«Lo slogan delle scuole in Italia “Qui nessun* è stranier*” è una bellissima dichiarazione politica antirazzista. Ed è anche un modo per affermare che chi lotta per la libertà di genere, lotta contemporaneamente per la libertà di tutte le persone»: la grande filosofa statunitense del pensiero queer, Judith Butler, docente all’Università di Berkeley, è appena arrivata in Italia per una serie di seminari accademici e incontri pubblici. Autrice di testi come Questione di genere (Laterza), sarà ospite della Normale: oggi a Firenze, dalle 16, nell’aula magna dell’Università; il 19 ottobre a Pisa. Il 21 ottobre sarà al Palazzo Ducale di Genova, invitata da About Gender.
Arriva in un’Europa, e in un’It…
«Lo slogan delle scuole in Italia “Qui nessun* è stranier*” è una bellissima dichiarazione politica antirazzista. Ed è anche un modo per affermare che chi lotta per la libertà di genere, lotta contemporaneamente per la libertà di tutte le persone»: la grande filosofa statunitense del pensiero queer, Judith Butler, docente all’Università di Berkeley, è appena arrivata in Italia per una serie di seminari accademici e incontri pubblici. Autrice di testi come Questione di genere (Laterza), sarà ospite della Normale: oggi a Firenze, dalle 16, nell’aula magna dell’Università; il 19 ottobre a Pisa. Il 21 ottobre sarà al Palazzo Ducale di Genova, invitata da About Gender.
Arriva in un’Europa, e in un’Italia, in cui le destre, il neofascismo e il razzismo stanno riemergendo. Che cosa sta succedendo?
«È preoccupante: la crescita del razzismo e del fascismo si sta verificando in molte parti del mondo, l’autoritarismo si rafforza a scapito di istituzioni e ideali democratici. Stanno emergendo nuovi partiti di destra ancora più apertamente fascisti rispetto a quelli che siamo abituati a considerare di estrema destra. Die Heimat e Der Dritte Weg, in Germania. E qualcosa di simile è Futuro nazionale, il cui consenso si fonda su un analogo sostegno all’ultranazionalismo e alla fine dell’immigrazione. In Francia, Reconquête! di Zemmour diffonde la paranoica “teoria della grande sostituzione” per mantenere bianca l’Europa. Poi l’Argentina e il Brasile, dove il ritorno di Bolsonaro è una grave minaccia per la democrazia. Molti di questi leader, Netanyahu compreso, imparano gli uni dagli altri e si imitano reciprocamente nelle loro strategie. Perciò, il movimento che si oppone a loro deve avere una dimensione transnazionale, affrontando enormi disuguaglianze nella distribuzione della ricchezza. Puntando sull’importanza dell’immigrazione e rifiutando di permettere che il “genere” diventi un capro espiatorio per le ansie economiche e politiche».
In Italia, il governo ha fatto della lotta alla presunta “teoria del gender” un punto centrale della sua politica e ha vietato l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole dell’infanzia. Perché la destra usa il genere come leva politica?
«Non mi è chiaro perché un governo dovrebbe volere i giovani meno informati su questioni così centrali della vita: la sessualità, il genere e i modi in cui viviamo il nostro corpo. La maggior parte degli adolescenti è confusa rispetto a genere e sessualità, finché non dispone di un linguaggio attraverso cui comprenderli. Insegnare il genere non significa indottrinare, ma affermare che siamo complessi, meritevoli di riconoscimento da parte delle istituzioni, sul piano giuridico e medico, liberi di diventare genitori, avere relazioni intime con chi scegliamo e definirci autonomamente».
Anche la premier Giorgia Meloni ha scelto di definirsi: “Donna, madre, italiana e cristiana”.
«È un’affermazione potente poter dire: “Io sono Giorgia, sono una donna”. La stessa possibilità viene però sottratta a chi ha bisogno di un riconoscimento di genere diverso da quello assegnatogli, per poter pronunciare con orgoglio e serenità il proprio nome e la propria identità. Quando il genere viene contrapposto alla famiglia, si sta pensando a una concezione molto ristretta della famiglia, che invece ha molte forme, comprese quelle queer e trans. Impedire alle persone di concepire o crescere figli, come genitori, sulla base del loro orientamento sessuale o della loro identità di genere è una discriminazione rozza e crudele».
Si sono verificati attacchi omofobi persino in una città aperta e accogliente come Bologna. Oggi perché essere gay, lesbiche, trans o non binari espone a violenze?
«Picchiare una persona gay, lesbica, trans o non binaria si inserisce in un contesto politico generale che autorizza implicitamente simili comportamenti. Un’autorizzazione concessa da leader apertamente misogini, uomini che disprezzano l’uguaglianza e da mezzi di comunicazione che non trattano la violenza contro le donne e le persone Lgbtq+ come un problema di estrema gravità. Picchiare una donna diventa un modo per affermare la propria virilità. Ma esistono altri modi di vivere la mascolinità, al di fuori della cosiddetta manosfera, molti giovani uomini hanno scelto questa strada nuova: confido che saranno sempre di più».
Il governo ha imposto restrizioni alle operazioni di soccorso delle Ong che aiutano i migranti in mare e ha fissato al 30% la quota di alunni stranieri nelle classi. A Genova i bambini di una scuola elementare hanno protestato con uno striscione “Qui nessun* è stranier*”, ma due poliziotti lo hanno rimosso. Che cosa ne pensa?
«Le restrizioni imposte dal governo ai soccorsi delle Ong costituiscono un crimine contro l’umanità. Nessun governo dovrebbe permettere che le persone muoiano in mare per compiacere chi porta avanti un’agenda politica contraria all’immigrazione. “Qui nessun* è stranier*” è una bellissima dichiarazione politica antirazzista, che afferma l’importanza dell’immigrazione per economia, società e cultura. L’asterisco è un modo per affermare che chi lotta per la libertà di genere, lotta per la libertà di tutte le persone».
Negli Usa, come finiranno le elezioni di midterm?
«Penso che i risultati elettorali mostreranno un indebolimento di Trump. Ma prima di entusiasmarci troppo per questo, dobbiamo renderci conto che c’è una nuova generazione di trumpisti pronta ad emergere, guerrafondai maschilisti, razzisti e misogini. E che il Partito democratico continua a essere guidato da centristi, che cercano di mettere da parte i socialisti, nonostante questi ultimi stiano vincendo elezioni, amministrando città e offrendo speranza a tutte le generazioni. Le elezioni di metà mandato ci daranno un’idea del livello di rabbia e frustrazione dell’opinione pubblica statunitense».
L’ondata di proteste studentesche in Francia, la mobilitazione per la casa in Spagna: come interpreta questi movimenti?
«Sono fondamentali, come il movimento Cockroach in India e Ni una menos, che ha profondamente ispirato il femminismo italiano. Anche l’opposizione alle mostruose azioni militari contro Gaza è ormai diventata un movimento globale. Sono lotte interconnesse e devono confluire in un movimento transnazionale che sostenga anche una politica ecologica che inverta la catastrofe climatica e liberi le persone da forme di lavoro e di indebitamento che negano la libertà. Dobbiamo collegare le diverse lotte, perché dovremo continuare a lottare a lungo, forse per sempre: i leader delle destre autoritarie stanno rafforzando, l’un l’altro, il proprio potere».
La sua famiglia è di origine ebraica. Che rapporto ha mantenuto con l’ebraismo? E come si combatte l’antisemitismo in questo momento storico?
«Il mio punto di vista è influenzato, almeno in parte, dalla mia educazione ebraica. Nell’ebraismo esistono tradizioni di giustizia che, per esempio, si esprimono nel concetto di tzeddakà, una ricerca coraggiosa di giustizia senza vendetta, per cui tutti gli esseri umani devono essere considerati con pari dignità. L’antisemitismo è una realtà: emerge una diffusione di stereotipi sugli ebrei, ma a volte l’accusa di antisemitismo viene anche rivolta a chi cerca di porre fine al genocidio a Gaza. Si tratta di un uso strumentale rozzo e dannoso dell’accusa. Non solo “in quanto ebrea” mi oppongo al sionismo e al genocidio perpetrato contro la Palestina: “Mai più per nessuno” è lo slogan. E può accompagnarsi perfettamente a “Qui nessun* è stranier*».