Anne Carson, la poetessa premio Nobel 2026 che ha reso il mito classico in specchio del presente
di Lara CrinòÈ Anne Carson, poetessa e scrittrice canadese, 76 anni, la vincitrice del 119esimo premio Nobel per la Letteratura, assegnato dall’Accademia di Svezia.
Canadese, classe 1950, una laurea in lettere classiche e lo sguardo fisso sulle crepe della modernità, Carson non è semplicemente una poetessa: è una scardinatrice di confini, capace di far dialogare il mito greco con l’autobiografia, l’antico frammento lirico con le nevrosi del nostro presente.
Non è un caso che il suo nome, prima della vittoria di quest’anno, per anni sia stato puntualmente nei pronostici del Premio Nobel: la sua è una voce che non somiglia a nessun’altra. E nell’anno in cui, anche grazie al fenomeno Odissea, il film blockbuster di Christopher Nolan, tutta l’attualità del mito classico è tornata alla ribalta d…
È Anne Carson, poetessa e scrittrice canadese, 76 anni, la vincitrice del 119esimo premio Nobel per la Letteratura, assegnato dall’Accademia di Svezia.
Canadese, classe 1950, una laurea in lettere classiche e lo sguardo fisso sulle crepe della modernità, Carson non è semplicemente una poetessa: è una scardinatrice di confini, capace di far dialogare il mito greco con l’autobiografia, l’antico frammento lirico con le nevrosi del nostro presente.
Non è un caso che il suo nome, prima della vittoria di quest’anno, per anni sia stato puntualmente nei pronostici del Premio Nobel: la sua è una voce che non somiglia a nessun’altra. E nell’anno in cui, anche grazie al fenomeno Odissea, il film blockbuster di Christopher Nolan, tutta l’attualità del mito classico è tornata alla ribalta della cultura popolare, i giurati dell’Accademia di Stoccolma hanno forse pensato che nessuno meglio di lei può cogliere l’air du temps.
Dopo gli studi all’università di Toronto, ha insegnato letteratura classica e comparata, e anche scrittura creativa in molte università tra i Canada e gli Stati Uniti, da McGill alla New York University, fino a Princeton. Negli ultimi anni si è trasferita in Islanda con il marito Robert Currie: dal 2022 è anche cittadina islandese.
Figlia di un banchiere, fu durante le scuole superiori che decise di studiare le lingue antiche, latino e greco. Con i classici ha mantenuto fin da allora un rapporto strettissimo, traducendo i greci – Eschilo, Omero, i frammenti lirici di Saffo – ma poi introducendo nel suo immaginario anche voci moderne e contemporanee: da Virginia Wolf a Paul Celan, da John Keats a Simone Weil. Molto discreta sulla sua vita privata, ha spiegato in passato che utilizza la sua biografia “democraticamente”, come un materiale tra altri su cui lavorare. In una rara intervista alla Iowa Review, con John D’Agata, alla fine degli anni Novanta, ripercorse la sua giovinezza, le prime lezioni di greco “all’ora di pranzo, con il mio insegnante di latino” – e il suo innamoramento per quella lingua. “Non ho mai studiato davvero nient’altro. Il latino è buono, una sorta di matematica del pensiero. Ma il greco, è un’arte. Semplicemente spettacolare. E non ho ancora finito di studiare. Quando esplori le parole greche, hai il senso di essere alle radici del significato, non sui rami”.
In Italia, il mosaico della sua opera è edito da editori colti e attenti — Utopia, Crocetti, La nave di Teseo — che ci restituiscono la sua fisionomia di autrice.
Il suo rapporto con i classici è ben illustrato da quello che è forse il suo libro più noto, Autobiografia del Rosso (La nave di Teseo, 2020): qui Carson prende il mito classico del mostro alato Gerione e lo reinventa, trasformandolo nel romanzo in versi di un adolescente vulnerabile, fotografo e omosessuale, alle prese con il dolore dell'iniziazione alla vita. Già in Eros il dolceamaro (Utopia, 2021), rielaborando la sua tesi di dottorato, Carson indagava la natura del desiderio partendo da Saffo e da quel termine, glukupikron, che fotografa l’amore come un'esperienza in cui piacere e tormento sono inestricabili.
C’è sempre un elemento visionario e intimo nei suoi testi. Ne La bellezza del marito (La Tartaruga, 2022), sottotitolato con precisione chirurgica "Un saggio romanzo in 29 tanghi", l'autrice mette in scena la fine di un matrimonio, tra tradimenti e geometrie sentimentali dolorosissime, mentre l'antologia Vetro, ironia e Dio (Crocetti, 2023) raccoglie lo struggente poemetto Il saggio di vetro — una meditazione sulla solitudine che cammina di pari passo con la letteratura delle sorelle Brontë. Ne La Norma sbagliata (Utopia, 2025) Carson gioca con l’errore e il limite attraverso prose liriche e sperimentazioni visive, mentre in Come l'acqua (Crocetti, 2025) esplora la fluidità del tempo e della parola, un'ossessione che già marcava lo splendido e pionieristico diaro di viaggio Antropologia dell'acqua (Donzelli, 2010).