Il fascino delle mappe

Cartina del mondo di Claudio Tolomeo, 1482. Autore: Tolomeo. Fonte
Cartina del mondo di Claudio Tolomeo, 1482. Autore: Tolomeo. Fonte 

Appuntamento numero 98 con la newsletter quindicinale. Questa è l'uscita del 19 febbraio 2026

9 minuti di lettura

La cartografia come sogno, scienza, progetto, conquista e racconto

Di Davide De Leo (Linguista, PhD) Il fascino delle mappe nasce dall’incontro tra scienza, immaginazione e potere. Una mappa non è solo uno strumento tecnico: è una storia condensata in un’immagine, è un oggetto estetico: molte carte rinascimentali, come quelle di Abraham Ortelius, univano precisione e bellezza. Anche oggi le mappe ci attraggono per la loro grafica, non solo da un punto di vista funzionale.

Le mappe definiscono confini, nazioni, centri e periferie. Decidono cosa è “al centro” e cosa no. Pensiamo a come l’Europa sia stata per secoli rappresentata come fulcro del mondo. Ogni carta riflette una visione culturale e politica, basti pensare al Golfo del Messico ribattezzato "Golfo d'America" da Donald Trump. Come affermato da Caputo in un podcast (“Il posto delle parole”), le mappe ci permettono di capire quanto sia diversa, in diverse zone del mondo, la visione del mondo in diverse culture e in diverse epoche. “Certi paradigmi e certe nozioni che noi consideriamo universali in realtà non lo sono, perché vediamo immediatamente, guardando al passato o guardando ad altre culture, come quasi tutto sia mobile, come certe cose che diamo per scontate non lo siano sempre state. La cartografia è particolarmente utile ed efficace in questo senso per aprirci gli occhi: il mondo come lo vediamo noi non è l’unico modo di vedere il mondo. Ci sono stati altrettanti paradigmi alternativi in passato e probabilmente ce ne saranno in futuro”.

Le mappe trasformano spazi immensi e complessi in qualcosa che possiamo abbracciare con lo sguardo. Già nell’antichità, con le carte di Claudio Tolomeo, l’uomo cercava di dare ordine al mondo. Guardare una mappa significa dominare simbolicamente lo spazio, capirlo, orientarsi, ma anche servirsene per affermare la propria identità o scatenare la propria potenza militare. Le mappe, come scrive Martina Cera, “contengono la promessa di una scoperta”.

La Tabula Peutingeriana, e le altre mappae mundi medievali, mescolavano dati concreti e visioni simboliche. Anche oggi, davanti a una carta antica, percepiamo il sogno, l’errore, l’ipotesi: terre ignote, mostri marini, confini incerti. Le mappe raccontano ciò che si sapeva, ma anche ciò che si sperava o si temeva.

In questo numero abbiamo chiesto all’accademica Sara Caputo e al giornalista inglese Jonn Elledge, autori di libri (pur molto diversi) sulle mappe, di raccontarci in che modo hanno subito il fascino della cartografia. Prima di leggere le loro risposte, inseriamo una piccola cronologia cartografica. Buona lettura!

Dettaglio della Tabula Peutingeriana di Peutinger (Gallia centro-meridionale), conservata alla Biblioteca nazionale austriaca, XII secolo. Autore: Konrad Peutinger (1465-1547). Fonte
Dettaglio della Tabula Peutingeriana di Peutinger (Gallia centro-meridionale), conservata alla Biblioteca nazionale austriaca, XII secolo. Autore: Konrad Peutinger (1465-1547). Fonte 

Breve cronologia della cartografia

Prime rappresentazioni spaziali

ca. 25.000 a.C. - Alcune delle incisioni rupestri (per esempio a Çatalhöyük) sono interpretate come mappe primitive di insediamenti e territori.

Le prime mappe storiche

Mesopotamia

ca. 2300 a.C. - Mappa di Nippur. Una delle mappe più antiche conosciute, incisa su tavoletta d’argilla.

VI sec. a.C. - Mappa del mondo babilonese (Imago Mundi). Il mondo è rappresentato come un disco circondato dall’oceano.

Egitto

ca. 1150 a.C. - Papiro di Torino. Considerato la prima mappa topografica e geologica, traccia confini e segnala le miniere del territorio.

La cartografia greca

Inizio della cartografia scientifica.

VI sec. a.C. - Anassimandro. Prima mappa del mondo “razionale”, non mitologica.

III sec. a.C. - Eratostene calcola con notevole precisione la circonferenza terrestre.

II sec. d.C. - Geographia di Tolomeo diventa il modello della cartografia occidentale per oltre 1400 anni. Presenta un sistema di coordinate, proiezioni cartografiche e un metodo matematico per la costruzione di mappe.

Medioevo

In Europa

V – XIV d.C. - I mappae mundi hanno funzioni spesso religiose e non geografiche. La mappa rappresenta una visione del mondo, non solo uno spazio. Il mondo è diviso in Asia, Europa e Africa, con Gerusalemme al centro.

XIII – XVI secolo - È l’era dei portolani, mappe marine estremamente precise, con rose dei venti e linee di rotta.

1375 - Realizzazione dell’Atlante catalano di Abraham Cresques, uno dei capolavori della cartografia medievale.

Islam

Cartina della Sicilia estratta da una copia della Tabula Rogeriana di Al Idrissi (data dell’originale: 1154; data di questa copia: 1250 o 1325) conservata presso la Biblioteca nazionale francese. Autore: Al Idrissi. Fonte
Cartina della Sicilia estratta da una copia della Tabula Rogeriana di Al Idrissi (data dell’originale: 1154; data di questa copia: 1250 o 1325) conservata presso la Biblioteca nazionale francese. Autore: Al Idrissi. Fonte 

1154 - Al-Idrisi, Tabula Rogeriana. Riprendendo e sviluppando la cartografia scientifica greca, produce una delle mappe più accurate del Medioevo, basata su viaggi e osservazioni reali.

Rinascimento e grandi scoperte (XV – XVI secolo)

Mappe fondamentali

1507 - Mappa di Martin Waldseemüller, prima mappa a usare il nome “America”

1569 - Proiezione di Mercatore. Cambia per sempre la navigazione e l’espansione europea, anche se distorce le dimensioni dei continenti.

Età moderna

XVII – XVIII secolo - La cartografia diventa una scienza esatta, con l’uso di triangolazioni, la nascita dei catasti, le prime mappe nazionali dettagliate e gli atlanti (Francia, Inghilterra, Paesi Bassi), precisione geometrica. La cartografia è al servizio dello Stato e del controllo del territorio.

Cartina del mondo di Joan Blaeu, XVII secolo. Fonte
Cartina del mondo di Joan Blaeu, XVII secolo. Fonte 

XIX secolo - Le nuove tecnologie, la fotografia, migliori strumenti ottici producono carte precisissime, anche di cartografia tematica (clima, popolazione, geologia), per esempio: la mappa di John Snow sul colera del 1854.

Cartina del mondo giapponese durante la Seconda guerra mondiale, 1942 (fronte/retro). Autore: Tōkyō: Nobarasha. Fronte: fonte Retro: fonte
Cartina del mondo giapponese durante la Seconda guerra mondiale, 1942 (fronte/retro). Autore: Tōkyō: Nobarasha. Fronte: fonte Retro: fonte 

XX secolo - Rivoluzione tecnologica con fotografie aeree, satelliti e sistemi di riferimento globali. 1957, Lancio dello Sputnik 1 da parte dell’Unione Sovietica: inizio dell’era spaziale e delle rilevazioni satellitari. 1972, Lancio del primo satellite Landsat da parte della NASA, fondamentale per il telerilevamento terrestre. Anni 1980–1990 – Diffusione del GPS (Global Positioning System), sviluppato dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti.

XXI secolo - Nascita di OpenStreetMap nel 2004, simbolo della cartografia collaborativa digitale. Lancio di Google Earth nel 2005. Mappe dinamiche e interattive, in tempo reale. GIS (Geographic Information Systems) e realtà aumentata.


Qualche domanda a Jonn Elledge, giornalista, autore di “I 47 confini che dividono il mondo”

John Elledge (foto di Jamie Drew) e il suo libro bestseller, qui nell’edizione italiana.
John Elledge (foto di Jamie Drew) e il suo libro bestseller, qui nell’edizione italiana. 

Può presentarsi? Mi chiamo Jonn Elledge, sono un giornalista e scrittore inglese. Abito a Londra. Scrivo per il settimanale politico di sinistra New Statesman dal 2013, contribuendo ad abbassare la media della rivista che ha fatto conoscere al mondo Christopher Hitchens e George Orwell.

Cosa vede nelle cartine e nei confini? Cosa li rende così attraenti? Era uno di quei bambini che passava il tempo ad osservare le mappe di Paesi lontani e a sognare di visitarli? In realtà, l’unica cartina che avevo sulla parete quando ero bambino era quella della metropolitana di Londra. Detto questo, sono sempre stato attratto dalle mappe: penso che ci sia qualcosa di molto affascinante nel poter ridurre un mondo complicato a un modello più semplice, comprensibile in un batter d’occhio, nel poter tracciare con le dita possibili viaggi, fiumi o catene montuose. Una città o un continente sono troppo grandi per poterli comprendere appieno: una mappa riduce il mondo a qualcosa di comprensibile.

C'è stato qualcosa in particolare che non sapeva e che ha scoperto guardando le mappe/studiando i confini? Oh, tantissime cose! Nel libro è narrata la storia del Northwest Angle, una porzione del Minnesota fisicamente collegata al Canada e separata dal resto degli Stati Uniti da un grande lago. È il risultato di una formulazione vagamente ambigua contenuta in un trattato tra Gran Bretagna e Stati Uniti, che tracciava il confine tra i rispettivi territori in una terra che nessun bianco aveva mai visitato. Il territorio è caratterizzato da una separazione che permane ancora oggi: sembrerebbe molto più sensato darlo al Canada, ma le persone che ci vivono non vogliono, e quindi rimane americano. Esistono un sacco di cose del genere, e tutte rivelano qualche comportamento stupido del passato.

La mia storia preferita che descrivo nel libro, però, è quella della Commissione che ha creato il confine tra Sudan e Uganda nel 1913, che ho tratto da un documentario della BBC. Entrambi i territori facevano allora parte dell'Impero britannico, che doveva tracciare il confine tra di essi. Inviò pertanto una squadra di rilevamento, composta da persone provenienti da ciascun territorio e guidata da un capitano dell’esercito di entrambe le parti.

Uno di loro voleva fare le cose per bene per la popolazione locale, tracciare con cura i confini tribali, dove pascolavano i loro animali e così via; ma l'altro era stanco e non gliene importava nulla della popolazione locale: voleva solo tornare a casa. Il viaggio fu un completo disastro, e lo si può vedere sulla mappa: il confine inizia in modo piuttosto complesso e dettagliato, ma diventa sempre più ampio man mano che ci si sposta verso est, fino a diventare una linea retta negli ultimi cento chilometri, perché finirono l’acqua e misero fine alle rilevazioni. Ancora oggi sulla mappa dell’Africa c’è una linea che riflette il fatto che nel 1913 due inglesi si odiavano a vicenda.

Riesce a pensare a qualche episodio storico che sarebbe potuto andare in modo molto diverso se solo il protagonista avesse avuto una cartina affidabile? O magari se non l’avesse ignorata, se magari ce l’aveva ma l’ha appunto ignorata?

Direi l’intero colonialismo europeo. È un’affermazione impegnativa, lo so, ma penso che in linea di massima sia vera. Ci sono sempre stati imperi, ma un tempo era necessario inviare le truppe, bisognava dominare fisicamente un territorio per poterlo considerare proprio.

Intorno al 1500, però, le mappe migliorano e questo cambia il rapporto tra territorio e potere. Un primo segnale si ha nel 1494, quando il Trattato di Tordesillas divide l’intero pianeta tra Spagna e Portogallo, tracciando una linea al centro dell'Atlantico: ecco perché in Brasile si parla ancora oggi il portoghese. Verso la metà del XVII secolo vengono realizzate opere come la Down Survey of Ireland, la prima mappa dettagliata di un Paese conquistato, creata esclusivamente per suddividerlo e distribuirlo ai soldati britannici. All’inizio del XIX secolo, il governo di Thomas Jefferson suddivide la Louisiana, appena acquistata, per assegnare terre mai visitate da nessun americano ai soldati dell’esercito rivoluzionario.

Questa tendenza raggiunge il suo apice nel 1880, quando Leopoldo II del Belgio, un po’ seccato di non avere un impero, nota un bel buco nel mezzo dell’Africa e decide che lo vuole. Questo dà il via alla corsa all’Africa, che si conclude con l’intera Europa seduta attorno a un grande tavolo a Berlino, intenta a spartirsi un intero continente. La volontà dei locali non viene presa minimamente in considerazione.

Tutto questo dipende dalle mappe. Non è una cosa che avrebbero potuto fare i Romani o i Persiani. Mi ha chiesto se ho mai sognato luoghi lontani: penso che questo sia il lato negativo di questo tipo di sogni. Nel corso dei secoli, molte persone hanno guardato una mappa e hanno sognato luoghi lontani che non volevano solo visitare, ma conquistare. Le mappe sono un qualcosa di straordinario, ma possono anche alimentare i nostri peggiori impulsi. Il mondo è molto più complicato di una mappa.


Intervista a Sara Caputo, accademica, autrice di “Sentieri sull’acqua”

Sara Caputo e il suo libro.
Sara Caputo e il suo libro. 

Può presentarsi brevemente, dirci qual è il suo percorso e parlarci brevemente della sua ricerca? Buongiorno. Mi chiamo Sara Caputo e sono una storica marittima. Vivo in Gran Bretagna da molti anni ed insegno all'Università di Cambridge, al Magdalene College. La mia ricerca si concentra soprattutto sull’età moderna e sull’Ottocento: lavoro sulla Storia sociale, culturale ed ambientale delle attività europee sul mare e in relazione al mare. Per esempio, il mio primo libro, che finora è uscito solo in inglese, si concentrava sull'impiego di marinai stranieri nella Royal Navy britannica delle guerre rivoluzionarie e napoleoniche.

Cos’è la cartografia? Possiamo considerarla una cartografa? Ah, il termine 'cartografia' è un po' controverso. Alcuni storici della geografia recentemente hanno messo in discussione il concetto stesso, perché appiattisce vari tipi di rappresentazione, che hanno significati storici e pratici talvolta molto diversi, sotto una stessa categoria. Ma a grandi linee possiamo definirlo come la conoscenza e la pratica del disegnare mappe e cartine. Per cui assolutamente no: non oserei mai definirmi una cartografa! Io studio il passato, ma non ho le competenze tecniche per disegnare cartine nuove.

Come è nata la sua passione? Perché proprio il mare, lei che è torinese? Fin dalla mia ricerca di dottorato, il mare mi ha sempre attratto come contesto nel quale vari limiti sociali e culturali vengono ripensati. Per esempio, lavoro all’intersezione del campo della Storia 'transnazionale', che studia fenomeni non limitati a Paesi singoli. Ed è così che sono arrivata al mare, professionalmente: perché si tratta di un contesto dove individui provenienti da ogni dove lavoravano (e lavorano) fianco a fianco, al di là della bandiera sotto la quale navigassero. Poi ovviamente ho anche una passione personale per il mare, di lunghissima data.

Subisce lo stesso fascino per le cartine terrestri (se si chiamano così) o per quelle che tracciano i fondali? Certamente le cartine terrestri sono molto interessanti: anche quando vediamo un certo elemento del territorio, anziché dovercelo immaginare, che cosa rimanga documentato sulla mappa, e come, è sempre il risultato di un processo affascinante, che rivela moltissimo sulla prospettiva del disegnatore. Nello scegliere di studiare le rappresentazioni marittime, mi interessava il passo ulteriore: la rappresentazione di viaggi ed esperienze che spesso non sono immediatamente visibili sul territorio. Le cartine dei fondali poi sono ancora su un altro livello (letteralmente!): è incredibile quanto poco ancora ne sappiamo dei fondali oceanici, relativamente al resto del pianeta. Vediamo il mare come una superficie piatta, mentre le cartine dei fondali rivelano una prospettiva molto più ricca.

Riesce a pensare a qualche episodio storico che sarebbe potuto andare in modo molto diverso se solo il protagonista avesse avuto una cartina affidabile? O magari se non l’avesse ignorata, se magari ce l’aveva ma l’ha appunto ignorata? Intende quella volta in cui, poco prima di un'intervista radio, mi sono trovata a girare due ore per il centro di Londra sotto la pioggia, avendo distrattamente preso la traversa sbagliata? Scherzi a parte, episodi simili sono innumerevoli, semplicemente perché, per la maggior parte della Storia umana, quasi nessuno viaggiava con cartine. Le indicazioni venivano fornite in maniera verbale e descrittiva. Quindi l'esperienza stessa dell'orientarsi era radicalmente diversa. Poi quando si trattava di territori ignoti, terrestri o marittimi, lì certamente una mappa avrebbe fatto la differenza sul risultato. Qualunque viaggio di 'esplorazione' avrebbe avuto un decorso molto diverso se i viaggiatori avessero posseduto una cartina. O magari non sarebbe nemmeno accaduto: perché andare, a quel punto, se i posti erano già noti?


SEGNALAZIONI

Libri:Sentieri sull’acqua. Le origini della cartografia e la nuova immagine del mondo, di Sara Caputo, Touring, 2024Le mappe non riflettono semplicemente il mondo: lo reinterpretano e lo rendono comprensibile. La cartografia moderna nasce dal mare, tracciando su carta rotte che l’acqua non conserva. Trasformando il globo in superficie bidimensionale, le carte rendono visibile e dominabile ciò che è fluido e impalpabile. La storica Sara Caputo ripercorre le origini della cartografia, dalle esplorazioni di Cristoforo Colombo alle moderne tecnologie oceaniche, intrecciando mito, storia e avventura.

Le mappe raccontano il mondo. Storia della cartografia, dalle prime esplorazioni al giorno d'oggi, di Martina Cera, Cairo, 2021Parafrasando Archimede, si potrebbe dire: “Datemi una mappa e disegnerò il mondo”. La cartografia è stata decisiva per lo sviluppo scientifico, politico ed economico e oggi è centrale nelle tecnologie di geolocalizzazione. In questo libro, Martina Cera racconta con spirito d’avventura l’evoluzione di questa disciplina, dalle prime rappresentazioni ai grandi esploratori ed esploratrici, in un viaggio nel tempo tra luoghi reali e immaginati.

I 47 confini che dividono il mondo, di Jon Elledge (Autore), Davide Martirani (Traduttore) e Giuseppe Maugeri (Traduttore), Garzanti, 2024Nel saggio I 47 confini che dividono il mondo, Jonn Elledge esplora come i confini nascano dal bisogno umano di distinguere tra “noi” e “gli altri”. Dal limite tra Alto e Basso Egitto alla Grande Muraglia cinese, dalla spartizione coloniale dell’Africa alla paradossale marina boliviana, i confini emergono come prodotti di guerre, trattati e identità politiche, talvolta geografici, talvolta arbitrari, specchio di visioni del mondo e dell’umana follia.

Grandi mappe della storia. La storia dell'umanità attraverso la cartografia, di Bárbara Polo Martín, Elisa González, Pablo Sánchez, Shackleton, 2024Come sosteneva J. B. Harley, cartografare significa creare mondi. Le mappe, antiche e moderne, non sono semplici riproduzioni del territorio, ma riflettono valori, saperi e credenze dell’epoca in cui nascono. Questo libro esamina quindici capolavori della cartografia, mostrando come, dietro la loro raffinatezza tecnica e artistica, si celino intenzioni, allusioni e omissioni deliberate che rivelano molto più di quanto appaia a prima vista.

I signori delle mappe. La storia avventurosa dell'invenzione della cartografia, di John Noble Wilford (Autore), Gianna Lonza (Traduttore), Garzanti, 2020In questa ampia storia della cartografia, John Noble Wilford ripercorre le imprese di cartografi, astronomi ed esploratori dall’antichità all’era satellitare. Dalla Grecia antica al Rinascimento, dalla triangolazione dei Cassini sotto Luigi XIV alle esplorazioni di Humboldt lungo il Rio delle Amazzoni, fino a Mercatore e Beaufort, emerge un racconto di rivalità, errori e intuizioni geniali. Un viaggio che, mappata la Terra, si spinge fino allo spazio, celebrando la sete umana di conoscenza.

Documentari:Comment les cartes ont-elles mis l'Europe au centre du monde?, di Fabrice Argounès, prodotto da ARTE, 2026

I planisferi ci mostrano quasi sempre lo stesso mondo: Nord in alto ed Europa al centro. Ma potremmo immaginare l’Australia al centro o l’Ovest in alto. La centralità europea deriva dal meridiano di Meridiano di Greenwich, punto zero scelto come riferimento globale. Se fosse stato altrove, la nostra visione del mondo sarebbe diversa. In “Méridiens”, Fabrice Argounès spiega come le carte abbiano rafforzato il dominio simbolico europeo.

Lezione:Mantova Lectures - La mappa della Metropolitana di Londra, di Alessandro Baricco, 2017Straordinario racconto della storia della cartina della metropolitana londinese, con particolarmente riferimento alla mappa di Harry Beck, innovativa e di grande successo, la cartina più stampata al mondo.

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