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JR: “Dopo di noi il diluvio, per questo la mia onda invade il Vaticano”

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L’artista copre la facciata della Biblioteca apostolica con la sua nuova opera per tenere alta l’attenzione sul riscaldamento climatico. “Come Noè oggi dobbiamo scegliere come preservare l’umanità”
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L’idea di esporre a poca distanza da Michelangelo la scaccia via veloce. «Cerco di non pensarci», dice JR, artista francese che si muove tra fotografia, collage, graffiti e cinema, chiamato a realizzare la prima installazione dell’epoca moderna dentro il Vaticano, una gigantesca onda sulla facciata della Biblioteca Apostolica Vaticana,Diluvium, per una mostra inaugurata ieri dal Papa in persona. «Quello che è certo è che la mia opera è effimera, quella di Michelangelo è permanente, e questo», sorride, «rimette a posto l’ego».

La mostra, realizzata insieme al tipografo statunitense Bill Moran e allo chef italiano Fulvio Pierangelini, è intitolataAQVA ed è la prima tappa di un progetto che elabora artisticamente «la catastrofe e la meraviglia» rappresentata dagli elementi, come l’acqua, che possono mettere in pericolo i libri, se non riproporre all’umanità alle prese con un cambiamento climatico epocale la stessa sfida che si trovò ad affrontare Noè con la sua arca.

Nei secoli passati …

L’idea di esporre a poca distanza da Michelangelo la scaccia via veloce. «Cerco di non pensarci», dice JR, artista francese che si muove tra fotografia, collage, graffiti e cinema, chiamato a realizzare la prima installazione dell’epoca moderna dentro il Vaticano, una gigantesca onda sulla facciata della Biblioteca Apostolica Vaticana,Diluvium, per una mostra inaugurata ieri dal Papa in persona. «Quello che è certo è che la mia opera è effimera, quella di Michelangelo è permanente, e questo», sorride, «rimette a posto l’ego».

La mostra, realizzata insieme al tipografo statunitense Bill Moran e allo chef italiano Fulvio Pierangelini, è intitolataAQVA ed è la prima tappa di un progetto che elabora artisticamente «la catastrofe e la meraviglia» rappresentata dagli elementi, come l’acqua, che possono mettere in pericolo i libri, se non riproporre all’umanità alle prese con un cambiamento climatico epocale la stessa sfida che si trovò ad affrontare Noè con la sua arca.

Nei secoli passati Bernini realizzò delle installazioni in Vaticano, abitudine poi caduta in disuso, nella Cappella Sistina c’è Michelangelo: come si sente al cospetto di questi giganti?

«È ovviamente un onore far parte di una storia che va oltre di noi. Mi affascina sempre essere messo in prospettiva dalle tracce sulla pietra, dalle tracce di vernice, dalle scritte, tutte cose che ci riportano alla nostra umanità, al fatto che siamo solo di passaggio, e che l’arte ha permesso di riflettere l’animo umano in un dato momento che ancora risuona con noi. Spero che quest’onda risuoni tra centinaia di anni semplicemente venendo riprodotta. Ma oggi non sappiamo cosa verrà preservato: fino ad ora sapevamo che ci sono libri che si sono conservati nel corso di secoli, ma ora, che si tratti di incendi, inondazioni, cambiamenti climatici su cui non abbiamo più alcun controllo, o che si tratti di un’influenza della tecnologia a un livello di cui non siamo ancora nemmeno consapevoli, è cambiato tutto. Trovo che questo sia un momento chiave che nessun’altra persona nell’umanità ha vissuto... a meno che non ci sia un’altra civiltà nel passato che è scomparsa come potrebbe scomparire la nostra!».

È stato sorpreso all’inizio che la chiamasse il Vaticano?«

«Sì, un po’ sì. È stato Don Giacomo Cardinali (viceprefetto della Biblioteca apostolica vaticana, ndr) a contattarmi nel 2024, e mi ha detto: “Non si ponga limiti: immaginiamo qualcosa insieme e poi vedremo come realizzarlo”. Faticavo a immaginare come fare un progetto del genere all’interno del Vaticano, così abbiamo iniziato a discutere di filosofia, letteratura, del significato stesso della conservazione. A poco a poco ho cominciato a guardare gli archivi con occhi diversi e consultando quei materiali ci siamo imbattuti nell’incisione di Gustave Doré».

Perché l’ha colpita?

«Perché raffigura un’onda enorme con l’arca di Noè. Ho voluto isolare solo l’onda. Non so bene perché: quando ho visto quell’immagine e il cortile su cui affaccia la biblioteca ho subito pensato a un movimento potente. Un elemento che ha rafforzato questa idea è stata un’incisione che ritraeva la piazza completamente allagata per le battaglie navali. Questo mi ha rassicurato e mi sono detto: “Ecco, qui c’è qualcosa!”».

Ne è venuta fuori un’onda al tempo stesso meravigliosa e spaventosa, che sembra rimpicciolire gli edifici intorno…

«Quando mi hanno detto di lavorare sulle paure suscitate dagli elementi, volevo che quest’onda ci cogliesse di sorpresa. Volevo ricreare quella sensazione, il timore che alla fine la conoscenza, la cosa più preziosa che abbiamo, sarà conservata su piccole pagine di carta così fragili che l’acqua potrebbe portare via. Ma l’acqua può anche riportare in vita le persone, e i libri danneggiati dal tempo. E poi con il cambiamento climatico, con l’onda che abbiamo visto in Nepal, con tutto ciò che stiamo vedendo oggi, quest’onda ci ricorda che stanno accadendo cose che non possiamo più ignorare. È come se riportassero i riflettori a dimensioni gigantesche, così che non puoi distogliere lo sguardo sul fatto che se arrivasse un’ondata del genere, o gli incendi che abbiamo visto quest’estate, dovremmo fare delle scelte su cosa mantenere e cosa perdere. E questo fa parte anche dell’arca di Noè: scegliere cosa mantenere per preservare l’umanità. Ho l’impressione che oggi ci troviamo in questa scelta e quest’onda ce lo ricorda in faccia».

Quello che Leone ha detto in questi mesi sul cambiamento climatico e sull’intelligenza artificiale, un Papa che si è stagliato un po’ come l’antri-Trump, l’ha ispirata?

«In un momento così decisivo per l’umanità Sua Santità parla apertamente, ci dice di non chiudere gli occhi su ciò che sta accadendo, sia a livello politico che sull’intelligenza artificiale. Quando penso a quest’onda, penso anche a questo. Penso che sia importante che un luogo come il Vaticano la veda in questo modo. In un momento in cui le persone stanno perdendo l’orientamento e stanno perdendo interesse per la politica, il Papa ha una voce molto importante. Parlare di questi argomenti in modo così chiaro penso che sia di ispirazione, e che sia necessario che in questo momento ci siano voci controcorrente».

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