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Simonetta Bitasi: “La lettura non è più un rapporto di coppia”

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Pioniera italiana dei gruppi di lettura, racconta il perché di un boom: “Condividere è sano, va ben oltre il legame tra il singolo individuo e il libro"
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Simonetta Bitasi, professione: creatrice di gruppi di lettura. Mantovana, classe 1966, Bitasi ha una di quelle storie che donano speranza. Appassionata di libri, ha trasformato la lettura in una professione. A partire da un’intuizione. Che ci racconta da Rimini, dove sta tenendo un corso di nove ore sulla lettura a novanta insegnanti di scuole elementari e medie. Correva l’anno 1995 quando, da libraia, partecipò a un convegno. «Fu in quell’occasione che per la prima volta sentii parlare dei gruppi di lettura, quelli anglosassoni, che si stavano affermando». Perché non provare? Il primo esperimento si chiamava Librar, «perché ci riunivamo in un bar una volta al mese».

E come andò?

«Scelsi un testo spericolato per un debutto assoluto: Il ragazzo giusto di Vikram Seth, 1600 p…

Simonetta Bitasi, professione: creatrice di gruppi di lettura. Mantovana, classe 1966, Bitasi ha una di quelle storie che donano speranza. Appassionata di libri, ha trasformato la lettura in una professione. A partire da un’intuizione. Che ci racconta da Rimini, dove sta tenendo un corso di nove ore sulla lettura a novanta insegnanti di scuole elementari e medie. Correva l’anno 1995 quando, da libraia, partecipò a un convegno. «Fu in quell’occasione che per la prima volta sentii parlare dei gruppi di lettura, quelli anglosassoni, che si stavano affermando». Perché non provare? Il primo esperimento si chiamava Librar, «perché ci riunivamo in un bar una volta al mese».

E come andò?

«Scelsi un testo spericolato per un debutto assoluto: Il ragazzo giusto di Vikram Seth, 1600 pagine. Fu un successo per me inaspettato. Fino a quel momento pensavo che l’esperienza di lettura fosse una relazione a due, tra il lettore e il libro. Quanto mi sbagliavo».

Che succede quando si condivide la lettura di un libro?

«Il bookclub è una palestra, accresce l’esperienza. Ma è soprattutto una pratica di ascolto. Al centro del bookclub non c’è il testo, ma la discussione. È un modo per ingannare il tuo algoritmo interiore e farti leggere qualcosa a cui magari non ti saresti mai avvicinato».

Dopo quella prima esperienza di gruppo di lettura al bar, cos’è successo?

«Che ho formato il mio primo gruppo di lettura in una biblioteca della provincia di Mantova. E da lì è partito tutto».

Trent’anni dopo Mantova, la provincia più piccola d’Italia, è la prima per numero di bookclub: novanta solo quelli nati nelle biblioteche.

«Ho formato i bibliotecari che guidano direttamente i gruppi di lettura e non lo fanno nel tempo libero, ma all’interno del loro orario di lavoro. Sembra una banalità ma non lo è. Le attività di lettura condivisa sono patrimonio della collettività. Io, di queste novanta realtà, sono la coordinatrice: evito per esempio che tutti scelgano di leggere lo stesso libro nello stesso momento».

I libri sono gratuiti?

«Sì. Mi occupo anche della consulenza per gli acquisti: periodicamente con i bibliotecari scegliamo i testi da acquistare e se ci sono libri adatti ai bookclub li ordiniamo in quantità, così sono disponibili per tutti».

Esiste un libro adatto a un bookclub?

«Diciamo che deve esserci una cifra letteraria. Intendiamoci, non ho nulla contro la letteratura di intrattenimento. Ma su quella c’è poco da dire. Un libro, tanto più è divisivo, tanto più accende il confronto. E i temi li fornisce solo la grande letteratura».

Faccia qualche esempio.

«Potrei dire Il posto di Annie Ernaux, oppure Il sale di Del Amo ma anche qualsiasi titolo di Alina Bronsky. Per capire cosa scateni la lettura condivisa basta fare un giro a Festivaletteratura Mantova: agli incontri di alcuni autori ci sono centinaia di persone che sanno di cosa si sta parlando».

I gruppi di lettura hanno un legame particolare con il Festival.

«Da qualche anno sono gli iscritti ai gruppi, durante l’estate, a presentare in incontri pubblici gli scrittori che saranno sul palco a settembre».

Lei fa la consulente anche per altre regioni, per gruppi di lettura privati, ne guida uno per “Caterpillar” di Radio 2. Serve davvero un investimento economico delle istituzioni?

«Assolutamente. Un sistema come quello della provincia di Mantova, finanziato dai Comuni che aderiscono al sistema bibliotecario versando una quota pro capite, permette di rendere la lettura accessibile a tutti, un bene comune».

Incontrarsi periodicamente in presenza ha un senso o l’esperienza online è altrettanto decisiva?

«Guido io stessa bookclub che si riuniscono online ed è bello, ma incontrarsi in presenza azzera gli equivoci, aiuta il confronto. Ricordiamoci che ci si iscrive anche per incontrare persone che hanno la tua stessa passione».

Bitasi, perché leggere?

«Perché è bello».

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