Jonathan Coe, l’Inghilterra in giallo e nero
del gruppo di lettura Mondo Nuovo, LondraTrovo che Coe abbia delineato i personaggi in modo straordinario. Phyl, a esempio, incarna perfettamente le ansie e le incertezze di una generazione in cerca di significato. La sua lotta interiore tra idealismo e apatia riflette l’alienazione dei giovani adulti nel contesto di una società che sembra offrire poche risposte.
Martina
L’autore fa emergere la rabbia generazionale in più occasioni, sfruttando sia il contesto storico (il romanzo è ambientato nel periodo del controverso premierato di Liz Truss), che quello economico (la protagonista, Phyl, è tornata a vivere dai genitori dopo la laurea, potendo contare solo un lavoro non professionalizzato e mal pagato). Mi sono ritrovata vicina al pensiero critico espresso da Phyl, e penso anche che sia trasversale alla Brexit. Tanti miei coetanei hanno avuto la carriera compromessa da tagli dei fondi alla ricerca scientifica e alle borse di studio.
Anna
Trovo che Coe abbia delineato i personaggi in modo straordinario. Phyl, a esempio, incarna perfettamente le ansie e le incertezze di una generazione in cerca di significato. La sua lotta interiore tra idealismo e apatia riflette l’alienazione dei giovani adulti nel contesto di una società che sembra offrire poche risposte.
Martina
L’autore fa emergere la rabbia generazionale in più occasioni, sfruttando sia il contesto storico (il romanzo è ambientato nel periodo del controverso premierato di Liz Truss), che quello economico (la protagonista, Phyl, è tornata a vivere dai genitori dopo la laurea, potendo contare solo un lavoro non professionalizzato e mal pagato). Mi sono ritrovata vicina al pensiero critico espresso da Phyl, e penso anche che sia trasversale alla Brexit. Tanti miei coetanei hanno avuto la carriera compromessa da tagli dei fondi alla ricerca scientifica e alle borse di studio.
Anna
La struttura è molto importante. Coe intreccia i fili del romanzo ottocentesco con quelli del genere poliziesco, per ricamare un ordito dei costumi politici, sociali e culturali dell’Inghilterra di oggi. Ho dovuto controllare più volte i vari ministri, gli eventi e i fatti storici citati.
Alessandra ?
A proposito di generi letterari, vorrei sottolineare come Coe utilizzi tre generi diversi: cozy crime, dark academia e autofiction. Li mescola in un gioco di livelli che vanno a sovrapporsi, mettendo però straordinariamente a fuoco la pericolosità dei tempi che stiamo vivendo. Il tutto senza il paternalismo di chi ha superato i sessanta, e senza perdere di vista l’oggi. Insomma, mi ha messa di fronte a molti bivi di lettura e di riflessione in cui potevo decidere se pensare “all’antica” e ritirarmi nella mia comfort zone oppure aprirmi verso visioni nuove, attualissime.
Agata
Devo ammettere che la parte che più ho amato è la ricerca dell’assassino. Mi sono gustata il libro come un puro giallo. Anzi, durante la lettura, sono dovuta tornare indietro per rileggere l’inizio e confrontare la famosa firma per capire meglio chi fosse l’assassino. Questo mi ha fatto apprezzare la complessità della trama e l’abilità di Coe nel tessere gli indizi.
Maria
Ho trovato che il romanzo non sia solo una riflessione sulla politica britannica, ma anche sul mestiere stesso di scrivere. Coe si prende gioco della sua stessa scrittura, mescolando il genere giallo con l’autofiction e l’introspezione politica. Il risultato è un romanzo che sembra farsi beffe del lettore! Vi prende in giro! Non l’avete capito?
Luca
Non dimentichiamo l’ambientazione temporale e il background fortemente politico. Coe ci porta attraverso l’Inghilterra degli anni ’80 fino ai giorni nostri, mostrando come la politica inglese si contorce tra i fantasmi del passato e le sue contraddizioni moderne. Questo contesto arricchisce la narrazione e offre uno sfondo realistico alle vicende dei personaggi.
Sara
In definitiva, credo che La prova della mia innocenza sia un romanzo veramente complesso. Coe riesce a intrecciare vicende private alla storia, offrendo una lettura che emoziona e fa riflettere.
Alice
È un libro che invita a riflettere non solo sulla società, ma anche su noi stessi e sul nostro ruolo in essa.
Giorgio
La struttura di “libro dentro al libro” o “storia nella storia” non è nuova, vedi per esempio: Le mille e una notte, Il nome della rosa o Il manoscritto di Saragozza — altre opere “labirintiche”. Mi sono sentita ispirata da questa struttura, che mi ha tenuta in sospeso fino alla fine.
Marina
Ritengo che il “travestimento” da libro giallo permetta all’autore di esprimere il proprio punto di vista politico e sociale senza doverlo approfondire, come avrebbe dovuto invece fare nel caso si fosse trattato di un saggio. Allo stesso tempo, Coe commette alcune imprecisioni e riporta episodi non plausibili durante la narrazione, che per un giallo tradizionale sarebbero inaccettabili (ad esempio: l’impossibilità dello scambio di identità Cockerill/Wilkes, alcuni comportamenti della detective Freeborne e il furto del telefono). Il mio dubbio è che possa trattarsi di “chiavi” intenzionali, per far capire al lettore che, tutto sommato, non si tratta di un giallo tradizionale, ma di una critica “travestita” da giallo.
Grazia