✕

Altri 100 motivi (d’acciaio) per non accontentarci

Foto Alex Prager 
Oggi è in edicola il numero speciale che D dedica ogni anno alle 100 donne che stanno cambiando il mondo (o l'hanno già fatto). Ovvero, 100 esempi a cui le ragazze di oggi devono guardare con determinazione e forza. Adesso più che mai
2 minuti di lettura

Succede ogni anno, da quattro ormai, perché siamo alla quarta edizione. Verso giugno cominciamo a pensare al numero delle 100 donne che cambiano il mondo. Ogni volta penso, oddio cento, che numero faticoso da raggiungere. Ma ogni volta, quando chiudiamo, mi resta il rimpianto di non aver potuto metter dentro tutti quei nomi fantastici che i giornalisti e collaboratori di D ci hanno proposto.

Tutte quelle donne che meritano spazio, che non è mai abbastanza. Strano, pensavo che col passare degli anni mi sarei pacificata, che avrei visto tempi migliori e sarei diventata più ottimista, invece no.

Questo numero diventa importante ogni anno di più. Perché accanto alla narrazione ufficiale, che vede per esempio infiniti dibattiti giudiziosi, (del resto a noi donne essere giudiziose non è mai servito a molto) su come definire i ruoli femminili (ministra? presidenta? avvocata? direttrice o direttore o direttora?) c’è il fatto che noi, qu…

Succede ogni anno, da quattro ormai, perché siamo alla quarta edizione. Verso giugno cominciamo a pensare al numero delle 100 donne che cambiano il mondo. Ogni volta penso, oddio cento, che numero faticoso da raggiungere. Ma ogni volta, quando chiudiamo, mi resta il rimpianto di non aver potuto metter dentro tutti quei nomi fantastici che i giornalisti e collaboratori di D ci hanno proposto.

Tutte quelle donne che meritano spazio, che non è mai abbastanza. Strano, pensavo che col passare degli anni mi sarei pacificata, che avrei visto tempi migliori e sarei diventata più ottimista, invece no.

Questo numero diventa importante ogni anno di più. Perché accanto alla narrazione ufficiale, che vede per esempio infiniti dibattiti giudiziosi, (del resto a noi donne essere giudiziose non è mai servito a molto) su come definire i ruoli femminili (ministra? presidenta? avvocata? direttrice o direttore o direttora?) c’è il fatto che noi, questi accidenti di ruoli, non li stiamo effettivamente conquistando. Sono sempre troppo pochi. La realtà è che le donne fanno ancora fatica a farsi spazio, e in Italia c’è molta misoginia, perfino inconsapevole (la peggiore), e le chiacchiere stanno a zero. Alle ragazze che leggono D voglio dire: non fatevi fregare. Non vi accontentate, siate vigili. Avrete bisogno di tenere il coltello tra i denti più dei maschi, perché incontrerete più trappole lungo il percorso. Brutto da dire? Ma è bene saperlo, perché vivete in una realtà infiocchettata dai filtri di Instagram mentre il mondo è meno amichevole di come vi si presenta.

La buona notizia è che avete tutte le forze per farlo. Siete resistenti. Siete acciaio. Lo sapete che la natura crede talmente tanto nelle donne, nella loro crucialità, che fa sì per esempio che sopravvivano in media più a lungo dei maschi a epidemie e carestie? (cercate online Women live longer than men even during severe famines and epidemics, Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America).

L’altra buona notizia è che in questo numero trovate 100 donne esemplari che vi ispireranno. Che vi dimostreranno che, per chi lo vuole, tutto è possibile: dalla scienza alla politica, dalla cultura ai diritti, dall’ecologia all’imprenditoria. Ed è possibile a qualunque età: perché la nostra Carlotta Magnanini, che ogni anno in questo D ci butta l’anima, ha ideato la categoria delle Under 20, le giovanissime che già stanno facendo un pezzetto di storia per tutte noi.

L’ultima buona notizia arriva dall’Associated Press. Ha annunciato che Daisy Veerasingham, 51 anni, sta per diventare il suo nuovo presidente e Chief executive, prima donna e prima persona di colore a conquistare il vertice di questa agenzia di 175 anni. Si insedierà a gennaio. Il suo predecessore, Gary Pruitt, che lascerà a fine 2021, ha detto: «È davvero tempo di passare il testimone». Ben detto, Gary, ce lo prendiamo.