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Le prime pagine di Repubblica dal 2016 al 2025: missione salvezza

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Sguardi, smorfie, pose: come in un gigantesco feed di Instagram, scorrono le prime pagine tra il 2016 e il 2025 con i ritratti di chi ha segnato il decennio
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Ci sono facce che raccontano una storia, ci sono facce che fanno la storia. Sguardi, smorfie, pose: come in un gigantesco feed di Instagram, scorrono le prime pagine tra il 2016 e il 2025 con i ritratti di chi ha segnato il decennio. Del resto è l’era in cui si passa definitivamente dai fenomeni di massa ai leader che diventano fenomeni. E con la supremazia dei social questa trasformazione c’entra molto.

C’è un volto, un volto con gli occhi di ghiaccio, che più di tutti descrive questo periodo. È quello di Donald Trump, il magnate che ha trasfigurato l’America e con essa gli equilibri del mondo intero. Un terremoto in due atti. E, se il suo sfidante Joe Biden spartisce la vittoria con Kamala Harris, prima donna a diventare vicepresidente degli Stat…

Ci sono facce che raccontano una storia, ci sono facce che fanno la storia. Sguardi, smorfie, pose: come in un gigantesco feed di Instagram, scorrono le prime pagine tra il 2016 e il 2025 con i ritratti di chi ha segnato il decennio. Del resto è l’era in cui si passa definitivamente dai fenomeni di massa ai leader che diventano fenomeni. E con la supremazia dei social questa trasformazione c’entra molto.

C’è un volto, un volto con gli occhi di ghiaccio, che più di tutti descrive questo periodo. È quello di Donald Trump, il magnate che ha trasfigurato l’America e con essa gli equilibri del mondo intero. Un terremoto in due atti. E, se il suo sfidante Joe Biden spartisce la vittoria con Kamala Harris, prima donna a diventare vicepresidente degli Stati Uniti vendicando solo a metà la sconfitta di Hillary Clinton quattro anni prima, Trump fa tutto da sé riducendo la Casa Bianca a set di un personale reality, più reale del previsto.


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La politica italiana ha i volti di Matteo Renzi, che termina bruscamente la sua spumeggiante permanenza a Palazzo Chigi per una mossa costituzionale da kamikaze, e di Giuseppe Conte, assurto a premier prima in una coalizione gialloverde che lo ha inventato in media res tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio e poi in un’alleanza giallorossa generata dall’azzardo del Papeete, la madre dei fallimenti del Capitano leghista.

A raccontare la svolta a destra dell’Italia, dopo la discesa in campo della riserva della Repubblica Mario Draghi, c’è quell’espressione sarcastica di Giorgia Meloni che, voltata di tre quarti, ci osserva proprio come l’underdog che la sua retorica ci ha voluto far vedere. Lei si è presa il Paese mentre un’altra outsider si è presa il Partito Democratico: Elly Schlein, la segretaria del «non ci hanno visto arrivare». Il secondo mandato del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, invece, l’avevano visto arrivare tutti. Anche lui, che già in precedenza si era mostrato contrario a questa ipotesi. Ma il bis, nato con un ampio consenso parlamentare, gli ha poi consegnato la possibilità di un supplemento di Quirinale dal registro molto diverso rispetto al primo incarico: meno ufficialità, più spontaneità. Un presidente tra la gente, un presidente di tutti.

È la stagione delle spinte indipendentiste. La Brexit, che strappa la Gran Bretagna all’Unione europea, è il principale successo riportato dagli euroscettici. Ma, a giudicare dai crescenti giudizi negativi nei sondaggi condizionati soprattutto dall’economia in forte rallentamento, non è qualcosa che ormai sbandierano con troppo orgoglio. Le pulsioni separatiste si risvegliano anche in Catalogna dove un controverso referendum stravinto dai sì apre un doloroso scontro costituzionale tra la Generalitat di Barcellona e il governo di Madrid.

Il terrorismo islamico attraversa i continenti e arriva in Europa. Gli attentati dell’Isis all’aeroporto di Bruxelles, sulla promenade di Nizza, sulle ramblas di Barcellona, ai mercatini di Natale di Berlino, al concerto di Ariana Grande a Manchester e al London Bridge seminano paura, ma soprattutto accorciano le distanze tra le crisi internazionali e noi.

La pace sembra sempre più una chimera. La guerra d’aggressione della Russia contro l’Ucraina da oltre quattro anni interpella direttamente l’Europa, che ritrova nella volontà di difendersi dalla minaccia di Mosca (oltre che nel desiderio della fine del conflitto) una coscienza collettiva, un’azione coordinata sul piano internazionale e una quasi unità d’intenti anche se con modalità e possibilità differenti. In Italia non sono però ininfluenti, sull’affievolirsi dell’indignazione iniziale per le quotidiane stragi di civili ucraini, le pressioni filorusse che percorrono trasversalmente il sentimento comune.

Altrettanto dure battaglie ideologiche producono l’attacco di Hamas a Israele del 7 ottobre 2023 e la sproporzionata reazione di Netanyahu che riduce la Striscia di Gaza a un cumulo di macerie, con un numero di morti che si aggira intorno ai 75 mila.

È la «terza guerra mondiale a pezzi» evocata da papa Francesco per la quale il suo successore Leone XIV invoca «una pace disarmata e disarmante» fin dal primo discorso dopo l’elezione al soglio pontificio.

Il crollo del Ponte Morandi a Genova, una tragedia in cui la fatalità lascia il posto all’incuria, è un dolore infinito per le 43 vittime che si riverbera in ogni casa e un processo che ancora, dopo otto anni, non ha condannato i colpevoli.

È accidentale (benché frutto di negligenza) il devastante incendio che incenerisce il tetto e la guglia della cattedrale di Notre-Dame di Parigi. Le fiamme che, veloci e inesorabili, avvolgono l’edificio fanno temere il peggio. Ma l’ingegno umano, la generosità di tanti donatori e la determinazione politica riescono a restituirci la magia del monumento gotico più celebre al mondo. E per fortuna Notre-Dame c’è ancora.

Non ci sono più, invece, due icone del Novecento, protagoniste anche di questo scorcio di secolo: Elisabetta II, morta a 96 anni dopo sette decenni sul trono britannico, e Giorgio Armani, maestro di stile, scomparso a 91 anni. Un re e una regina che hanno difeso fino all’ultimo la loro corona. Tra l’altro entrambi hanno messo la loro regalità al servizio dello sport. Lo stilista ha vestito gli atleti italiani ininterrottamente dal 2012, con il marchio EA7, mentre la sovrana, quello stesso anno, ha recitato in un cortometraggio alla 007 trasmesso alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Londra. Che per gli italiani non sono fortunate come i Giochi di Tokyo del 2021, una messe di soddisfazioni azzurre (e di medaglie, ben 40). Quello stesso anno agli Europei di calcio la nazionale di Mancini vince contro l’Inghilterra. Il pallone lo abbiamo tirato molto distante e non l’abbiamo più ripreso. Così ci siamo appassionati ad altre discipline, ad altri campioni. Ed è scoppiata la Sinner-mania.

Ma è il Covid a caratterizzare, più di ogni altra cosa, questo decennio. La pandemia fa sette milioni di morti e rivoluziona le nostre vite. Il terribile virus ci ha aperto gli occhi su quanto sia fragile l’uomo. E nel volto nascosto di una infermiera di Cremona stremata dal lavoro in ospedale c’è tutta la fatica del mondo. Ma anche la forza di ricominciare.

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