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Wu Ming 4: “Robert Graves è il mio inviato dentro il Novecento”

Robert Graves 

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Lo scrittore che fa parte del collettivo letterario spiega perché ha scelto l’autore dei “Miti greci” come protagonista della sua trilogia di romanzi
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Nel 1929 Robert Graves, poeta inglese, e Laura Riding, poetessa americana, vanno a vivere nel paesino di Deià, sull’isola di Maiorca, luogo che pare uscito dai sogni di un magico pittore. Case di pietra con persiane verdi, vicoli ripidi, ulivi secolari, agrumeti che scendono a picco verso calette blu cobalto. Sulla scia di Graves, si rifugiano in quel paradiso pittori, musicisti e scrittori in arrivo da tutto il mondo. Nasce un Parnaso che intreccia relazioni più o meno complicate coi ruvidi abitanti del posto, finché la Guerra civile spagnola irrompe nei destini di chiunque, segnando scelte e distacchi. Di questa storia, formata da un gran numero di episodi e personaggi riuniti in un affresco avvincente, scrive Wu Ming 4 in Ritorno a Deià, uscito per Einaudi Stile Libero. Si sa che i Wu Ming sono un collettivo “politico” di scrittori la cui sigla significa “senza nome” in cinese. Bando allo star system, libri con temi spesso storico-politici, possibilità di riprodurre i testi non a s…

Nel 1929 Robert Graves, poeta inglese, e Laura Riding, poetessa americana, vanno a vivere nel paesino di Deià, sull’isola di Maiorca, luogo che pare uscito dai sogni di un magico pittore. Case di pietra con persiane verdi, vicoli ripidi, ulivi secolari, agrumeti che scendono a picco verso calette blu cobalto. Sulla scia di Graves, si rifugiano in quel paradiso pittori, musicisti e scrittori in arrivo da tutto il mondo. Nasce un Parnaso che intreccia relazioni più o meno complicate coi ruvidi abitanti del posto, finché la Guerra civile spagnola irrompe nei destini di chiunque, segnando scelte e distacchi. Di questa storia, formata da un gran numero di episodi e personaggi riuniti in un affresco avvincente, scrive Wu Ming 4 in Ritorno a Deià, uscito per Einaudi Stile Libero. Si sa che i Wu Ming sono un collettivo “politico” di scrittori la cui sigla significa “senza nome” in cinese. Bando allo star system, libri con temi spesso storico-politici, possibilità di riprodurre i testi non a scopo di lucro. Wu Ming 4, ovvero Federico Guglielmi (Ravenna, 1973), è l’esponente più letterario-mitologico del gruppo, cultore di epica e dell’archetipo dell’eroe. Ritorno a Deià è il seguito ideale del suo fortunato Stella del mattino (2008), il cui protagonista è un giovane Graves ritratto a Oxford negli anni Venti.

«L’idea era quella di produrre una trilogia del Novecento usando Graves come vettore – spiega Wu Ming 4 – Ritorno a Deià è il secondo romanzo del trittico. Graves mi sembra perfetto per raccontare il ventesimo secolo. Non solo perché lo ha vissuto quasi tutto, ma in quanto lo ha attraversato da poeta, soldato, romanziere e mitologo. È affascinante la sua tesi per cui la poesia deriverebbe da un unico culto della Dea, soppiantato dall’avvento di divinità maschili. La sua ricostruzione dei miti greci vuol suffragare questa teoria ed è una meravigliosa opera di reinvenzione».

Prima Deià era un villaggio contadino, poi è divenuto una meta delle star: ha accolto Sting, la principessa Diana, i Rolling Stones… Cos’ha di speciale?

«La sua bellezza sta nel non essere cambiato molto rispetto al passato, anche grazie a Graves, che acquistando i terreni verso il mare impedì che vi fossero costruiti alberghi. La sua casa-museo è intatta e la vista dal giardino abbraccia la montagna e il mare. Graves è sepolto nel cimitero in cima al paese, e sulla lapide, oltre al suo nome, c’è una sola parola: “poeta”. Bello fermarsi lì».

Il celebre saggio “I miti greci” di Graves è un suo punto di riferimento?

«Lo considero una pietra miliare. Di solito la mitologia greca ci è raccontata nella versione consolidata che conosciamo tutti. Leggendo Graves, scopriamo che non esiste una sola versione del mito, ma molteplici, come lo sono i significati in cui il mito ci guida. La ricostruzione compiuta da Graves è un misto di filologia, archeologia, etimologia... e fantasia. Quel libro è un serbatoio di suggestioni per chiunque coltivi l’arte del narrare».

Quanto la poesia di Graves deve agli incanti di Deià?

«Certe sue poesie richiamano esplicitamente quei paesaggi, come The Terraced Valley, The Olive-Yard, Sirocco at Deyà e altre. Ogni volta che nei suoi versi emerge il senso d’insularità e arcaicità, o l’omaggio alle forze della natura e ai miti mediterranei, l’ispirazione giunge dall’esperienza a Maiorca, senza la quale non avremmo potuto leggere una parte delle sue poesie, né saggi come I miti greci e La dea bianca».

Può parlare del rapporto intensamente conflittuale che unì Robert e Laura?

«Per lui fu non solo una musa, ma una collaboratrice, una collega e un’amante. Era molto emancipata persino per i tempi attuali, e trovò in Robert un uomo disposto a metterla al centro di tutto, un Don Chisciotte pronto a sfidare ogni convenzione insieme a lei. Il loro è stato uno dei sodalizi artistico-intellettuali più forti della prima metà del Novecento, non meno di quello tra Diego Rivera e Frida Kahlo».

In che modo la guerra influì sulle sorti della coppia?

«Quei due pensavano davvero di essere evasi dal mondo moderno, ma alla fine ne furono travolti. Stella del mattino raccontava di come gli intellettuali soldati trovarono nella scrittura una terapia per i traumi portati a casa dal fronte. Ritorno a Deià narra di un’evasione impossibile e di come gli intellettuali non possano fermare il fascismo e la guerra».

Graves era un grande mitografo e conobbe Tolkien. Cosa l’attira del loro incontro, che tra l’altro avvenne veramente a Oxford?

«Erano agli antipodi e non potevano capirsi né apprezzarsi, eppure avevano punti in comune: entrambi criticavano la modernità e rimettevano in gioco l’universalità dei miti in forme nuove, diverse da quelle dei loro contemporanei modernisti».

Lei ha ritradotto “Lo Hobbit”. Esplorare la lingua di Tolkien ha influito sul modo in cui ha scritto “Ritorno a Deià”?

«Traducendo Tolkien bisogna immaginare di tradurre una traduzione, secondo l’espediente dell’autore per cui avrebbe reso in inglese moderno il racconto scritto nella lingua corrente della Terra di Mezzo. Scrivendo Ritorno a Deià, ho dovuto fare lo stesso sforzo immaginativo, pensando di tradurre in italiano dallo spagnolo e dall’inglese. Per trasmettere questa sensazione, in certi casi ho usato espressioni idiomatiche e immagini figurate tratte da quei contesti linguistici e le ho tradotte letteralmente. Inoltre, alcuni aspetti tematici di Ritorno a Deià sono in debito con Tolkien. Nel romanzo c’è un solo personaggio eroico, un ragazzino muto con cui Graves stringe amicizia, ed è quello su cui nessuno punterebbe, l’ultimo degli ultimi. È evidente che deve qualcosa agli hobbit e alla concezione tolkieniana di eroismo».

Questo è un romanzo “solista”, ma voi Wu Ming dite che ogni vostro prodotto esce dalla stessa officina. Anche qui c’è qualcosa di condiviso?

«Chi tra noi scrive da solo può contare su un primo editing all’interno del collettivo. Per Ritorno a Deià ho fatto tesoro di ogni consiglio dei miei soci. Anche quando scriviamo singolarmente, la forza di Wu Ming resta intatta».

Il libro

Ritorno a Deià, Wu Ming 4, Einaudi Stile libero, pagg. 274, euro 18,50

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