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L’istinto non basta più, solo la scienza ci salverà: il libro di Roberto Burioni

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Nella preistoria, la rapidità delle decisioni era fondamentale per la sopravvivenza umana. Ma oggi dobbiamo affidarci alla conoscenza. L’anticipazione del nuovo saggio del virologo
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Come uomini, abbiamo dei comportamenti istintivi, che ci vengono naturali e che avvengono in maniera automatica anche se nessuno ce li ha insegnati. Un rumore forte durante la notte ci sveglia, così come qualcosa che ci viene velocemente incontro ci porta a chiudere gli occhi, anche se non abbiamo seguito una lezione del professore di oculistica sulla delicatezza e sulla sensibilità della cornea. Ora voi giustamente vi chiederete: tutto questo cosa c’entra con le bugie che riguardano i vaccini contro il Covid? Incredibilmente, c’entra moltissimo. Però per capirlo dobbiamo tornare indietro nella notte dei tempi.

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La nostra specie esiste sulla Terra più o meno da 300.000 anni. Per oltre il 95% di questo tempo abbiamo vissuto in ambienti preistorici, nelle caverne, senza scrit…

Come uomini, abbiamo dei comportamenti istintivi, che ci vengono naturali e che avvengono in maniera automatica anche se nessuno ce li ha insegnati. Un rumore forte durante la notte ci sveglia, così come qualcosa che ci viene velocemente incontro ci porta a chiudere gli occhi, anche se non abbiamo seguito una lezione del professore di oculistica sulla delicatezza e sulla sensibilità della cornea. Ora voi giustamente vi chiederete: tutto questo cosa c’entra con le bugie che riguardano i vaccini contro il Covid? Incredibilmente, c’entra moltissimo. Però per capirlo dobbiamo tornare indietro nella notte dei tempi.

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La nostra specie esiste sulla Terra più o meno da 300.000 anni. Per oltre il 95% di questo tempo abbiamo vissuto in ambienti preistorici, nelle caverne, senza scrittura, in mezzo a pericoli immensi e in condizioni che non sto a descrivervi perché sono certo che riuscite facilmente a immaginarle. L’agricoltura è comparsa, pensate, solo 10.000 anni fa; il metodo scientifico, nel senso moderno del termine, ha meno di quattro secoli. La statistica addirittura è un’invenzione dell’Ottocento. In altre parole, i meccanismi della nostra mente sono stati interamente selezionati dall’evoluzione in un mondo primitivo e totalmente diverso da quello attuale, dove la priorità era una sola: vivere il più a lungo possibile, tenendo conto che in quei contesti l’espressione “a lungo” descriveva comunque un tempo immensamente breve rispetto a quelli ai quali siamo abituati adesso.

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Il nostro modo di pensare istintivo è stato modellato, come tutto quello che di vivente si incontra nel pianeta, dall’evoluzione darwiniana. A questo punto, per comprendere bene la questione, dobbiamo comprendere bene di cosa parliamo quando ci riferiamo a questo fenomeno, perché la questione è meno banale di quello che si possa pensare. L’evoluzione che ha plasmato il mondo vivente, e dunque anche la nostra mente, non è un processo orientato al miglioramento, e neanche a una razionalità crescente. È un meccanismo terribilmente semplice e cinicamente spietato: in una popolazione esistono variazioni ereditarie che avvengono casualmente; alcune aumentano la probabilità di sopravvivere e riprodursi. Queste, qualunque esse siano, vengono mantenute e nel tempo diventano più frequenti. Le altre no.

La mente umana era estremamente efficace nel garantire la sopravvivenza nel mondo cavernicolo dove è stata plasmata dall’evoluzione ma è profondamente inaffidabile quando viene applicata, senza strumenti correttivi, a problemi molto più complessi. In questo senso, il metodo scientifico non è l’esatto opposto dell’espressione spontanea della razionalità umana, ma una “tecnologia culturale” costruita per limitare gli errori “spontanei” che ci vengono naturali e infine per superare i limiti della nostra mente che ci ha consentito di arrivare fino a questi giorni, ma che non è adatta – con i suoi meccanismi automatici che ci hanno fatto sopravvivere nel paleolitico – a portarci a una conoscenza più completa del mondo che ci circonda. Conoscenza completa che era sostanzialmente inutile nel mondo preistorico, ma che è invece indispensabile oggi. Esperimenti controllati, gruppi di controllo e statistica rigorosa servono di fatto a difenderci dagli errori che commetterebbero naturalmente i nostri istinti cognitivi.

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In altre parole, quando attribuiamo una causa a un evento complesso senza dati adeguati stiamo solo facendo ciò per cui la nostra mente si è evoluta quando vivevamo nelle grotte, diventando qualcosa di efficacissimo per salvarci la vita. Il problema nasce quando scambiamo questa efficacia evolutiva per un’istintiva capacità di comprensione. Non è così. Conoscere i limiti della nostra mente non serve a giustificare gli errori cognitivi, ma a renderli prevedibili. E ciò che è prevedibile può essere corretto. Il problema dunque può essere riassunto semplicemente. Si verifica quando lo stesso meccanismo – generatore di molti falsi positivi ma capace di non perdere nessun falso negativo, utilissimo e fondamentale centomila anni fa, viene applicato a fenomeni che non assomigliano per niente al contesto in cui questo pro cesso mentale si è evoluto: malattie complesse, andamenti economici, politiche pubbliche, epidemie, sicurezza ed efficacia dei vaccini.

È qui che la scorciatoia adattiva diventa una trappola cognitiva. L’evento B segue l’evento A, dunque A ha causato B. Questo era estremamente utile per l’uomo delle caverne, e questo decideva la sua mente perché ne aumentava, pur sbagliando spesso, la sopravvivenza. Ma se parliamo di un vaccino, visto che la nostra sopravvivenza dipende non più dalla velocità della scelta, ma dalla sua correttezza, la domanda che ci dobbiamo porre di fronte a un evento avverso che ha seguito la vaccinazione è: «sarebbe accaduto comunque?». Centomila anni fa la ri sposta che andava bene all’evoluzione era «chissene frega». Oggi quella risposta, lo capite, non va più bene. Se si rompe l’alettone di un aereo e muoiono trecento persone, trovare la causa reale della rottura non solo è vantaggioso, ma risulta addirittura indispensabile per potere continuare a viaggiare senza rischiare la vita.

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La maturità culturale non deve quindi portare a rinnegare l’istinto che ci faceva scegliere tra coniglio e leopardo sempre nello stesso modo (leopardo!), an che perché non ci riusciremmo: come avete visto, le illusioni ottiche permangono anche se si conosce e si comprende il trucco che ci inganna. Ma dobbiamo, grazie allo studio, riconoscere e accettare i nostri limiti. Accettare che il ragionare umano non è stato progettato per comprendere spontaneamente la causalità complessa è scomodo, ma necessario. Ed è proprio per questo che abbiamo dovuto inventare strumenti artificiali come il metodo scientifico e la statistica: non per sostituire la mente umana, ma per impedirle di barattare velocità con verità come siamo stati costretti a fare per sopravvivere quando vivevamo nelle caverne. In un mondo dove gli eventi sono intrecciati, ritardati e spesso probabilistici, la tentazione della causa immediata è naturale, convincente, automatica, resistente, quasi indistruttibile. Però falsa. E proprio per questo, da prendere sul serio.

Il libro

Cavernicoli di Roberto Burioni (La nave di Teseo, pagg. 176, euro 16)

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