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A Milano c'è un tempio per il futuro perduto

Un gruppo di artisti under 30 ha occupato pacificamente e riqualificato alcuni spazi di un'ex fabbrica. Ne è nato un centro culturale che sarà un modello di creatività solidale. Anche per le istituzioni cittadine
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Un edificio abbandonato che torna a una nuova vita. Un gruppo di giovani che si riunisce per liberare la propria creatività e la propria solidarietà. È questa l’anima del Tempio del Futuro Perduto, una struttura nella zona nord di Milano fino a qualche anno fa abbandonata e trasformata in un centro culturale per realizzare un sogno: vivere della propria arte. Un’iniziativa lodevole, ma con numerose controversie legali. Sono trascorsi quasi quattro anni da quando un gruppo di ragazzi under 35 ha occupato alcuni spazi della Fabbrica del Vapore, ex fabbrica, appunto, di tram e treni rinata come complesso artistico. Lo scontro con le istituzioni cittadine è stato inevitabile. Il vicesindaco della città meneghina, Anna Scavuzzo, che ha la delega sui luoghi della Fabbrica, al tempo si era dichiarata contraria a una concessione che prescindesse dai bandi.

L’amore per questo posto è scattato dopo una grande delusione: «Quasi 4…

Un edificio abbandonato che torna a una nuova vita. Un gruppo di giovani che si riunisce per liberare la propria creatività e la propria solidarietà. È questa l’anima del Tempio del Futuro Perduto, una struttura nella zona nord di Milano fino a qualche anno fa abbandonata e trasformata in un centro culturale per realizzare un sogno: vivere della propria arte. Un’iniziativa lodevole, ma con numerose controversie legali. Sono trascorsi quasi quattro anni da quando un gruppo di ragazzi under 35 ha occupato alcuni spazi della Fabbrica del Vapore, ex fabbrica, appunto, di tram e treni rinata come complesso artistico. Lo scontro con le istituzioni cittadine è stato inevitabile. Il vicesindaco della città meneghina, Anna Scavuzzo, che ha la delega sui luoghi della Fabbrica, al tempo si era dichiarata contraria a una concessione che prescindesse dai bandi.

L’amore per questo posto è scattato dopo una grande delusione: «Quasi 4 anni fa, un gruppo ristretto di ragazzi, divenuti poi i fondatori del Tempio, avevano partecipato per l’ennesima volta a un bando, qualificandosi solo terzi», racconta Mariangela Vitale, segretaria di Nuovo Rinascimento, una delle associazioni che convergono nel Tempio. «Stanchi di quest’iter burocratico, per il quale si può essere esclusi se si sbaglia anche solo un piccolo parametro, i fondatori hanno girato lo sguardo e visto questo spazio totalmente in degrado e non più adatto alla sua funzione sociale. Il progetto sulla carta era pronto, bastava attuarlo». Una volta entrati nello stabile, ciò che è apparso davanti ai loro occhi era un luogo distrutto, sporco e con ingenti danni. Ma l’obiettivo era di trovare un’area per la loro arte e quel posto, seppur c’era tanto lavoro da fare, era perfetto. Quel posto, lo sentivano, era destinato a diventare la loro casa. «Una volta entrati – dice Mariangela – mi hanno poi raccontato che l’obiettivo è stato quello di darsi subito da fare. All’inizio si sono anche auto-tassati per iniziare i lavori di riqualificazione e parallelamente le attività».

È nata così una vera opportunità per gli artisti. I giovani hanno dato animo a uno spazio urbano, ma anche a loro stessi. Se tutto questo non fosse esistito, molti ragazzi sarebbero stati costretti ad andare all’estero per esprimere la propria arte. «Il nome scelto per il luogo – continua – indica che il futuro sarà perduto se non si creano le condizioni affinché questo non accada». Come sottolineano i ragazzi, ciò che distingue il Tempio da altre iniziative simili, come i centri sociali, è la volontà di autodefinirsi centro culturale e agire nella legalità. Fin da subito, infatti, hanno attivato un dialogo con il Comune di Milano: un’impresa lunga, difficile, fatta di rifiuti e delusioni. Ma ora, finalmente, pare che qualcosa stia cambiando. «Grazie a una lettera che abbiamo mandato – racconta Mariangela – c’è stata un’apertura da parte dell’amministrazione. Abbiamo capito, assieme, la necessità di trovare una soluzione condivisa, che ci permettesse di continuare nella legalità». E la soluzione sembrava essere arrivata sotto forma di un avviso d’interesse: «Vi abbiamo partecipato a marzo di quest’anno», spiega la ragazza. «Secondo la procedura ora dovrebbe esserci un bando, ma ancora non abbiamo avuto novità. Attendiamo perché il nostro interesse è sempre stato quello di sottolineare la differenza tra chi vuole sfuggire alle norme e chi invece vuole rendere migliore qualcosa della città».

I ragazzi del Tempio non hanno mai smesso di crederci. Hanno avviato un colloquio con la politica e i candidati alla nuova amministrazione milanese con l’intenzione di avvicinare i giovani alla politica e aprire dei confronti costruttivi su vari temi, tra i quali trovare una formula per legalizzare ciò che hanno fatto per poi applicarla a tutti i centri. Nel frattempo, nonostante la battaglia politica, e l’emergenza legata alla pandemia, le attività sono continuate. Corsi di danza contemporanea, di corpo poetico, di danza classica, a cui s’è aggiunto un corso di teatro curato dalla compagnia Dogma. «Siamo orgogliosi di questo progetto», racconta emozionata Mariangela. «Conoscevamo la compagnia da quando si esibì qui al Tempio nel 2020 con un suo spettacolo che poi arrivò fino al teatro Parenti».

Un luogo in cui si respira arte, ma non solo. Il Tempio è fatto anche e soprattutto di condivisione e solidarietà. Come dimostra il muro della gentilezza, nato a gennaio dello scorso anno e ora divenuto uno dei cardini del luogo: «Le persone scelgono di portare doni da destinare a chi ne ha bisogno e li lasciano appesi a questo muro», spiega Mariangela. «Prima si trattava di qualche capo di abbigliamento, ma in poco tempo l’iniziativa è cresciuta in maniera inaspettata e ci siamo ritrovati pieni di scatoloni con indumenti di ogni tipo. È stato e continua a essere un successo. Il meccanismo del dono, tramite il muro, è chiaro ed è segno della necessità di una città come Milano di un punto di scambio sempre attivo». Uno spazio che è divenuto pubblico e che negli anni ha mutato forma. Un gruppo unito che continua ad allargarsi. Il Tempio è tutto questo, è arte, solidarietà e impegno. È voglia di agire affinché il futuro dei giovani e non solo possa non essere perduto.