L’archivio di Eugenio Scalfari va alla Fondazione Feltrinelli
di Raffaella De SantisEugenio Scalfari con Inge Feltrinelli
Una comunanza di idee, una certa idea di mondo. Non c’è dubbio che la cessione dell’archivio Scalfari alla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli ha un significato prima di tutto politico e culturale. Due realtà affini, che hanno nello spirito democratico di attenzione ai diritti la loro cifra identitaria. Le carte di Scalfari dunque – questa è la notizia – entro il mese di ottobre faranno parte del patrimonio documentario della Fondazione, grazie alla generosa donazione delle figlie dell’ideatore di Repubblica, Enrica e Donata Scalfari. Una donazione in linea con lo spirito della Fondazione, dove sono custodite tracce di donne e uomini che hanno preso posizione, immaginato alternative. L’archivio Scalfari, un patrimonio di carte ritrovate al giornale su cui ha lavorato Simonetta Fiori, che sta anche curando un libro con una selezione di questi documenti, restituisce non solo testimonianze dell’impronta della direzione ventennale di Scalfari a Repubblica, ma diventa un osservatorio privil…
Una comunanza di idee, una certa idea di mondo. Non c’è dubbio che la cessione dell’archivio Scalfari alla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli ha un significato prima di tutto politico e culturale. Due realtà affini, che hanno nello spirito democratico di attenzione ai diritti la loro cifra identitaria. Le carte di Scalfari dunque – questa è la notizia – entro il mese di ottobre faranno parte del patrimonio documentario della Fondazione, grazie alla generosa donazione delle figlie dell’ideatore di Repubblica, Enrica e Donata Scalfari. Una donazione in linea con lo spirito della Fondazione, dove sono custodite tracce di donne e uomini che hanno preso posizione, immaginato alternative. L’archivio Scalfari, un patrimonio di carte ritrovate al giornale su cui ha lavorato Simonetta Fiori, che sta anche curando un libro con una selezione di questi documenti, restituisce non solo testimonianze dell’impronta della direzione ventennale di Scalfari a Repubblica, ma diventa un osservatorio privilegiato per leggere il Novecento. Da una parte testimonia la nascita di Repubblica come unicum nella storia del nostro giornalismo, dall’altra la straordinaria rete di relazioni di Scalfari con i protagonisti della politica, dell’economia, della società e della cultura italiana e internazionale.
Sono tante le ragioni che hanno spinto a questa scelta. In primo luogo un’affinità politico-culturale ancora viva, come racconta Carlo Feltrinelli, presidente della Fondazione e del gruppo: «L’acquisizione dell’archivio Scalfari arricchisce il patrimonio di Fondazione Giangiacomo Feltrinelli che conserva, valorizza e rende accessibile un’eredità capace di raccontare itinerari di pensiero critico e spesso divergente. Questa acquisizione si inscrive nella nuova stagione pubblica di Fondazione “Senza permesso”, che vuole essere un appello a prendere parola, a impegnarsi in prima persona, rendendo evidenti le affinità esistenti tra i progetti culturali e politici di Fondazione, nel solco dello spirito di Giangiacomo Feltrinelli, e l’impegno di Eugenio Scalfari».
C’è poi un’affinità elettiva, suggellata da un’antica amicizia con la famiglia Feltrinelli, soprattutto con Inge Schönthal, moglie di Giangiacomo e madre di Carlo. «Una frequentazione iniziata negli anni Sessanta, fatta di vacanze insieme, cene e serate conviviali. Mamma e papà erano legati a Inge da una grande stima», ricorda Enrica.
Ha inoltre influito la natura del patrimonio archivistico della Fondazione, custode delle carte di Luciano Barca e di altri protagonisti della grande famiglia della sinistra. «Nell’archivio Feltrinelli ci sono anche i materiali del nostro bisnonno materno Enrico Bignami, fondatore del giornale La Plebe», dice Donata.
Ultima considerazione, lo sguardo al futuro. Spiega Enrica: «La Fondazione è la collocazione giusta per valorizzare il materiale di nostro padre e di Repubblica. Un patrimonio che testimonia la vita del giornale e che ora può essere restituito alla cittadinanza, mettendolo a disposizione di chi voglia consultarlo o studiarlo». «La Fondazione – aggiunge Donata – ha intenzione di coinvolgere le scuole di giornalismo intorno all’archivio. Mi sembra una cosa importante, visto il rapporto che papà ha sempre avuto con i giovani giornalisti».
Il senso della militanza politica legava Scalfari a Feltrinelli. Non dimentichiamo cheRazza padrona, scritto con Giuseppe Turani, fu pubblicato proprio da Feltrinelli nel 1974. Un ordine di servizio contenuto nell’archivio, indirizzato ai capi delle redazioni locali, mostra la ricerca di strategie per arrivare ai lettori è legata a un’analisi precisa della società. È il 1990, Scalfari nota che «è diventato più difficile distinguere tra progressisti e conservatori, tra sinistra e destra» e che emergono le «piccole patrie», le appartenenze campanilistiche. Nel 1991 sarebbe nata la Lega Nord, era quella l’aria del tempo. Leggere i cambiamenti, anticiparli, aggiornare le bussole, erano e rimangono i capisaldi di un giornalismo che ha fatto scuola.
La stagione "Senza permesso” della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli:
Si chiama “Senza permesso” la nuova stagione di eventi della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli a Milano. Un tito
lo che rende bene il senso dell’impegno civile che lega Scalfari al gruppo Feltrinelli: un appello a prendere parte, a non temere di disturbare. Si parte il 6 ottobre con un omaggio a Salvatore Veca (con Donald Sassoon).In programma un ciclo di incontri sugli intellettuali del nostro tempo. Tra i protagonisti della stagione: Pierre Charbonnier, Lea Ypi, James Galbraith, Judith Butler, Olga Tokarczuk, Naomi Klein.
Il 9 febbraio l’omaggio a Pasolini, per la pubblicazione delle prime due opere entrate in catalogo: “Le ceneri di Gramsci” e “Una vita violenta”.