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I nuovi viandanti

Foto Ilaria Di biagio/around the walk 
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Camminare per avere tempo di pensare. Camminare per non pensare. Camminare per contare i passi, senza la fretta di dover fare altro. In Italia esistono più di un centinaio di cammini, cioè di viaggi a piedi, dov’è importante la meta ma di più ciò che s’incontra sul percorso e la storia che c’è dietro. Certo, il più noto è quello spagnolo di Santiago. Ma anche da noi ce ne sono di suggestivi: itinerari costruiti sopra leggende, vite di santi, ricostruzioni culturali.

Zaino in spalla, si può arrivare dal centro storico di Bologna a quello di Firenze. Si chiama Via degli Dei ed è uno dei cammini più frequentati d’Italia. Lo possono fare tutti, a ogni età. «È uno stile di vita», mi spiega Luca Gianotti, di La Compagnia dei Cammini (un’associazione che da 25 anni lavora per diffondere la cultura del camminare in Italia). «Insegna a riscoprire la lentez…

Camminare per avere tempo di pensare. Camminare per non pensare. Camminare per contare i passi, senza la fretta di dover fare altro. In Italia esistono più di un centinaio di cammini, cioè di viaggi a piedi, dov’è importante la meta ma di più ciò che s’incontra sul percorso e la storia che c’è dietro. Certo, il più noto è quello spagnolo di Santiago. Ma anche da noi ce ne sono di suggestivi: itinerari costruiti sopra leggende, vite di santi, ricostruzioni culturali.

Zaino in spalla, si può arrivare dal centro storico di Bologna a quello di Firenze. Si chiama Via degli Dei ed è uno dei cammini più frequentati d’Italia. Lo possono fare tutti, a ogni età. «È uno stile di vita», mi spiega Luca Gianotti, di La Compagnia dei Cammini (un’associazione che da 25 anni lavora per diffondere la cultura del camminare in Italia). «Insegna a riscoprire la lentezza, a godersi un passo dopo l’altro». Si tratta di una rivoluzione turistica: «I cammini hanno cambiato la cultura del viaggio», dice Gianotti, «si sta nella natura ma soprattutto si seguono le emozioni e le suggestioni, più che una tabella di marcia».

Il nome del cammino rappresenta la sua identità e percorrendolo si entra a contatto con la storia che vuole raccontare e si crea una connessione con il luogo. C’è, per esempio, il Cammino dei Briganti, uno dei più quotati per la “prima volta”, che in 6 giorni ricostruisce l’epoca del brigantaggio. O il Cammino di Dante. O il Sentiero dell’inglese nel Parco dell’Aspromonte, che ripercorre il viaggio fatto nell’Ottocento dal paesaggista inglese Edward Lear. Per un totale che cresce di anno in anno, e che ormai ha ben superato quello che era stato rilevato dall’Atlante digitale dei Cammini, promosso dal MiBACT nel 2017, che contava una quarantina di itinerari. Ogni cammino viene ideato da un gruppo di persone, spesso da un’associazione, e poi sostenuto e concretizzato da comuni, regioni, enti del turismo: perché, essendo un viaggio a piedi, deve rispettare tutti i criteri di messa in sicurezza e di segnaletica e prevedere possibilità di alloggio e sosta lungo il percorso.

«Il bello del cammino», dice Luca, «è proprio l’avere il tempo di godersi le piccole cose che accadono, le soste, le persone». Non c’è nessun ritmo scadenzato, della vita quotidiana o del turismo veloce, da rispettare. «Si vive nel qui e ora e, soprattutto, ci si può permettere l’imprevisto, che sia un temporale o un incontro improvviso». Con la pandemia le persone hanno iniziato a muoversi di più a piedi, e molte si sono avvicinate anche all’idea di viaggiare con le proprie gambe. «C’è stato un aumento del 15-20% che ha riguardato tutte le fasce d’età», spiega Gianotti. Si è sommato a quello degli ultimi anni che ha visto crescere il numero di giovani, ventenni e trentenni, che partono per camminare. Il 46% dei censiti ha meno di 50 anni e tra i nuovi ci sono sempre più ragazzi: se nel 2019 gli under 30 erano l’8%, nel 2020 sono diventati il 21%. È un viaggiare sicuro che anche le donne non hanno paura di intraprendere da sole. Si sa che alla fine si incrociano sempre persone sulla strada e il viaggio si finisce a farlo in due, tre o anche di più.

«Chi inizia non riesce a smettere», racconta Fabrizio Ardito, giornalista e fotografo. Il suo primo cammino, quello di Santiago, l’ha fatto per mestiere, un po’ scettico, nel 2004. «Da lì mi sono appassionato». Si ha tempo di parlare con persone mai viste prima, ma soprattutto «vai a 4 km all’ora e questo vuol dire riuscire a vedere qualunque piccola cosa che attraversi». Nel suo ultimo lavoro, Italia a piedi, traccia le linee di cammini, tutti differenti, che attraversano il Paese. «È una cosa diversa dall’escursionismo», spiega. «Si tratta di itinerari che hanno una meta forte». Anche se non necessaria.

Parlando di numeri, da gennaio a fine settembre 2020, il percorso più frequentato (anche dagli stranieri) è rimasto la Via Francigena, con 9mila presenze. La Via degli Dei invece, conta quasi 5mila persone, in aumento rispetto all’anno precedente. I dati, raccolti da Terre di Mezzo Editore, sono approssimativi perché riguardano solo i camminatori (nella maggior parte italiani) che richiedono la credenziale prima di partire. E cioè una sorta di “passaporto del pellegrino” che, oltre a offrire agevolazioni, è il documento su cui uffici turistici, parrocchie e strutture possono apporre il timbro. Certifica il passaggio e consente di ottenere a fine pellegrinaggio il Testimonium, l’attestato. La spesa per un viaggio a piedi si aggira tra i 30 e i 50 euro al giorno, anche se c’è un 8% dei viandanti che riesce a stare in un budget quotidiano di 20-30 euro. L’identikit del camminatore post pandemia è quello che sceglie il bed and breakfast per dormire, pranza al sacco e poi si concede una cena a tavola in un ristorante o una trattoria. Per quanto riguarda gli altri servizi in generale, invece, nel 2020 è aumentato il numero di persone che utilizzano il trasporto dello zaino (nell’11% dei casi) o l’accompagnamento di una guida (il 7% dei camminatori). Tra gli acquisti pre-partenza, oltre alle scarpe adatte e all’abbigliamento tecnico, molti comprano libri e guide. Delle oltre 3mila persone che hanno risposto al sondaggio di Terre di Mezzo, quasi la metà è partita per ricercare un benessere fisico o psicofisico e il 22% per stare all’aria aperta dopo il lockdown. A causa dell’incertezza legata all’emergenza sanitaria, gli italiani hanno scelto soprattutto cammini brevi e regionali: solo il 5% è andato all’estero e anche gli altri hanno optato per itinerari vicini e con meno giorni di cammino. Se la Via Francigena ha perso visitatori, il Cammino minerario di Santa Barbara, che ripercorre le vecchie miniere abbandonate della Sardegna, ha raddoppiato i suoi pellegrini.

Un viaggio, dunque, che si sceglie per se stessi e anche per ritrovare quel senso di comunità di cui la pandemia ci ha fatto sentire il bisogno. Si trovano compagni di viaggio e persone con cui condividere. Prima dell’emergenza sanitaria l’alloggio era spesso la camerata di un ostello: ora, con le restrizioni anti-contagio, è diventato necessario prenotare e organizzare in anticipo le tappe. Ma comunque ci si ritrova tutti insieme nelle zone di sosta. Si chiacchiera, si raccontano storie, si sta però anche da soli. «Camminando hai molto tempo e il tuo cervello è libero di fare quello che vuole: hai spazio per pensare a ciò che ti interessa davvero», dice Ardito. «Una delle cose che mi ha colpito e mi è piaciuta da subito è il fatto che le persone, quando si fermano, si mettono a scrivere: impressioni, incontri, quello che hanno vissuto nella giornata», mi racconta. «È una cosa che non esiste nel mondo normale: e vuol dire che hanno avuto tempo di notare quello che hanno fatto, e vogliono ricordarselo».