Lo sappiamo. Da qualche tempo l’Europa è sotto attacco. Non solo i suoi interessi, le sue istituzioni, i suoi modi di vita. A essere minacciata è la stessa concezione che ci è pervenuta dall’Umanesimo e dall’Illuminismo. Secondo essa gli esseri umani godono di una libertà che non può essere sequestrata e di una dignità che non va mortificata. L’eguaglianza non è contraddetta, ma espressa dalla differenza delle scelte individuali. Il potere non invade la vita privata e il diritto al dissenso deve essere assicurato. Da qualche tempo questi principi sono messi in questione da un modello che trova negli algoritmi tecno-finanziari la punta più acuta. Guerre, sconvolgimenti climatici, crisi della democrazia, distruzione del lavoro intellettuale, irresponsabilità dei padroni della Rete e, non da ultimo, crescente ignoranza costituiscono una miscela esplosiva che rischia di dissolvere un’intera civiltà.
È sullo sfondo di tale minaccia che va letto il nuovo libro di Aldo Cazzullo Quando l’Ita…
Lo sappiamo. Da qualche tempo l’Europa è sotto attacco. Non solo i suoi interessi, le sue istituzioni, i suoi modi di vita. A essere minacciata è la stessa concezione che ci è pervenuta dall’Umanesimo e dall’Illuminismo. Secondo essa gli esseri umani godono di una libertà che non può essere sequestrata e di una dignità che non va mortificata. L’eguaglianza non è contraddetta, ma espressa dalla differenza delle scelte individuali. Il potere non invade la vita privata e il diritto al dissenso deve essere assicurato. Da qualche tempo questi principi sono messi in questione da un modello che trova negli algoritmi tecno-finanziari la punta più acuta. Guerre, sconvolgimenti climatici, crisi della democrazia, distruzione del lavoro intellettuale, irresponsabilità dei padroni della Rete e, non da ultimo, crescente ignoranza costituiscono una miscela esplosiva che rischia di dissolvere un’intera civiltà.
È sullo sfondo di tale minaccia che va letto il nuovo libro di Aldo Cazzullo Quando l’Italia rinacque. Il nostro Rinascimento (HarperCollins). Naturalmente egli non intende produrre nuove scoperte filologiche né ripercorrere l’intera cultura rinascimentale. Ma rintracciare in essa un antidoto alla deriva in corso. Di fronte al rischio di autodistruzione – politica, etica, intellettuale – cui siamo esposti, è quanto mai utile il ritorno alle fonti della cultura occidentale. Tanto più che, per la prima volta dopo Roma antica, protagonista indiscussa, per almeno due secoli, è stata l’Italia. Pur essendo campo di battaglia tra le grandi potenze del tempo, il nostro Paese ha avuto un primato indiscusso nell’intero campo del sapere. Come in un romanzo, Cazzullo ripercorre i passaggi decisivi di tale vicenda. Dopo i grandissimi anticipatori, Dante e Giotto, arrivano i geniali innovatori, Masaccio, Alberti, Brunelleschi, Donatello, Beato Angelico, fino ai tre geni sommi, Leonardo, Raffaello e Michelangelo.
Precondizione socio-economica di tale avvento è l’ascesa di un ceto mercantile borghese rappresentato dal potere dei Medici a Firenze. Una famiglia che sapeva fare politica e danaro, ma anche progettare un mondo nuovo, con al centro un grandioso progetto culturale. Usciti vittoriosi dallo scontro con i Pazzi, i Medici esercitano un potere interrotto solo dalla parentesi savonaroliana, e poi dalla Repubblica in cui è stato segretario Machiavelli. Insieme a lui intellettuali come Castiglione, Bembo, Poliziano, Ficino, Pico testimoniano il punto di straordinaria altezza raggiunto dalla cultura rinascimentale. Che però trova nell’arte la sua apoteosi. Cazzullo dedica tre ampi capitoli a Leonardo, Raffaello e Michelangelo. Il primo inventa e dipinge, scava ed eleva, disseziona cadaveri e costruisce macchine. Allarga i margini del possibile e sfiora i limiti dell’impossibile. Fa volare l’uomo e illumina la donna, fino ad evocare il divino nel Cenacolo.
Raffaello è la perfezione. Per i tratti del suo carattere, oltre che per un talento inarrivabile, rappresenta l’uomo rinascimentale per eccellenza. La capacità di inserire la figura nello spazio e la maestria nell’uso dei colori lo collocano in una dimensione assoluta, sospesa tra cielo e terra. Ma è Michelangelo l’artista forse più grande che l’umanità abbia avuto. Se si pensa che scolpisce la Pietà a 22 anni, il David a 26 e dipinge la Cappella Sistina a 33, è difficile immaginare qualcosa di più prodigioso. Ma, a differenza di Raffaello, Michelangelo pensa intensamente alla morte. Merito di Cazzullo è cogliere in tutti gli autori la linea oscura che taglia la loro vita. Il Rinascimento ha un lato drammatico, e anche tragico, fatto di luci e ombre, in cui la ricerca dell’infinito collide sordamente con la coscienza del limite. Una percezione che si fa sempre più acuta a fine Cinquecento. Dopo il fantastico romanzo di Ariosto – cui l’autore dedica pagine suggestive – appaiono la melancolia manierista e il ripiegamento barocco. A segnare simbolicamente la svolta è il processo dell’Inquisizione a Veronese. Sullo sfondo già s’intravedono il rogo di Bruno, l’abiura di Galilei e il delirio di Caravaggio. È il canto del cigno, esso stesso supremo, di una stagione inarrivabile.
IL LIBRO Quando l’Italia rinacque di Aldo Cazzullo, HarperCollins, pagg. 288, euro 19,50