L'architettura può far crescere meglio?
di Leonora Sartori , di Leonora SartoriCorrere dentro una grande pancia
Con le sue ampie vetrate e il legno curvo a formare quella che sembra la struttura di un immenso parco giochi o la pancia di una balena buona spiaggiata nella Bassa Reggiana, l’asilo La Balena realizzato da MCA architetti si fa notare da lontano. È nato come progetto di rinascita, perché sorge nel luogo dove due edifici scolastici crollarono in seguito al terremoto in Emilia del 2012. Una scuola dalle molte qualità: funzionale e pratica, ma anche sostenibile, antisismica, stimolante per l’immaginazione, minimal, efficiente, realizzata in materiali naturali, autonoma dal punto di vista energetico, illuminata naturalmente. Non stupisce che abbia avuto il premio “Sterminata Bellezza” di Legambiente.
Qui l’architettura si fonde con la pedagogia. «Se ben progettato lo spazio può essere “terzo educatore”, dopo la famiglia e gli insegnanti. Questa metafora, usata per la prima …
Correre dentro una grande pancia
Con le sue ampie vetrate e il legno curvo a formare quella che sembra la struttura di un immenso parco giochi o la pancia di una balena buona spiaggiata nella Bassa Reggiana, l’asilo La Balena realizzato da MCA architetti si fa notare da lontano. È nato come progetto di rinascita, perché sorge nel luogo dove due edifici scolastici crollarono in seguito al terremoto in Emilia del 2012. Una scuola dalle molte qualità: funzionale e pratica, ma anche sostenibile, antisismica, stimolante per l’immaginazione, minimal, efficiente, realizzata in materiali naturali, autonoma dal punto di vista energetico, illuminata naturalmente. Non stupisce che abbia avuto il premio “Sterminata Bellezza” di Legambiente.
Qui l’architettura si fonde con la pedagogia. «Se ben progettato lo spazio può essere “terzo educatore”, dopo la famiglia e gli insegnanti. Questa metafora, usata per la prima volta dal pedagogista Loris Malaguzzi, racconta il ruolo fondamentale che l’ambiente ricopre nella scuola», spiega l’architetto Mario Cucinella. «Nel Nido d’Infanzia di Guastalla la sinuosità dello spazio e il calore dei materiali rimandano a una tana sicura nella quale muovere i primi passi verso la crescita. I piccoli si trovano quindi a scoprire luoghi complessi e allo stesso tempo familiari. Anche le zone di connessione tra le aule e i laboratori sono state progettate per essere vissute con curiosità e piacere: slarghi, aree di gioco e di relazione, elementi trasparenti per guardare fuori o sbirciare le attività degli altri bambini. Il rapporto con l’esterno diventa fondamentale per creare interazione».
L’uso del colore e della trasparenza
Un tetto rosso in contrasto coi tradizionali tetti grigi, un serpentone scarlatto che si snoda fra tradizione e futuro: dall’alto appare così l’asilo YueCheng a Pechino, nel distretto di Chaoyang, un recupero di edifici di fine ’700 rivisti con molta immaginazione e firmato da MAD Architects. L’asilo si trova accanto a una casa per anziani e nasce dal desiderio di avere una zona intergenerazionale. Ospita quasi 400 bambini. Il primo intervento è stato di “liberare” il cortile per dargli una forma organica in contrasto coi cortili classici della zona. La nuova struttura forma un tetto fluttuante che collega spazi adibiti a funzioni diverse.
La sensazione quando si entra è di varcare la porta di un nuovo mondo, sono pochi i legami rimasti con il quartiere: uno è il rosso della città proibita, ripreso dalla terrazza sul tetto: marziana, flessuosa, invoglia a correre. I cortili riprendono la forma tradizionale di questi edifici, permettendo un’apertura delle aule e una fonte di aereazione. Qui il punto di partenza architettonico è la trasparenza: corridoi che uniscono le stanze, grandi vetrate che danno sulle corti interne e collegamenti tra sopra e sotto, così che qualsiasi percorso il bambino decida di fare sia scelto e non obbligato.
Il grande apre, il piccolo calma
«In uno spazio amichevole e confortevole la mente si rilassa, perché negli spazi poco piacevoli la nostra mentre si ir- rigidisce e non trova pace», spiega Taku Hibino, direttore dello studio di architettura HIBINOSEKKEI+Youji no Shiro. Sono interessanti le regole seguite per progettare questi asili a Nagasaki, in Giappone. «Tutti gli spazi grandi che abbiamo realizzato hanno sempre dentro degli spazi più piccoli. La grandezza dà un senso di apertura, lo spazio piccolo è calmante. Abbiamo scelto materiali naturali, sostenibili, caldi e soffici al tocco.
Se un bambino prova sensazioni positive la sua attitudine, anche a scuola, migliora. Abbiamo usato strutture fonoassorbenti, il riverbero sonoro disturba il relax. In generale preferiamo la ventilazione naturale, pannelli per regolare la luce del sole e materiali naturali che durino a lungo. Se all’esterno la natura è presente cerchiamo di non usare sistemi di aria condizionata e limitiamo l’illuminazione artificiale. Il progetto fluisce e propone, non impone, anche diverse modalità di movimento: dall’arrampicata per raggiungere i giochi al piano superiore a gradini piccoli e poi più grandi per disegnare sulla lavagna: una struttura che si muove a livelli, interni ed esterni, con un terrazzo sul tetto che si apre sul mare.
Colore per (non) definire confini
Alla prima occhiata può sembrare un gigantesco Lego. Coloratissimo e con volumi assemblabili. In effetti, pensando che sorge nella campagna di Buhl, piccola localita francese nell’Ato Reno, con poco più di tremila abitanti, il progetto dello studio Dominique Coulon & Associés è simile a un’astronave aliena. «La pianta dell’asilo nido è fatta a livelli concentrici, che come in un castello proteggono i bambini», spiega il responsabile dello studio.
«Molte ricerche hanno dimostrato che i bambini sono più sereni e creativi se si sentono al sicuro. Lo spazio è disegnato per essere il più informale possibile, i diversi volumi sembrano fluttuare e i colori lo rendono un caleidoscopio architettonico». Ogni stanza ne rivela un’altra, anche qui all’insegna della visibilità e della trasparenza, «per vedere sempre attraverso, creando una privacy di spazi piccoli ma aperti all’esterno». Che poi forse è così che si impara a crescere: coltivando il proprio piccolo spazio consapevoli di quello che succede nel mondo; osservando gli altri restando se stessi.