Mamma, vado a vivere con i tiktoker
di Martina Soligo , di Martina SoligoTutto è iniziato un anno e mezzo fa, con pochi e semplici ingredienti: 19 ragazzi, una villa, un social network e milioni di follower. A dicembre 2019, a Los Angeles, nasceva la Hype House, una vera e propria sede creativa che ospita alcuni giovanissimi famosi su TikTok, piattaforma popolare tra gli adolescenti di mezzo mondo. E presto la moda è arrivata anche in Italia.
Si tratta delle collab house, ville o mega appartamenti in cui i ragazzi passano il loro tempo cercando l’ispirazione giusta per creare nuovi contenuti social. Stando a stretto contatto, le giovani star riescono a farsi venire idee più originali per i propri video e, entrando gli uni nei canali degli altri, si fanno conoscere e moltiplicano il numero dei follower. Dal punto di vista psicologico poi, la convivenza aiuta: non è sempre facile gestire la fama improvvisa che può arrivare dai social network.
Gli influencer Patrizio Morellato e Andrea Fratino ci port…
Tutto è iniziato un anno e mezzo fa, con pochi e semplici ingredienti: 19 ragazzi, una villa, un social network e milioni di follower. A dicembre 2019, a Los Angeles, nasceva la Hype House, una vera e propria sede creativa che ospita alcuni giovanissimi famosi su TikTok, piattaforma popolare tra gli adolescenti di mezzo mondo. E presto la moda è arrivata anche in Italia.
Si tratta delle collab house, ville o mega appartamenti in cui i ragazzi passano il loro tempo cercando l’ispirazione giusta per creare nuovi contenuti social. Stando a stretto contatto, le giovani star riescono a farsi venire idee più originali per i propri video e, entrando gli uni nei canali degli altri, si fanno conoscere e moltiplicano il numero dei follower. Dal punto di vista psicologico poi, la convivenza aiuta: non è sempre facile gestire la fama improvvisa che può arrivare dai social network.
Gli influencer Patrizio Morellato e Andrea Fratino ci portano alla scoperta di una 'collab house'
Da qualche mese, nonostante la pandemia, le collab house sono arrivate anche a Milano e dintorni. Due quelle che stanno spopolando su TikTok: la Defhouse, con un milione e 600 mila follower, e la Stardust House, che conta più di 800mila follower. Questo fenomeno ha origini lontane, nel tempo e nello spazio. Nasce negli Stati Uniti dove, già nel 2014, un gruppo di youtuber aveva dato vita a un esperimento simile. I membri del canale collaborativo Our Second Life vivevano e lavoravano assieme nella loro 02L Maison. Nel 2015, invece, alcuni utenti di Vine – un’applicazione gratuita che permetteva di creare video e condividerli sui social network – andarono a vivere assieme in un condominio di Hollywood. I tiktoker, insomma, stanno seguendo le orme dei loro antenati digitali.
Impegno, regole e disciplina. La Defhouse non è un parco giochi per ragazzini che amano essere al centro dell’attenzione. «È una vera e propria academy, con un suo regolamento», come ama definirla Luca Casadei, presidente di Web Stars Channel, la società che ha creato la casa. «Le collab house sono luoghi in cui le persone si incontrano, contaminano la community e aggregano nuovo pubblico. Questo per noi arriva molto dopo. I ragazzi prima di tutto sono venuti qui per formarsi».
Nella Defhouse non si imparano solo le arti: ci sono corsi di educazione finanziaria, si discute di politica e di attualità. «Insegniamo ai ragazzi come abbattere le barriere della timidezza e a sfruttare lo strumento del confronto, della parola», prosegue Casadei. «È una formazione completa», conferma Alessia Lanza, quasi 21 anni e tra i membri più famosi della casa. Sorridente e piena di vita, Alessia spiega cosa significhi vivere questa esperienza: «Per me la Defhouse è una seconda famiglia. Quando si è molto giovani e si prova a inseguire i propri sogni, si ha paura di ritrovarsi soli. Qui non accade. Impariamo a vivere veramente, ad affrontare le situazioni e a capire cosa succede nel mondo. È una realtà che ci permette di imparare, di conoscere altre culture, altre lingue, di interessarci a cose che fuori di qui non avremmo nemmeno preso in considerazione».
E oltre alla formazione artistica e culturale, i ragazzi imparano anche a rispettare le regole: «È una casa, ci sono delle norme e vanno onorate», conferma deciso Casadei. «I ragazzi possono uscire, ma devono dire quando tornano e dove vanno: hanno degli impegni da rispettare. Ognuno deve riordinare la camera in maniera perfetta entro le 10 del mattino poi, a turno, due persone ogni giorno si occupano dei pasti». E nel frattempo i ragazzi crescono e i follower aumentano: «I loro numeri sono la prova del fatto che portare del contenuto diverso, pensato e originale, paga sempre».
Alan Tonetti, invece, ha strizzato l’occhio all’America, più precisamente alla Hype House, e da lì ha preso l’idea per creare, qui in Italia, la sua casa dei tiktoker. Stardust House riunisce 20 giovani talenti ed è diventata, per citare le parole del suo creatore, una vera e propria industria. «I ragazzi vengono lasciati liberi di esprimere la loro creatività, ma al contempo cerchiamo di renderli dei professionisti. Sono giovani, con tutti i pro e i contro che ne conseguono», spiega Tonetti. Arte, recitazione, musica e ballo
sono le materie che si studiano all’interno della casa. «Io sono cresciuto tantissimo rispetto a quando stavo a Roma», racconta Patrizio Morellato, 21 anni e più di 2 milioni di follower.
«Per me la Stardust House è un trampolino di lancio». Andrea Fratino, classe 2001, e in passato già membro del cast di La Caserma (il programma Rai in cui alcuni giovani vivono assieme per quattro settimane, simulando l’esperienza della leva militare), la definisce una vera e propria accademia. «Quando sono entrato avevo poco seguito, ma mi è bastato osservare il lavoro degli altri per capire come fare. Imparo dai miei compagni e dagli insegnanti, i miei follower sono cresciuti esponenzialmente». La forza, infatti, sta nel gruppo: «Abbiamo notato che i video insieme hanno decisamente più successo rispetto a quelli da soli», conferma Tonetti. «È un dare per ricevere: ognuno impara dagli altri il più possibile».
La prima regola per far funzionare una collab house è trovare la location giusta. D’altronde la principale funzione della casa è quella di essere un set di contenuti che mirano a milioni di visualizzazioni. Ogni dettaglio di design e qualsiasi stranezza dell’arredamento rendono i video più “instagrammabili”, per usare un neologismo proveniente proprio dal mondo social. L’ingrediente fondamentale però è uno solo: una buona luce. Che sia naturale o meno, dalla luminosità può dipendere la riuscita di un video. Per questo motivo, nel kit di sopravvivenza di ogni tiktoker che si rispetti non può mancare, oltre a uno smartphone di ultima generazione, un ring light, leggi cerchio luminoso, lo strumento essenziale per produrre una luce uniforme sul soggetto dei video, eliminando le imperfezioni sul volto e – anche se nel caso dei tiktoker non serve – spianando le rughe.
TikTok ormai è uno dei social network più affermati anche in Italia. Ma cosa bisogna fare per diventare una star? Sicuramente aiuta essere giovani, appartenere alla generazione Z. Avere energia, una spiccata personalità, ma anche qualche caratteristica bizzarra, che serve a farsi notare e a distinguersi dalla massa. Perché la cosa più importante è essere ricordato. TikTok, d’altronde, sta diventando lo specchio di una generazione influenzata dai reality show e abituata a mostrarsi sempre in ogni dettaglio, e le collab house in parte riflettono quest’abitudine: in fondo sono una sorta di Grande Fratello 2.0, dove la privacy sembra scomparire e il confine tra pubblico e privato si fa sempre più labile. Hobby e lavoro per i tiktoker – e per gli influencer in generale – si sovrappongono fino a coincidere: viene monetizzato il tempo libero, per regalare ai propri follower brevi e fugaci attimi di intimità.