Viviamo nell’era del “mogging”
di Gabriella Dal Lagodi Gabriella Dal Lago
Secondo il Collins Dictionary la parola dell’anno 2026 è mogging e io non ho idea di cosa significhi. O almeno, ne ho una vaga idea, ma non l’ho mai realmente usata nell’ultimo anno, a differenza del resto del mondo, visto che la parola ha avuto un’impennata di utilizzo del 210% nel 2026. Non è per drammatizzare una lacuna facilmente colmabile con una rapida ricerca su Internet (è quello che ho fatto, ma non si è trattato affatto di una ricerca rapida: ora ci arriviamo), ma non sapere come utilizzare in una frase la parola che è stata scelta come rappresentativa e simbolica dell’anno appena trascorso mi ha fatto percepire una sorta di distacco da un mondo di cui non dico mi sentissi un’esperta, ma in cui quantomeno non mi sono mai sentita davvero aliena, quello di Internet. Avrei voluto scrivere: «quello dei giovani», ma mi sembrava troppo cupo e catastrofista, perciò tengo «di Internet».
Ho chiesto a tre miei amici, anche loro nati all’inizio degli anni Novanta…
di Gabriella Dal Lago
Secondo il Collins Dictionary la parola dell’anno 2026 è mogging e io non ho idea di cosa significhi. O almeno, ne ho una vaga idea, ma non l’ho mai realmente usata nell’ultimo anno, a differenza del resto del mondo, visto che la parola ha avuto un’impennata di utilizzo del 210% nel 2026. Non è per drammatizzare una lacuna facilmente colmabile con una rapida ricerca su Internet (è quello che ho fatto, ma non si è trattato affatto di una ricerca rapida: ora ci arriviamo), ma non sapere come utilizzare in una frase la parola che è stata scelta come rappresentativa e simbolica dell’anno appena trascorso mi ha fatto percepire una sorta di distacco da un mondo di cui non dico mi sentissi un’esperta, ma in cui quantomeno non mi sono mai sentita davvero aliena, quello di Internet. Avrei voluto scrivere: «quello dei giovani», ma mi sembrava troppo cupo e catastrofista, perciò tengo «di Internet».
Ho chiesto a tre miei amici, anche loro nati all’inizio degli anni Novanta, ho scritto «Ma voi sapete cosa significa la parola mogging?»: due mi hanno risposto che l’hanno dovuta googlare, il terzo, invece che la conosce bene. Ma poi, ha aggiunto, io passo un sacco di tempo su Internet. Evidentemente, al contrario di quello che mi rimprovero, io non ne passo abbastanza. Vorrei fare un esercizio, come quando si studiano le lingue straniere: arrivare alla definizione di mogging dopo aver guardato nella pratica l’utilizzo del termine. Mi sembra un percorso di apprendimento interessante, il contrario di quello che succede quando usiamo un dizionario.
Questo perché mi pare che comprendere questo termine non abbia solo a che fare con l’imparare una parola nuova, ma anche con il guardare un pezzo di mondo sconosciuto. Perciò, per capire come utilizzare propriamente un termine che la Gen Z e la Gen Alfa maneggiano con grande dimestichezza, mi sono rivolta alla migliore piattaforma di osservazione disponibile: TikTok. TikTok è pieno di video che spiegano a persone come me (abbastanza online da rivolgersi a TikTok come strumento di osservazione e ricerca, non abbastanza online da creare dei contenuti) come utilizzare la parola dell’anno in modo appropriato.
Un esempio chiaro: Einstein ha sviluppato la teoria della relatività, cioè potremmo dire che Einstein ha “moggato” la fisica e la matematica. Ma anche: se durante una partita di calcetto qualcuno ti ha fatto un tunnel, quel qualcuno ha tutto il diritto di esclamare «Woooo, “moggato”!». A livello grammaticale, quindi: lui ha “moggato” te (forma attiva), tu sei stato “moggato” (forma passiva). Sempre in forma attiva, a seguito di un successo potresti dire che: hai “moggato”. Mogging (dal verbo: to mog) è una parola che ha fatto un giro strano, prima di arrivare qui (e per qui intendo sia a essere parola dell’anno, sia sulle pagine di un quotidiano): negli anni Dieci girava sui forum degli incel (i “celibi involontari”), riconducibile all’acronimo AMOG, ovvero Alpha Man Of the Group, termine utilizzato per indicare il maschio dominante di un gruppo. Il termine è stato reso poi nuovamente popolare da una serie di personaggi associati all’estetica del looksmaxxing, un trend nato nelle comunità maschili online per indicare persone pronte a tutto pur di migliorare il proprio aspetto fisico (soprattutto facciale: la mascella gioca un ruolo centrale nel looksmaxxing). “Moggare”, perciò, ha a che fare con questo: dominare, primeggiare, eccellere.
Dagli anni Dieci a oggi il termine è passato attraverso una fase di detossificazione: si è quindi staccato dagli ambienti della cosiddetta manosfera (per intenderci, tutto quel pezzo di Internet che parla di mascolinità e rapporti tra uomini e donne con toni spesso ostili e discriminatori nei confronti di queste ultime) per essere adottato nell’ultimo anno da un pubblico più ampio, che lo usa in modo neutro per indicare l’atto di superare qualcuno. Ma è davvero possibile detossificare una parola? Questa domanda infesta articoli di opinione e video di commento scritti e girati da persone che hanno riposto tutta la loro fiducia nella morettiana massima di «le parole sono importanti», che si sono sperticate in discussioni più o meno accorate sul processo di risignificazione di parole velenose, che negli ultimi dieci anni hanno operato con poca resistenza diversi correttivi al loro lessico per renderlo più ampio, più giusto, più accogliente – persone che in tutto e per tutto mi somigliano, e infatti questa domanda me la faccio anche io, alla ricerca di una morale dietro il mogging, un senso, uno spirito del tempo.
Il fatto che la parola del 2026 operi una torsione di un termine nato in ambienti di competitività estrema e mascolinità tossica equivale a uno smascheramento, a una messa in ridicolo di quello stesso mondo? Oppure è la traccia della presenza ancora robusta di una retorica del successo, della performance e dell’eccellenza che taglia le gambe anche alle generazioni più giovani della mia? L’ironia è un meccanismo di sovversione della realtà o sottende semplicemente una resa dal sapore nichilista, una passiva accettazione della bruttura del mondo? Non conoscere la parola dell’anno di quest’anno è l’inizio di una spirale che mi porterà a non riconoscere il mondo in cui vivo negli anni a venire? E ancora: mi sto forse facendo troppi problemi e dovrei, come si dice, andare a toccare l’erba? Ecco che alla fine il mogging mi ha “moggata” . ©RIPRODUZIONE RISERVATA
IL SIGNIFICATO La parola dell’anno per il Collins Dictionary è “mogging”, cioè scalzare qualcuno, surclassarlo, metterlo in ombra. Come ha spiegato Rachel Quin di Collins, descrive l’atteggiamento di chi fa apparire un altro inferiore in termini di aspetto, sicurezza o status. Un’amica indossa un vestito più bello del tuo? Ti ha “moggata”. Un termine che nasce nel mondo del bodybuilding, si è diffuso online e quest’anno è entrato nel lessico della Gen Z. «Se qualcuno o qualcosa ti ha fatto sembrare un po’ da quattro soldi al confronto, sei stato “moggato”», ha spiegato Quin. Pare che in origine “mogging” derivasse da “amog”: maschio alfa del gruppo.