Nel cantiere del Valle, il teatro che rinasce
di Francesco PiccoloSe è vero quello che ci hanno detto, e pare sia vero, i primi a calcare il palcoscenico del nuovo Teatro Valle siamo stati io e Francesco Siciliano, il presidente di Teatri di Roma. Più precisamente: le assi del palcoscenico erano state appena montate, c’era un operaio con una macchina a lavorare per lucidarle o non so cosa, e noi abbiamo messo i nostri piedi sulle assi, in fondo al palco. Diciamo che erano pochi centimetri all’interno, ed è stato un solo attimo, perché quell’operaio ci ha urlato contro un roboante e incazzatissimo nooooo! che ci ha atterrito; e così ci siamo ritirati frettolosamente. Ma comunque lo abbiamo fatto. Eppure, a parte questo episodio (del tutto legittimo il suo no) abbiamo esplorato il teatro in ogni angolo, fuori e dentro, accompagnati da un gentilissimo direttore dei lavori, che tra l’altro aveva tentato di impedirci di mettere quel piede che noi volevamo mettere a tutti i costi.
Se è vero quello che ci hanno detto, e pare sia vero, i primi a calcare il palcoscenico del nuovo Teatro Valle siamo stati io e Francesco Siciliano, il presidente di Teatri di Roma. Più precisamente: le assi del palcoscenico erano state appena montate, c’era un operaio con una macchina a lavorare per lucidarle o non so cosa, e noi abbiamo messo i nostri piedi sulle assi, in fondo al palco. Diciamo che erano pochi centimetri all’interno, ed è stato un solo attimo, perché quell’operaio ci ha urlato contro un roboante e incazzatissimo nooooo! che ci ha atterrito; e così ci siamo ritirati frettolosamente. Ma comunque lo abbiamo fatto. Eppure, a parte questo episodio (del tutto legittimo il suo no) abbiamo esplorato il teatro in ogni angolo, fuori e dentro, accompagnati da un gentilissimo direttore dei lavori, che tra l’altro aveva tentato di impedirci di mettere quel piede che noi volevamo mettere a tutti i costi.
A guardarlo dall’esterno, coperto da reti da lavoro, e pieno di persone che entrano ed escono per lavorare, certo, ma soprattutto per fare presto, per fare in tempo per l’inaugurazione del 16 ottobre, appare come un luogo che sarà pronto tra non meno di un anno. Eppure appena si varca la porta d’ingresso, la furia degli operai rende evidente una frenesia così potente che la nostra visita è un disturbo per i minuti contati e preziosi che si sono dati. Ci guardano come per dire: fate presto e andatevene, è meglio per tutti, dobbiamo lavorare. Il direttore dei lavori ci mostra anche i camerini in questa specie di altra palazzina alle spalle del palco, un posto che hanno costruito da zero.
Appesi ai muri ci sono dei cartelli messi che fanno il conto alla rovescia della consegna del teatro, e che dicono: «mancano tot giorni, domeniche comprese. Abbiamo dimostrato di saper accelerare quando serve. Ora serve l’ultimo sforzo. Sabato e domenica si lavora. Portiamo il teatro al traguardo». Sono cartelli motivazionali, ma a dire la verità testimoniano davvero il lavoro senza sosta di una gran quantità di persone, che si occupano di ogni angolo del teatro, e c’è chi sta dando un ultimo tocco alle lampade, e chi sta ancora costruendo impalcature. Ma il Valle, a tutti i costi, riaprirà. E restituirà alla città il suo prestigio tutto particolare, intrecciato ai romani in modo diverso dagli altri e altrettanto prestigiosi teatri della città.
Il Teatro Valle, camminando per la strada su cui si affaccia, non ha mai avuto le parvenze di un teatro. Potresti passarci accanto chiedendoti chissà dov’è il teatro, se le illuminazioni dell’ingresso di notte non ti attirassero. Perché è all’interno di un palazzo nobiliare, appartenente agli eredi del Marchese del Grillo. Qualcuno decise, nel Settecento, di volere un teatro privato nel palazzo. E la città alla fine ha dovuto conquistarselo il diritto di gestirlo, di concederlo a tutti gli spettatori. Fu inaugurato a gennaio del 1727. Vide debutti di opere di Mozart, Donizetti e altri; la prima di Sei personaggi in cerca d’autore di Pirandello e molte altre prime di opere rimaste nella storia; e poi si caratterizzò negli anni d’oro del secondo Novecento con spettacoli di giovani e di drammaturgie contemporanee, proprio come è nelle intenzioni ancora oggi da parte del direttore artistico Luca De Fusco.
Tutto sembra ancora da fare, qui dentro, tra polvere e barriere per non far passare altri che gli operai. Ma poi, quando entri — anzi rientri in quel percorso che ti porta in platea e che fino a tanti anni fa hai fatto tante volte, ti accorgi che i palchi, la platea, e il palcoscenico sono quasi pronti. Il teatro è illuminato, ed è davvero un’emozione ritrovarlo. Ci sono dei cerchi disegnati a terra dove verranno posizionate le poltrone, che ci dicono arriveranno una settimana prima dell’apertura, così non vengono coinvolte dalla polvere dei lavori e dei futuri ultimi ritocchi. Il cerchio di palchi bellissimi e il palcoscenico enorme di fronte, sono davvero un’emozione: questo teatro ha smesso di essere attivo quindici anni fa, nel 2011, poi ha avuto una lunga occupazione per tre anni, che è stata prima accesa, virtuosa, combattiva e piena di speranze; e poi sempre più dimessa, sconcertata e senza soluzioni possibili davanti. Ma dentro gli anni dell’occupazione ci sono stati spettacoli, incontri e varie iniziative che hanno ribadito la centralità di questo teatro per Roma. E le scale che portano ai palchi superiori conservano le scritte fatte dagli occupanti, proprio per rispettare la significatività del loro passaggio. Alla fine, quando gli occupanti se ne sono andati, il teatro è rimasto vuoto, forse abbandonato, con vaghe promesse di riapertura, poi riviste e riconsiderate. E adesso finalmente tornerà quello che era prima, anzi restaurato e rinvigorito con varie cure. E così questa strada, via del Teatro Valle, potrà tornare a essere luminosa e piena di gente che sta per entrare o è appena uscita, e si ferma a commentare lo spettacolo. Qui è dove molti di noi hanno anche passato serate seduti a terra sperando in un biglietto di un teatro tutto esaurito, in una rinuncia improvvisa; qui dentro, è dove abbiamo visto molti spettacoli mitici.
Forse nessuno lo ha detto abbastanza in questi anni, e forse ci siamo abituati troppo facilmente alla chiusura di un teatro o di un cinema: ma a noi spettatori il Teatro Valle è mancato, non solo per gli spettacoli, e non solo per il luogo. È mancato alla strada, alle strade intorno, alle pagine dei giornali, e a quelle degli appuntamenti serali. Ci è mancato dire: ci vediamo direttamente lì davanti, i biglietti li ho io; proviamo a vedere se c’è posto venerdì; un mio amico ha detto che quello spettacolo al Valle è molto bello, ci vogliamo andare? È quasi arrivato il momento di ricominciare a dire tutte queste meravigliose frasi comuni, che avevamo perduto.
L’inaugurazione
Il Teatro Valle riapre a Roma il 16 ottobre con il debutto dello spettacolo di Francesco Piccolo dal titolo La sera della prima. Sei personaggi in cerca d’autore al Teatro Valle per rievocare la turbolenta e storica prima pirandelliana del 1921 (lo spettacolo resterà in scena fino al 18 ottobre).