doppio registro l’anima di questa trentesima edizione. Un’annata in cui anche per gli scrittori è stato difficile eludere riflessioni sull’attualità. Sarebbe stato strano il contrario mentre il mondo è in guerra e le destre estreme avanzano ovunque. Hustvedt, a Mantova con Gaia Manzini per presentare il suo Storie di fantasmi, memoir in cui racconta la relazione con Paul Auster e il difficile attraversamento del lutto, rispondendo a una domanda sulle prossime elezioni americane ha detto: «Non possiamo chiudere gli occhi su quello che accade negli Stati Uniti e nel mondo e andare avanti come sonnambuli sperando che finisca. Bisogna resistere».
Gran finale al Festivaletteratura di Mantova, che nella giornata conclusiva di ieri ha ospitato Siri Hustvedt ed Emmanuel Carrère. Due incontri tra letteratura e considerazioni sull’attualità politica, che hanno rispecchiato in questo doppio registro l’anima di questa trentesima edizione. Un’annata in cui anche per gli scrittori è stato difficile eludere riflessioni sull’attualità. Sarebbe stato strano il contrario mentre il mondo è in guerra e le destre estreme avanzano ovunque. Hustvedt, a Mantova con Gaia Manzini per presentare il suo Storie di fantasmi, memoir in cui racconta la relazione con Paul Auster e il difficile attraversamento del lutto, rispondendo a una domanda sulle prossime elezioni americane ha detto: «Non possiamo chiudere gli occhi su quello che accade negli Stati Uniti e nel mondo e andare avanti come sonnambuli sperando che finisca. Bisogna resistere».
Carrère, che ha chiuso l’edizione in dialogo con Gabriele Romagnoli, ha parlato dell’Ucraina: «In genere preferisco le zone grigie, ma nel caso dell’Ucraina faccio un’eccezione: questa volta abbiamo davanti un aggressore e un aggredito. Il capolavoro di Tolstoj è stato rinominato Operazione militare speciale e pace». E sulle prossime elezioni francesi: «Siamo di fronte a un pericolo molto serio». Poi scherzando: «Io abitualmente voto a sinistra ma è probabile che abbia un Super-io di destra».
È stato anche il giorno dell’incontro emozionante tra Gisèle Pelicot e Gino Cecchettin, accolti da una standing ovation che non finiva più. Salendo sul palco, Cecchettin ha ringraziato per il lungo applauso e riferendosi all’attacco di area vannacciana sul suo programma di educazione nelle scuole, che porterebbe alla “criminalizzazione del maschile”, ha commentato: «Forse non sono così pericoloso come qualcuno dice». Nuovo applauso.
I dati confermano che il festival letterario più longevo d’Italia ha tenuto e confermato l’interesse da parte di un pubblico di lettori che arriva a Mantova da tutta Italia. La trentesima edizione si è conclusa con 71 mila presenze collettive, confermando una partecipazione in linea con quella degli ultimi anni. Una prestazione buona se si pensa che tra i 330 eventi totali solo 82 sono gratuiti e che nei primi giorni ha piovuto molto.
Pochi comunque gli incontri annullati, alcuni invece sono stati spostati, come quello tra Lucio Caracciolo e Matteo Maria Zuppi, che alla fine si è tenuto al coperto, nella Basilica di Sant’Andrea. C’erano più di 800 persone, nonostante il biglietto costasse 8,50 euro. Il Festival ha registrato 48 mila presenze negli eventi a pagamento e 23 mila negli incontri a ingresso libero. Alessandro Della Casa, membro del comitato organizzativo, nel tirare le somme ha voluto ricordare, oltre ai grandi autori internazionali — tra cui Daniel Pennac, Douglas Stuart, Amitav Ghosh, Ece Temelkuran, Lorrie Moore, Irvine Welsh — anche «le lezioni e i laboratori, gli eventi e gli spazi aperti come i concerti Dal balcone, la Biblioteca Meraviglia, il Museo Etnografico di Festivaletteratura».