È dunque arrivato il momento dello scossone. Della parola, se non proprio della cosa, la quale perlopiù non si presenta annunciata e neppure tanto di frequente - parlando di politica. Certo lo scossone può apparire come una variante appena più felpata del già sdato «colpo di mano»: brusco e improvviso evento fisico che sostituisce la persuasione verbale e ogni procedura protocollare nell'urgenza di un cambiamento difficile da ottenere altrimenti. Come parola, si tratta di un accrescitivo di «scossa», con passaggio al genere maschile (non inconsueto: capita persino al sostantivo «donna», con «donnone»).
Si usa per urti che si danno o subiscono, anche in senso astratto o in campo emotivo, e spesso si accompagna a «violento» o a «bello». «Ci vorrebbe un bello scossone!» si dice di fronte ai guasti provocati dall'inerzia ed è uno scossone ciò che meglio può ridestare organismi intorpiditi o decisamente sonnolenti. Lo scossone ora sembra averlo dato la parola stessa, emersa dal fondo opaco…
È dunque arrivato il momento dello scossone. Della parola, se non proprio della cosa, la quale perlopiù non si presenta annunciata e neppure tanto di frequente - parlando di politica. Certo lo scossone può apparire come una variante appena più felpata del già sdato «colpo di mano»: brusco e improvviso evento fisico che sostituisce la persuasione verbale e ogni procedura protocollare nell'urgenza di un cambiamento difficile da ottenere altrimenti. Come parola, si tratta di un accrescitivo di «scossa», con passaggio al genere maschile (non inconsueto: capita persino al sostantivo «donna», con «donnone»).
Si usa per urti che si danno o subiscono, anche in senso astratto o in campo emotivo, e spesso si accompagna a «violento» o a «bello». «Ci vorrebbe un bello scossone!» si dice di fronte ai guasti provocati dall'inerzia ed è uno scossone ciò che meglio può ridestare organismi intorpiditi o decisamente sonnolenti. Lo scossone ora sembra averlo dato la parola stessa, emersa dal fondo opaco e limaccioso di una conversazione privata ascoltata e riferita, chissà quanto fedelmente, da un leak pseudonimo e da un conseguente articolo pure pseudonimo e quindi virgolettata, la parola, del tutto surrettiziamente nel commento che ha poi ispirato le insorgenze parlamentari dei destri.
Un simile iter lascia pensare a quanto risulti facile, almeno a qualcuno, armare casi e produrre, ecco, scossoni a partire da circostanze inconsistenti quando non inesistenti: fattispecie su cui si ergono a insegna araldica i pedalini azzurri indossati dal giudice Mesiano ed esibiti da un programma Mediaset che l'aveva pedinato come indizio di una sua possibile e compromettente stravaganza (era il 2009). Illazioni non pertinenti su parole non pronunciate: nessuno scossone, c'è da temere, ridesterà più una platea ipnotizzata da tali illusioni capziose. Quasi consola appurare che la parola ha alla sua radice una specie di mistificazione: deriva da «scuotere», verbo che a sua volta discende da un verbo che non è mai esistito (dallo Zingarelli 2026: «*exqu?tere, falsa ricomposizione di exc?tere, comp. di ?x- e qu?tere ‘scuotere'»). Scossone e falsa ricomposizione: adeguata sintesi della settimana.