A dicembre si parla di quel che c'è «sotto l'albero»; a luglio di quel che facciamo o non facciamo «sotto l'ombrellone». E l'ombrellone è perlopiù quello di uno «stabilimento balneario», secondo la denominazione formale e pomposa di quelli che in famiglia si chiamano «bagni», sapendoli ben distinguere dai servizi igienici. «Stabilimento», da «stabilire»; «stabilire»: «rendere stabile»; «stabile»: «che sta». La catena di derivazione non potrebbe essere più lineare. E in effetti tutti quegli annosi tentativi di mettere mano alla situazione degli stabilimenti balneari non hanno portato sinora a molto. Sono rimasti quello che erano. Confermato lo status quo. Stabilità degli stabilimenti.
Dobbiamo pensare quindi che la lobby degli stabilimenti balneari (che in effetti ha espresso di recente una ministra del turismo) sia par…
A dicembre si parla di quel che c'è «sotto l'albero»; a luglio di quel che facciamo o non facciamo «sotto l'ombrellone». E l'ombrellone è perlopiù quello di uno «stabilimento balneario», secondo la denominazione formale e pomposa di quelli che in famiglia si chiamano «bagni», sapendoli ben distinguere dai servizi igienici. «Stabilimento», da «stabilire»; «stabilire»: «rendere stabile»; «stabile»: «che sta». La catena di derivazione non potrebbe essere più lineare. E in effetti tutti quegli annosi tentativi di mettere mano alla situazione degli stabilimenti balneari non hanno portato sinora a molto. Sono rimasti quello che erano. Confermato lo status quo. Stabilità degli stabilimenti.
Dobbiamo pensare quindi che la lobby degli stabilimenti balneari (che in effetti ha espresso di recente una ministra del turismo) sia parte dell'establishment? Sarebbe quasi tautologico, visto che la stessa parola «establishment» viene da lì. «Establishment» significa «ciò che è stabilito», ma come parola tanto stabile non è. È un anglismo che è entrato nella lingua italiana nell'anno 1960: dopo «rock 'n' roll» ma prima di «rock». La prima attestazione è nella rivista Il mondo, e quindi si può immaginare facilmente che sia derivato dalla politologia americana, come contributo a modernizzare gli strumenti di analisi in un mondo che si era messo ad andare di fretta. La parola ha avuto successo. I vocabolari la definiscono semplicemente come «classe dirigente, insieme di coloro che occupano un posto preminente nei diversi ambiti della vita sociale, economica e culturale». È però curioso che l'uso abbia un'origine militare: è l'organizzazione militare stabilita per legge.
Lascia pensare che questa gente possa essere pericolosa e che ci deve essere una legge molto precisa e severa per farla stare al proprio posto. Ma poi nell'establishmentnoi non vediamo soltanto le persone: vediamo anche le relazioni fra queste persone e quindi il sistema, in cui ogni nodo conta di per sé meno della rete in cui è connesso. Anche la lingua è soggetta a mode e di establishment a un certo punto si è parlato meno, anche perché non siamo più in una democrazia in cui una quota rilevante non è mai stata al governo. Ora al governo sono stati più o meno tutti, tutti sono stati parte dell'establishment e lo sono in questo momento. Ma la nostra è anche l'epoca in cui chi governa lamenta sempre dei limiti alla propria azione. A chi dare la colpa? Nel passato recente si è parlato molto di «poteri forti»: entità misteriose, in parte sovranazionali, tecnocratiche, comunque irresponsabili di fronte all'elettorato. Perché allora torna fuori l'establishment? Non si sa, ma certamente è un richiamo ai tempi in cui qualcuno era escluso dal sistema e quindi è forse un modo per dire che le cose non sono mai cambiate e che le difficoltà che si hanno a governare non dipendono dalle capacità di chi è al governo ma da antichi retaggi. L'establishment americano, come la Nomenklatura sovietica: una cerchia ristretta di persone che non ammette di cedere il proprio potere. Neppure a chi ha una maggioranza parlamentare schiacciante ed è al governo da anni, stabilmente. Vuole anche restarci, e come chiama la sua legge elettorale? «Stabilicum».