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Premio Campiello, vince Marcello Fois: “Lo dedico a Michela Murgia: era bellissima”

(ansa)

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Una giuria di trecento lettori, dopo il voto dei letterati, ha premiato “L’immensa distrazione” che batte per soli tre voti “Lo sbilico” di Pierantozzi. Il vincitore risponde a Michele Mari, premiato allo Strega, che aveva criticato la scrittrice morta nel 2023
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È il premio dei lettori che quest’anno hanno scelto Marcello Fois. Lo scrittore sardo vince il Campiello 2026 con L’immensa distrazione (Einaudi): ha ottenuto 83 voti. Dal palco ha dedicato il premio all’amica Michela Murgia, scomparsa nel 2023: “Era bellissima e per niente livorosa”. A tre mesi dallo Strega, Fois si prende una rivincita su Michele Mari, vincitore del premio delle polemiche scatenate dalla battuta sulla fisicità di Murgia pronunciata dall’autore de I convitati di pietra nel van per Bisceglie. Entrambi sono nella scuderia Einaudi. Che è stata al centro di questa edizione del Campiello: Fois ha battuto per soli tre voti Lo Sbilico di Alcide Pierantozzi, che era arrivato in cinquina allo Strega.

Fois ha scritto un grande romanzo familiare, un roman…

È il premio dei lettori che quest’anno hanno scelto Marcello Fois. Lo scrittore sardo vince il Campiello 2026 con L’immensa distrazione (Einaudi): ha ottenuto 83 voti. Dal palco ha dedicato il premio all’amica Michela Murgia, scomparsa nel 2023: “Era bellissima e per niente livorosa”. A tre mesi dallo Strega, Fois si prende una rivincita su Michele Mari, vincitore del premio delle polemiche scatenate dalla battuta sulla fisicità di Murgia pronunciata dall’autore de I convitati di pietra nel van per Bisceglie. Entrambi sono nella scuderia Einaudi. Che è stata al centro di questa edizione del Campiello: Fois ha battuto per soli tre voti Lo Sbilico di Alcide Pierantozzi, che era arrivato in cinquina allo Strega.

Fois ha scritto un grande romanzo familiare, un romanzo sulla memoria, sulle radici, sulle famiglie ognuna infelice a modo suo. Il suo protagonista è Ettore Manfredini che in una mattina di febbraio del 2017 riavvolge il nastro della sua vita mentre muore. La sua e quella della famiglia che ha trasformato un semplice mattatoio in un impero. Come ha fatto? Il racconto è ambientato nel modenese – Fois “sardissimo” da anni vive a Bologna – e utilizza l’espediente letterario della morte per indagare il ’900. “A ispirarmi è stata una fiaba, la più corta, dei fratelli Grimm”. La memoria, il bagaglio, la morte, le nostre vite che stanno come d’autunno sugli alberi le foglie.

Il romanzo vincitore è stato proclamato durante la cerimonia che per il primo anno è stata celebrata al Palazzo del Cinema del Lido di Venezia e che sarà trasmessa in differita su Sky.

In gara, quest’anno, c’erano quattro romanzi e un saggio. Oltre al vincitore Fois, anche Ermanno Cavazzoni con Storia di un’amicizia (Quodilbet), Alcide Pierantozzi con Lo sbilico (Einaudi), Valeria Parrella con La ragazzina (Feltrinelli), Elena Varvello con La vita sempre (Guanda). La competizione, a differenza dello Strega dei veleni, è stata una festa come hanno raccontato gli sfidanti durante la conferenza stampa prima della proclamazione. “Il Premio Strega è un covo di serpenti, al Premio Campiello si fanno piacevoli incontri e gli autori diventano anche amici – ha detto Cavazzoni - Oggi Valeria Parrella ci ha proposto di fare un pigiama party?”. E in qualche modo il Campiello ha “salvato” Pierantozzi dalla querelle Mari-Ciabatti: “Alla tappa Strega di Bisceglie non c’ero perché ero impegnato proprio con il Campiello” ha raccontato.

Gli altri romanzi finalisti

Pierantozzi finalista allo Strega 2026 (vinto da I convitati di pietra di Michele Mari)ha conquistato migliaia di lettori con la sua storia, ma con il Campiello non è riuscito a prendersi la rivincita: è arrivato secondo con 80 voti battuto, di nuovo in casa, da Fois. Il suo romanzo biografico ha acceso i riflettori sulla malattia mentale: la cronaca senza censura di una vita con la depressione da borderline. Scritta con una lingua peculiare, ricercatissima – una delle ossessioni del protagonista sono le parole, i loro sinonimi, i loro contrari - che ripropone in modo fortissimo la domanda, iperletteraria, del confine tra normalità e follia. “La scrittura salva? La scrittura è pericolosa” ha detto sul palco.

Terza Varvello, che esplora le vite intrecciate di Francesco e Teresa e della loro comunità di Alba dal primo dopoguerra fino alla Seconda Guerra Mondiale: 54 voti. Un romanzo che celebra una grande tradizione letteraria: il racconto di un destino collettivo dipanato attraverso le storie dei singoli, ingranaggi della grande Storia.

Valeria Parrella, napoletana, classe 1974, ha deciso di dare una voce moderna a una protagonista quasi mitica: Giovanna D’Arco. Il suo romanzo ha ottenuto 33 voti. D’Arco nel racconto incarna tutte le ragazze che si mettono di traverso, tutte le giovani donne che dicono no, che sono controcorrente, che non accettano che la storia sia scritta dai potenti. La sua Giovanna D’Arco è Antigone - un’ossessione letteraria e civile per la scrittrice che le ha dedicato anche una pièce pubblicata da Einaudi nel 2013 – ed è Masha Amini. La sua ragazzina è la pulzella d’Orléans di oggi: la Guerra dei cent’anni rappresenta ogni guerra, l’assedio d’Orléans ogni assedio del presente. La scrittrice sul palco ha citato la sentenza Regeni e i lunghi anni per arrivare a un verdetto. “Le parole fanno paura, come Giovanna ci continua a insegnare”.

Quinto, 32 voti, Cavazzoni con il suo saggio romanzato, la storia di un’amicizia, quella tra l’autore e Gianni Celati, lo scrittore, traduttore e anglista scomparso nel 2022. Un racconto di aneddoti, talvolta struggenti, altre volte ironici. Uno spaccato di vita intellettuale, di un’epoca così vicina ma già un ricordo.

La giuria dei letterati e dei lettori anonimi

La cinquina è stata votata lo scorso 29 maggio dalla Giuria dei Letterati presieduta da Roberto Cicutto e composta da: Alessandro Beretta, Daniela Brogi, Matteo Caccia, Daria Galateria, Rita Librandi, Stefano Mancuso, Liliana Rampello, Stefano Salis, Alessandra Tedesco, Lorenzo Tomasine il cantautore Roberto Vecchioni. Vecchioni che in questi giorni ha chiesto sostegno ai sui fan perché dopo alcuni problemi di salute per un po’ non potrà cantare, ha partecipato alla premiazione: ”Non potevo mancare”.

Ai vincitori viene assegnata la ricostruzione di una vera da pozzo che simboleggia la cultura come fonte a cui abbeverarsi. il vincitore è stato scelto dalla Giuria dei Trecento Lettori Anonimi, composta da persone di diversa età, professione e provenienza geografica, i cui nomi rimangono segreti fino alla serata conclusiva. Un meccanismo che, fin dalla prima edizione del Premio nel 1963, rappresenta uno degli elementi distintivi del Campiello.

Campiello Opera Prima

Il Premio Campiello Opera Prima, assegnato dal 2004 a un autore al proprio esordio letterario, è stato attribuito a Nadeesha Uyangoda per Acqua sporca (Giulio Einaudi Editore).

Campiello alla Carriera

Il Premio Fondazione Il Campiello, riconoscimento alla carriera istituito nel 2010, è stato assegnato quest'anno a Domenico Starnone: "Vincere premi da giovane è corroborante, vincere premi da vecchi è confortante", ha detto lo scrittore napoletano.

Campiello Junior

Tra i riconoscimenti già assegnati anche il Campiello Junior, che ha premiato Rosella Postorino e Daniele Mencarelli, e la 31ª edizione del Campiello Giovani, vinta da Matteo Ghisleri con il racconto Ricalcolo percorso.

La storia del Premio

Il premio Campiello fu istituito dagli Industriali del Veneto nel 1962: il nome “campiello”, tipico spazio della vita pubblica veneziana, sottolinea sia la partecipazione di una giuria popolare per la scelta del vincitore, sia il legame con Venezia.

Il primo vincitore, nel 1963, fu Primo Levi con La Tregua. L'anno scorso ha vinto Wanda Marasco con Di spalle a questo mondo (Neri Pozza). Il premio è promosso e gestito dalla Fondazione Il Campiello, composta dalle associazioni industriali del Veneto e dalla loro confindustria regionale.

Tra gli invitati alla cerimonia di premiazione, condotta dal giornalista Alessio Viola e dalla comica Arianna Porcelli Safonov. il ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi, il sindaco di Venezia, Simone Venturini, l'assessore alla Cultura della Regione Veneto, Valeria Mantovan, il presidente della Commissione Cultura della Camera, Federico Mollicone, e il presidente della Biennale di Venezia, Pietrangelo Buttafuoco. Ad accogliere gli ospiti Raffaele Boscaini, presidente della Fondazione Il Campiello e di Confindustria Veneto, e Mariacristina Gribaudi, presidente del Comitato di gestione del Premio Campiello.

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