Cultura

Vivian Lamarque: “Il Nobel ad Anne Carson è un riscatto per tutti noi poeti”

La poetessa Vivian Lamarque
La poetessa Vivian Lamarque 

L’autrice premio Strega Poesia commenta il riconoscimento dell’Accademia di Stoccolma: il tempo della letteratura in versi “non conosce date, anni, secoli. È un eterno passato-presente-futuro”

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«Ricordo che mi avevano colpito alcuni versi con cui descriveva la madre ottantenne. Diceva che aveva “piccole spalle, appuntite, incurvate” e la facevano pensare al falco merlino di Emily Brontë a cui dava dei pezzetti di bacon sul tavolo della cucina. Ecco, oggi quei versi mi colpiscono ancora di più, perché quelle spalle curve sono le mie che ho adesso l’età di sua madre in quella poesia». Alla notizia dell’assegnazione del Nobel per la letteratura ad Anne Carson, Vivian Lamarque, 80 anni, si lascia andare a questa immagine carica di nostalgia, tratta da Il saggio di vetro, una delle opere poetiche più celebri e importanti della scrittrice canadese appena incoronata dall’Accademia di Stoccolma, contenuta nella raccolta Vetro, ironia e Dio del 1995.

Poetessa, scrittrice e traduttrice Lamarque, che nel 2023 ha vinto la prima edizione del Premio Strega Poesia con L’amore da vecchia (Mondadori), è a Napoli per la presentazione di un libro quando la raggiungiamo per commentare insieme la notizia che quest’anno l’ambito riconoscimento letterario è andato alla grande poetessa canadese.

Lamarque, dopo Bob Dylan nel 2016, Louise Glück nel 2020, adesso la vittoria di Anne Carson suona come un bel riscatto per la poesia. Cosa ne pensa?

«Dico che è un bene questo premio. Un riscatto importante per tutti i poeti. Perché anche quando i toni possono sembrare colloquiali, di superficie, i poeti attingono in realtà al profondo».

Carson è stata premiata per la sua “opera audace e creativa che, in un dialogo giocoso con la tradizione classica, ha dato vita a nuove forme per la letteratura contemporanea”. Che messaggio, anche politico, ci vuole dare questo riconoscimento?

«Ci dice che il tempo dei poeti non conosce date, anni, secoli. È un eterno passato-presente-futuro».

Tra le frasi più belle di Carson ce n’è una che recita: “Se la prosa è una casa, la poesia è un uomo in fiamme che vi corre attraverso molto velocemente”. Condivide questa sua visione?

«I poeti sono infiammabili, si accendono per un nonnulla ed estendono – speriamo – l’incendio ai lettori».

In “Autobiografia del Rosso”, spettacolare romanzo in versi che forse è il suo capolavoro, Carson scrive: “La realtà è un suono, devi sintonizzarti su di esso, non continuare a urlare”. Un’immagine che, oltre a essere suggestiva, sembra calzare perfettamente ai nostri tempi. Non trova?

«Ultimamente siamo tornati a urlare come si faceva dai balconi, ora lo facciamo dagli schermi. Di urli ci stiamo ammalando. Non solo le voci, persino i volti urlano: prima toglievo l’audio, ora chiudo anche gli occhi. Nessuno si sintonizza sulla realtà, solo sui propri deliri. Ho paura: leggiamo, scriviamo, guardiamo quanto si sta estendo il Male e il numero sempre crescente dei morti. Wisława Szymborska diceva “le telecamere si sono spostate già su un’altra guerra”. Spostiamoci anche su un altro poeta, felici della sua vittoria».

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