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Sì e No

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Canzoni e referendum («referenda» per chi dice «curricula» e «corpora») mettono in primo piano due parolette semplici e comunissime, anzi elementari nella loro capacità di sintetizzare e esternare i due stati d'animi di base: il consenso e il dissenso, l'accettazione e la ripulsa. Sì e no. Anzi: sì o no. Perché «sì e no» è una cosa; «sì o no» è il suo contrario. «Sì e no» è la contraddizione, o il grigio: la convivenza degli incompatibili o l'opacità delle mezze misure. Tra gli equivalenti ci sono «a malapena», «a stento» e il «forse» che non sa dirsi. «Sì o no» è invece la netta divisione di campo, o di qua o di là, e l'incerto non si dà. Persino un passo evangelico indica, con maltrattenuta impazienza, la necessità di dare a ogni nodo un taglio, poiché decidere è recidere. Sì, sì. No, no.

A Sanremo ha trionfato il sì, in un modo tanto smaccato da parere quasi parodistico o, se preferite, tanto Kitsch da sfociare nel Camp. Il sì nuziale e per sempre, la gestualità caricata, l'indisso…

Canzoni e referendum («referenda» per chi dice «curricula» e «corpora») mettono in primo piano due parolette semplici e comunissime, anzi elementari nella loro capacità di sintetizzare e esternare i due stati d'animi di base: il consenso e il dissenso, l'accettazione e la ripulsa. Sì e no. Anzi: sì o no. Perché «sì e no» è una cosa; «sì o no» è il suo contrario. «Sì e no» è la contraddizione, o il grigio: la convivenza degli incompatibili o l'opacità delle mezze misure. Tra gli equivalenti ci sono «a malapena», «a stento» e il «forse» che non sa dirsi. «Sì o no» è invece la netta divisione di campo, o di qua o di là, e l'incerto non si dà. Persino un passo evangelico indica, con maltrattenuta impazienza, la necessità di dare a ogni nodo un taglio, poiché decidere è recidere. Sì, sì. No, no.

A Sanremo ha trionfato il sì, in un modo tanto smaccato da parere quasi parodistico o, se preferite, tanto Kitsch da sfociare nel Camp. Il sì nuziale e per sempre, la gestualità caricata, l'indissolubilità dell'amore proclamata in modo enfatico, inoculando il sospetto di una qualche intenzione di deterrenza, se non di minacciosità... Sanremo come terra dove il sì canta: e a squarciagola. Senza aver studiato troppo la questione, nel repertorio canzonettistico sembra prevalere casomai il no (dalla bambolina che fa no al C'è chi dice no, di Vasco). Parlandone proprio l'otto marzo viene quasi spontaneo tornare alla recente vicenda di Fiorella Mannoia la quale, annoverando fra i suoi successi pluridecennali la canzone Quello che le donne non dicono scritta da Enrico Ruggeri, da qualche anno ha deciso che il verso finale «Ti diremo ancora un altro sì» trasmette un messaggio che non le piace e con rammarico dell'autore ne ha invertito il senso. Da allora canta: «Ti diremo ancora un altro no».

A volte prendere posizione è infatti semplice, basta cambiare un monosillabo. Con il fatto che lo si fa in segreto, votare potrebbe sembrare oramai meno importante che proclamare, ma anche lì si tratterà di scegliere fra sì e no e ognuno lo farà, si spera, al netto della deligittimazione reciproca che pare lo strumento principale di propaganda politica, se non l'unico rimasto.

In un angolo dedicato ai lapsus è curioso notare che i due principali propugnatori del sì, nei rispettivi ambiti, canoro e politico, sembrano opposti non solo dalla distanza geografica e culturale ma anche dal cabalismo e dalla bizzarria della sorte. Sal da Vinci ha il sì nell'iniziale e nel finale del suo nome d'arte, ne è come del tutto contenuto. Carlo Nordio ha invece il «No» (oltre che il nord) nel principio del suo cognome. Altrettanto casualmente, ma forse no, quello di Sal da Vinci è il sì a un'unione, quello di Nordio è il sì a una separazione. Siamo così, dolcemente complicati.

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