Albus Silente inaugura così l’anno scolastico di Hogwarts, il primo di uno stupefatto Harry Potter: «Prima di dare inizio al nostro banchetto, vorrei dire qualche parola. E cioè: imbecille, medusa, scampolo, pizzicotto!». Nel nostro mondo babbano, invece, non per l'inizio di uno anno scolastico ma per la fine di uno solare si ascoltano altri bizzarri elenchi di parole: Rage bait, Brain rot, Fiducia, Rispetto. Le due espressioni inglesi sono rispettivamente la "Word of the Year" 2025 e 2024 per l'Oxford University Press. Le due italiane sono rispettivamente la Parola dell'anno 2025 e 2024 per Treccani. Andando nell'ordine dell'effetto che fanno, le due espressioni inglesi sono state riprese con molta convinzione dai media italiani, come se la decisione dei lessicologi di Oxford ci dovesse riguardare molto da vicino, si estendesse sul nostro stesso territorio. Mi accorgo di non aver dato ancora la traduzione delle due espressioni, espressioni che del resto non conoscevo prima che i giornali italiani riprendessero la proclamazione inglese. «Rage bait» si compone di «rage» (rabbia) e «bait» (esca).
La metafora dell'esca si usa in certe altre espressioni, la più diffusa e presente anche nei dizionari italiani è «clickbaiting», per designare ciò che su Internet e sui social attira reazioni degli utenti e così, come si dice, «genera traffico». Ciò che induce a cliccare è «clickbaiting». Se lo fa istigando la rabbia degli utenti allora si parla di «rage bait». In quanto al 2024, era anche peggio: «brain» è il cervello e «rot» è una condizione di marciume e imputridimento, che Oxford diagnosticava come effetto del nostro continuo collegamento con i social. Con tutto il rispetto e anche la fiducia per le istituzioni oxfordiane, non si capisce perché in Italia dovremmo considerare «parole dell'anno» espressioni di cui non conosciamo il significato e che non abbiamo mai sentito prima, anche se conosciamo i fenomeni che ne vengono designati.
E intanto la piccola vicenda, più pertinente al marketing che alla linguistica, delle cosiddette «parole dell'anno» costituisce un meta-fenomeno di qualche portata emblematica. In inglese si costruiscono hardware, software, malware e si danno i nomi ai danni provocati da questi, o meglio dall'uso che ne facciamo in tutto il mondo. In italiano si importano queste parole e dall'altra parte si invocano rispetto e fiducia. Due parole impiegate in lingua italiana da metà del Duecento, mentre «rage bait» e «brain rot» se non sono state coniate per diventare parole dell'anno poco ci manca. Ma saranno poi davvero «parole», quelle come «fiducia» e «rage bait»? A dar loro un'occhiata socchiudendo le palpebre sembrano altro, apparizioni, baluginii, stridii di spettri: e spettri non semantici.