In principio c’è – deve esserci – il morto. La scena del crimine, i sospettati. L’ennesimo noir? No, ma bisogna inchiodare il colpevole. Casella dopo casella, griglia dopo griglia. Un libro gioco che chiede la collaborazione di un lettore investigatore, o meglio: un sudoku romanzesco che funziona se chi legge non resta inerte. Murdoku di Manuel Garand è un bestseller internazionale, in cima alle classifiche anche da noi; ora arriva il secondo tempo: Murdoku volume 2. Killer a spasso nel tempo(Magazzini Salani), già in top ten.
L’ambientazione spazio-temporale varia di quadro in quadro, riesumando memorie scolastiche – Antico Egitto, Medioevo – e fumettistico-cinematografiche, nel caso del Far West. L’autore risponde alle domande di Repubblica da Montréal, dove vive; e smentisce con un gran sorriso di eterno ragazzone l’ipotesi di essere un chatbot.
Quindi lei esiste davvero!
«Spero proprio di sì! Per quanto ne so, sì. Posso anche muovermi, se serve una prova».
Qual è la sua storia?…
In principio c’è – deve esserci – il morto. La scena del crimine, i sospettati. L’ennesimo noir? No, ma bisogna inchiodare il colpevole. Casella dopo casella, griglia dopo griglia. Un libro gioco che chiede la collaborazione di un lettore investigatore, o meglio: un sudoku romanzesco che funziona se chi legge non resta inerte. Murdoku di Manuel Garand è un bestseller internazionale, in cima alle classifiche anche da noi; ora arriva il secondo tempo: Murdoku volume 2. Killer a spasso nel tempo(Magazzini Salani), già in top ten.
L’ambientazione spazio-temporale varia di quadro in quadro, riesumando memorie scolastiche – Antico Egitto, Medioevo – e fumettistico-cinematografiche, nel caso del Far West. L’autore risponde alle domande di Repubblica da Montréal, dove vive; e smentisce con un gran sorriso di eterno ragazzone l’ipotesi di essere un chatbot.
Quindi lei esiste davvero!
«Spero proprio di sì! Per quanto ne so, sì. Posso anche muovermi, se serve una prova».
Qual è la sua storia? Come è arrivato a inventare giochi?
«Per quindici anni ho lavorato come stenografo giudiziario: un mestiere che non ha praticamente nulla a che vedere con quanto faccio oggi. Nel frattempo, però, mi divertivo a inventare giochi. Nel 2020, durante la pandemia, ho creato per puro piacere la griglia-rompicapo che oggi si chiama Murdoku. All’inizio lo avevo chiamato Murder Mystery. Era destinato soprattutto alla mia famiglia, che lo apprezzò molto. Così ho aperto un sito e ho cominciato a pubblicare nuovi enigmi, più o meno ogni settimana. Grazie al passaparola online, il gioco si è diffuso. Un paio d’anni fa ho iniziato anche a pubblicare alcuni rompicapi sul Financial Times».
Murdoku ha una forma curiosa, a metà strada fra il gioco di logica e la narrativa. Come ha costruito questa struttura?
«Mi considero soprattutto un game designer, e affronto ogni problema da questa prospettiva. Osservando i rompicapi logici, mi sono chiesto che cosa sarebbe successo introducendo un tema, una situazione: per esempio, sostituendo ai numeri del sudoku delle lettere, o disponendo dei personaggi su una griglia. È nata così l’idea. Nei giochi da tavolo questo accade spesso: accanto ai giochi astratti ce ne sono altri che raccontano una storia, come Cluedo, in cui bisogna risolvere un delitto o raggiungere un obiettivo preciso. Volevo dare anche a un rompicapo logico uno scopo narrativo riconoscibile».
I suoi personaggi sembrano usciti da un romanzo. Come li immagina e come nascono i loro ritratti?
«Devo riconoscere il merito all’illustratrice che realizza i ritratti per i libri: è davvero bravissima. A volte inventa lei stessa i personaggi; altre volte le suggerisco un dettaglio, per esempio che una figura abbia un serpente attorno al collo. Ci divertiamo a esplorare queste possibilità. Ma trovo più interessante suggerire una storia attraverso pochi elementi. Nell’ultimo rompicapo del primo libro, per esempio, siamo a una partita di hockey e l’arbitro è stato assassinato. Ci sono la scena del crimine, i ritratti, alcuni indizi: preferisco che sia il lettore a immaginare che cosa sia accaduto».
Forse è anche questo uno dei segreti del successo di Murdoku: il lettore non si limita a seguire l’autore, ma partecipa alla creazione della storia, diventandone quasi coautore.
«Il piacere nasce dal senso della scoperta. Procedendo, si incontra quasi sempre una piccola svolta, un elemento nuovo che negli enigmi precedenti non c’era. È una parte importante del divertimento».
È indispensabile arrivare alla soluzione? Oppure si può vivere pienamente l’esperienza del libro anche senza risolvere l’enigma?
«Penso che ogni rompicapo debba condurre a una conclusione, perché è proprio lì che si trova la soddisfazione maggiore. È come spingere un enorme masso fino alla cima di una rupe: quando finalmente si colloca ogni personaggio al posto giusto, il masso rotola giù. È una sensazione liberatoria. Credo che raggiungere la soluzione sia l’aspetto più irresistibile, quasi capace di creare dipendenza, di questo gioco».
Le capita di ricevere dai lettori lettere o messaggi che la sorprendono?
«Sì. Nei libri compaiono moltissimi personaggi, forse ottocento, e talvolta i lettori riconoscono riferimenti che non avevo affatto previsto. Mi scrivono: questo personaggio viene da quel film, o da quella serie televisiva. E magari io quel film o quella serie non li ho mai visti. Sono coincidenze, ma è divertente scoprire quante associazioni possano nascere nella mente di chi legge».
Lavora con carta e matita oppure soltanto al computer?
«Uso un programma che ho sviluppato personalmente anni fa, addirittura prima di Murdoku. Creare questi enigmi richiede moltissime revisioni: a volte devo cambiare la forma di una stanza, altre volte togliere un tavolo o modificare la disposizione degli elementi. Senza uno strumento digitale sarebbe molto più complicato».
Un’intelligenza artificiale potrebbe fare lo stesso lavoro di Manuel Garand?
«Esistono già diversi imitatori che cercano di riprodurre la mia idea. Non so che cosa accadrà fra dieci o vent’anni, ma per ora credo che sia proprio il tocco umano a rendere questi enigmi così coinvolgenti. Si avverte quando una persona ha pensato con cura all’intero percorso che porta alla soluzione. Ed è questo, secondo me, a fare la differenza».
Viviamo in un’epoca attraversata da paure e turbolenze. Un libro come il suo può rappresentare una via di fuga?
«Penso di sì. Non a caso si parla sempre più spesso di cozy crime, il crime leggero, che offre un po’ di conforto e di distensione. Permette di concentrarsi intensamente su un problema che possiamo risolvere. Forse, in un mondo pieno di questioni enormi e difficili, è rassicurante avere davanti un problema per il quale sappiamo che una soluzione esiste, e che possiamo trovarla noi».
Il libro
Murdoku Vol. 2 di Manuel Garand (Magazzini Salani, pagg. 224, euro 14,90)