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Con la Presidente più tech d'Europa

Foto Johannes Romppanen & Risto Musta 
A tu per tu (in esclusiva) con Kersti Kaljulaid, Capo di Stato dell'Estonia, dove le donne guidano il futuro
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In Estonia il futuro è di casa da un pezzo. La tigre digitale d'Europa - dove puoi fare tutto con un clic, tranne sposarti, divorziare e com-prare una casa -   ha visto nascere, dieci anni prima dei Fridays for Future, i World Cleanup Days. E nel frattempo,  grazie a cartelle cliniche e urne elettorali online, pratica nuove relazioni fra pubblica amministrazione e cittadini. "Siamo tra i più dinamici del Continente, pronti a sperimentare e mostrare la via". Kersti Kaljulaid, presidente della Repubblica dell'Estonia - 1,3 milioni di abitanti, età media poco più di 40 anni - è consapevole che gli occhi di tanti, dappertutto nel mondo, sono rivolti al suo Paese. Formazione scientifica ed economica, e una carriera tra il privato e il pubblico, Kaljulaid è stata eletta nel 2016 dal Parlamento, il Riigikogu, come indipendente, rompendo una situazione di stallo con una candidatura unitaria e diventando la prima donna …

In Estonia il futuro è di casa da un pezzo. La tigre digitale d'Europa - dove puoi fare tutto con un clic, tranne sposarti, divorziare e com-prare una casa -   ha visto nascere, dieci anni prima dei Fridays for Future, i World Cleanup Days. E nel frattempo,  grazie a cartelle cliniche e urne elettorali online, pratica nuove relazioni fra pubblica amministrazione e cittadini. "Siamo tra i più dinamici del Continente, pronti a sperimentare e mostrare la via". Kersti Kaljulaid, presidente della Repubblica dell'Estonia - 1,3 milioni di abitanti, età media poco più di 40 anni - è consapevole che gli occhi di tanti, dappertutto nel mondo, sono rivolti al suo Paese. Formazione scientifica ed economica, e una carriera tra il privato e il pubblico, Kaljulaid è stata eletta nel 2016 dal Parlamento, il Riigikogu, come indipendente, rompendo una situazione di stallo con una candidatura unitaria e diventando la prima donna presidente (e anche la più giovane) dello Stato baltico. L'anno dopo, Forbes l'ha inserita fra le 100 donne più potenti del mondo.


Insieme alla premier Kaja Kallas, a capo del governo da inizio anno, forma l'unico tandem al mondo tutto al femminile alla guida di una democrazia elettiva. A ottobre porterà a termine il primo mandato, ma "non direi mai di no al mio Paese", se messa di fronte alla scelta di accettare un secondo termine. La incontriamo poco dopo la ripresa a pieno ritmo della sua agenda internazionale, dal bilaterale con Sviatlana Tsikhanouskaya, che guida la voglia di cambiamento contro il regime al potere in Bielorussia, alla visita all'Organizzazione mondiale della sanità e a quella del commercio a Ginevra. Classe 1969 ("Sono nata nell'anno in cui Golda Meir diventava premier in Israele"), Kaljulaid non è impressionata dal record di unico Paese al mondo con due donne alla guida. Si schermisce, anzi, parlando di una coincidenza, anche perché a guardarsi attorno nel Nord Europa la leadership femminile è un dato di fatto: "Dalla Finlandia alla Lituania, anche i nostri vicini sono governati da donne". Per gli altri Paesi ha un messaggio chiaro, e lo porta con sé da un viaggio di Stato a Roma, quando visitò la Sala delle Donne di Montecitorio: "Avere due specchi in corrispondenza dei ritratti destinati a premier e presidente della Repubblica significa che ogni ragazza può vedersi riflessa".


Lei da bambina, racconta a D, non sognava di lavorare nelle istituzioni. "Sono cresciuta nell'Estonia sotto occupazione sovietica, in una famiglia anti-comunista. Mia nonna ha trascorso nove anni in un gulag perché il regime non riuscì ad arrestare mio nonno. Io desideravo semmai diventare una scienziata, così da poter rimanere quanto più possibile lontana dal potere sovietico. Pensiamoci: questa è ancora oggi la situazione in alcuni paesi, anche nella nostra Europa", dice, con un pensiero alla morsa del governo bielorusso. A 30 anni dalla fine dell'Urss e meno di 20 dall'ingresso in Ue e Nato, però, il bilancio per la sua Estonia è illuminato da tante luci. Innanzitutto è diventata l'Eden tech d'Europa, dove una nuova impresa nasce ogni 18 minuti con un clic e un programma di e-residency attrae giovani nomadi digitali (70mila al 2020). L'era di Zoom e Teams, del resto, non può far dimenticare che Skype è nata proprio qui. "Non avere alle spalle un sistema industriale da riconvertire ci consente di essere più agili, di costruire da zero anziché trasformare". Che la doppia transizione - verde e digitale - potesse rappresentare un nuovo modello di sviluppo per il Vecchio Continente, l'Estonia l'ha capito prima degli altri , e pure dell'avvento del Recovery Plan Ue, che ne ha fatto un mantra. "Ci sono tendenze che erano già là prima della pandemia e che adesso risultano a tutti di facile comprensione. Almeno un terzo dei lavori in Europa può essere svolto senza mai andare in ufficio. Perché non esplorare questa possibilità?". In un'epoca che impone cambiamenti radicali, è importante mantenere un canale di comunicazione franco con la popolazione: "La trasparenza è una caratteristica fondamentale per un leader. I politici dovrebbero fidarsi di più della gente. Se ricevono le corrette informazioni, le persone sono pronte a prendersi delle responsabilità, come hanno dimostrato accettando le restrizioni Covid".


Sul contrasto ai cambiamenti climatici, l'Ue sta dimostrando capacità di leadership globale ("Se non lo facciamo noi che siamo il mercato più grande e ricco al mondo, chi dovrebbe?"); e presto potrebbe seguire l'apripista Estonia nell'adozione di un'identità digitale unica per tutti gli europei: "Tendiamo a pensare che l'Europa sia indietro rispetto agli Stati Uniti in ambito tech. Ma se guardiamo all'e-government non è così. Dobbiamo però spiegare alla nostra gente come funzionano le tecnologie". In quest'angolo di Baltico la eID, l'identità elettronica, è la chiave per aprire tutte le porte e accedere al 99% dei servizi; anche il Parlamento usa l'intelligenza artificiale e pure la sanità si fa online (e riceve il plauso dell'Oms). E dal 2005, per votare, si può scegliere se andare al seggio o se farlo sul web (alle europee di due anni fa si espresse così il 46,7% degli elettori). Ma Kersti Kaljulaid, sull'i-voting, mette in guardia i colleghi capi di stato: "Non bisogna avere fretta, perché funzioni va costruita prima una fiducia complessiva". A cavallo tra rigenerazione green e innovazione, la storia di Jõhvi - 10mila anime nel nord-est del Paese - è emblematica, spiega la presidente. A 50 chilometri dal confine con la Russia, è il capoluogo della regione in cui è stato più pronunciato lo sfruttamento delle energie fossili: il prossimo autunno qui aprirà una scuola per far fronte alla crescente richiesta di sviluppatori (secondo i dati di e-Estonia, nel Paese c'è una domanda di 7-8 mila lavoratori tech all'anno).


Si tratta di un programma intensivo di coding della durata di due anni senza costi di iscrizione né lezioni frontali, nato all'insegna del peer-learning - sull'esempio della francese École 42 - per volere di un gruppo di startupper fra cui i fondatori di Bolt (l'alternativa estone a Uber) e Wise (la controparte di PayPal). Kaljulaid è molto fiera dello schema di gioco: "Gli imprenditori individuano un problema, in questo caso la carenza di talenti nel settore digitale, e se ne fanno carico per risolverlo, in squadra con il pubblico. Ci fidiamo del privato e del terzo settore. È la ricetta che ci consente di crescere come società e mantenere allo stesso tempo una pressione fiscale molto bassa, del 32%".  Ed estendere le opportunità di formazione già dai banchi di scuola, puntando su un target che va dagli 8 ai 12 anni: per esempio con la Unicorn Squad, un club per sole ragazze che offre fino a 120 ore di corsi - dalla fisica alla robotica - e oggi conta più di mille iscritte in tutto il Paese. Insomma, "l'obiettivo è che la programmazione informatica del nostro Paese diventi per loro normale come andare in bicicletta", aggiunge la presidente.


Nonostante il basolato del suo centro storico, patrimonio dell'Unesco, non sia sempre alleato dei ciclisti, le due ruote sono un tema ricorrente nella soft diplomacy di Kersti Kaljulaid che, per esempio, di recente ha donato delle e-bike made in Estonia ad alcuni omologhi in visita. Ciclista amatoriale, è stata del resto il primo capo di Stato a partecipare, nel 2019, all'Étape du Tour, il segmento del Tour de France dedicato ai non professionisti che percorrono una tappa della maglia gialla (la presidente ha fatto 135 chilometri in poco meno di 9 ore). L'anno dopo, nella prima estate della pandemia, non s'è invece persa d'animo e ha approfittato per accompagnare alla scoperta delle bellezze naturalistiche dell'Estonia una trentina di militari stranieri del contingente Nato di stanza nella base di Tapa. La presenza dell'Alleanza Atlantica, infatti, a queste latitudini presidia l'Europa nord-orientale alla frontiera con la Russia. Ma anche nella lettura geopolitica Kaljulaid ricorda che viviamo nell'età della smaterializzazione: "Ho cercato di dimostrare quanto sia irrilevante oggi la geografia. Ogni Paese è nel mirino, indipendentemente da dove si trova, come dimostrano i frequenti attacchi cyber russi che hanno colpito vari Stati, dagli Usa alla Francia. Insomma, non siamo più esposti di altri per la nostra posizione, ma sappiamo che bisogna cominciare a trattare le aggressioni nell'ecosistema digitale al pari di quelle che avvengono nel mondo analogico". L'Onu, dove a giugno per la prima volta la delegazione estone ha assunto la presidenza di turno del Consiglio di sicurezza, sta cominciando a farlo. L'Estonia è piccola, sì, ma ruggente.