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Lo scaffale degli ultimi respiri

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Il grano deve essere lavato in nove acque, disse Costel.
Perché?
Per via dei nove cieli.
I chicchi di grano nell'acqua erano irrequieti, forse
non volevano diventare un dolce dei morti.
Nella decima acqua si cuoce il grano, disse.
Nove cieli?
Sì, per ogni cielo un lavaggio.
Capivo la lingua madre con l'olfatto. Nella cucina
della zia c'erano armadi su armadi. Dalla finestra, il
cielo guardava nella pentola.
Aspettava.
I morti hanno fame, disse Costel.
Il calendario di stoffa con le festività ortodosse era
scaduto da anni, dalla morte di zio Petru. Le festività
erano diventate uno straccio da cucina, in attesa di
rendersi utili. Io non potevo rendermi utile a Costel,
gli stavo vicino e mentre osservavo i preparativi funebri
dimenticavo di piangere.
Dimenticavo spesso di piangere.
Non tutto quel che dimentichi sparisce, disse Costel.
Dimenticare non fa altro che rendere ancora più
evidenti le cose.
I mobili nella cucina della zia tacevano.
Il tavolo era il ripiano di uno scrittoio aperto, sotto
c'era infilato un bastone di legno.
Sullo scaffale, stuzzicadenti.
Bicchieri di cristallo.
Spargizucchero "Ovomaltina".
Posacenere "Sao Paulo" o "Madrid".
Boccali d'argento "Zu?rich Plaza Hotel".
Costel versò le noci sgusciate sulle festività ortodosse,
ne fece un fagotto e iniziò a rotolarci sopra una
bottiglia di vetro.
Le noci scoppiavano, emettevano gridolini.
Qui le noci si possono comprare già tritate, lo so,
disse lui. Carta igienica imbottita, insalata a pezzetti,
patate precotte, carote a forma di pinguino. Presto verranno
anche a imboccarci. Non voglio abituare le mie
mani ad aprire confezioni e basta, se no a casa impazziscono.
Tuo zio sta già aspettando che me ne vada dal
suo appartamento. Ha chiuso a chiave porte e armadi.
Ieri ho dovuto di nuovo disfare la valigia davanti a lui.
Non voglio regali, diceva, crede che sia tutto rubato.
Mentre la bocca di Costel parlava, le sue mani si
ricordavano della sequenza dei preparativi. Avevano
già cucinato tanti dolci dei morti. L'ultima volta per
lo zio Petru.
Funerale.
14
40 giorni.
3 mesi.
6 mesi.
1 anno.
I preparativi di viaggio dei morti durano a lungo,
disse Costel.
Vaniglia.
Rum.
Estratto di mandorle.
Zucchero.
Sale.
Buccia di limone grattugiata.
Uva passa.
Accanto al tavolo c'erano due sgabelli, sopra ognuno
una coppa di plastica blu, dentro ciascuna una montagnola.
Di noci tritate, di biscotti secchi tritati.
Montagnola di grano.
Montagnola di noci.
Montagnola di biscotti secchi.
Vennero mischiati e impastati.
Le mani di Costel erano ruvide come croste di pane.
Impastando si fecero morbide, carezzevoli.
Il dolce dei morti avrebbe serbato anche i movimenti
di Costel.
C'est la vie, disse lui.
Se Costel avesse cucinato tutto il grano della cantina
della zia, il suo dolce dei morti sarebbe stato grande
quanto l'appartamento.
Il dolce dei morti attendeva in uno dei tre frigoriferi
il funerale della zia.
Prima che andassimo al cimitero, Costel lo capovolse
sopra un grande piatto.
Zucchero a velo.
Croce di noci.
Decorazione di Smarties.
1 candela.
I dolci dei morti di Costel erano allegri. Di alcuni aveva
scattato delle foto. Le portava con sé come foto di
defunti.


Aglaja Veteranyi, Lo scaffale degli ultimi respiri,
Traduzione di Angela Lorenzini, Keller editore, 
pagg. 132, 14 euro