La grande avventura delle biblioteche nell’Antico Egitto
di Christian GrecoNell’Egitto del Nuovo Regno (ca 1550-1070 a.e.v.) troviamo chiare tracce dell’esistenza di biblioteche private ed istituzionali. L’osservazione attenta di questi luoghi ci spinge a ridefinire i metodi occidentali di classificazione della cultura scritta: usare come discrimine la presenza o meno di materiale letterario, in altre parole, operare una distinzione fra archivi e biblioteche non funziona per la cultura nilotica. Non esisteva, infatti, una compartimentalizzazione secondo le nostre categorie moderne. Molto spesso queste istituzioni antiche hanno lasciato poco più che una traccia culturale.
Gli edifici sono scomparsi ma noi sappiamo della loro esistenza grazie a riferimenti testuali che ci parlano delle biblioteche e delle persone che vi lavoravano. Quello che ci è rimasto, in parte, sono gli oggetti che custodivano nel garantire la trasmissione della memoria alle generazioni successive, ovvero i manoscritti.
Nell’Egitto del Nuovo Regno (ca 1550-1070 a.e.v.) troviamo chiare tracce dell’esistenza di biblioteche private ed istituzionali. L’osservazione attenta di questi luoghi ci spinge a ridefinire i metodi occidentali di classificazione della cultura scritta: usare come discrimine la presenza o meno di materiale letterario, in altre parole, operare una distinzione fra archivi e biblioteche non funziona per la cultura nilotica. Non esisteva, infatti, una compartimentalizzazione secondo le nostre categorie moderne. Molto spesso queste istituzioni antiche hanno lasciato poco più che una traccia culturale.
Gli edifici sono scomparsi ma noi sappiamo della loro esistenza grazie a riferimenti testuali che ci parlano delle biblioteche e delle persone che vi lavoravano. Quello che ci è rimasto, in parte, sono gli oggetti che custodivano nel garantire la trasmissione della memoria alle generazioni successive, ovvero i manoscritti.
Gli studiosi sono riusciti, comunque, a capire come esistessero biblioteche connesse ai templi maggiori che conservavano testi religiosi ma anche composizioni secolari. Negli scritti antichi troviamo menzione di due istituzioni legate ai templi e palazzi che sono conosciute come il nome di ‘casa della vita’ e ‘casa dei libri’. Non sappiamo se queste ‘biblioteche’ fossero simili o distinte nella funzione, nelle operazioni o organizzazione.
L’evidenza archeologica della ‘casa della vita’ nel Nuovo Regno, ci proviene dalla città di Amarna dove un edificio situato vicino al cuore dell’amministrazione di corte presenta dei mattoni stampigliati con i geroglifici che indicano appunto la denominazione ‘casa della vita’. Sembra che fosse un’istituzione al centro della tradizione testuale ed è stata spesso paragonata con le nostre università. Gli individui legati a questa istituzione era associati con il processo di apprendimento e di conoscenza e non sorprende quindi che il famoso Onomasticon di Amenemope, un testo il cui compito era di "insegnare agli ignoranti ad imparare tutto ciò che esiste”, fosse stato composto da “uno scriba dei libri divini nella casa della vita”.
Esistevano anche biblioteche private. Se ne sono conservate alcune e da queste provengono manoscritti di grande valore. La più importante fra queste apparteneva ad uno scriba e ai suoi discendenti vissuti a Deir el Medina. Interessante è notare come la raccolta crebbe e fu costituita in generazioni successive. I testi che vi erano custoditi spaziano dalle composizioni letterarie a quelle medico-magiche, a documenti legali e lettere. Ci fornisce un’idea precisa di quali fossero i generi testuali in circolazione nel Nuovo Regno. I proprietari delle biblioteche rimangono generalmente anonimi con l’eccezione di Qenherkhepshef responsabile dell’amministrazione dei lavori presso le tombe reali nella Valle dei Re.
La sua vita e carriera possono essere ricostruire solo in parte. Tuttavia, nonostante si possa dire poco rispetto alla sua personalità individuale, la collezione di manoscritti della sua biblioteca ci fa capire come avesse un interesse nella letteratura e nella storia. Questo ci porta ad un’importante considerazione. La biblioteca non può mai essere disgiunta dalle persone che l’hanno pensata, costruita ed hanno operato delle scelte precise. Ogni rotolo di papiro veniva copiato e raccolto da un individuo che aveva fruito di un complesso processo di formazione e che aveva a sua volta una propria esperienza, delle priorità ed un’agenda più o meno definita. Questa complessità va compresa e studiata. Le biblioteche antiche non possono essere ridotte e classificate semplicemente come una successione di scaffali e rotoli di papiro.