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A tu per tu con la paura

Foto Courtesy  © Universal Studios 
Ci vuole coraggio per rientrare nei panni di un personaggio che ti ha reso celebre a 19 anni.  Ma Jamie Lee Curtis ce l’ha. E molto altro: una carriera, un talento e un’ironia spaventosi  
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Se Jamie Lee Curtis ha qualcosa da dire, state pur certi che lo farà e senza tanti giri di parole. Nel corso degli anni, la diva americana ha fatto della verità il suo manifesto, che si tratti di condannare l’industria cosmetica e la politica di Trump, di parlare dei propri fantasmi (non solo cinematografici) o di look. Soprannominata negli anni ’80 “The Body”, per via del fisico scolpito e tra le prime a scegliere di non tingere i capelli, sostiene da sempre un tipo di bellezza naturale: «Ho provato la chirurgia plastica e non solo non ha funzionato, ma mi ha fatto stare peggio. A inizio carriera, per colorare i capelli per un ruolo, me li hanno bruciati. Da allora li tengo corti e bianchi» racconta lei, che ha trovato nel taglio pixie argento la sua cifra stilistica.

È schietta e senza filtri, qualità rare a Hollywood, dove è cresciuta: i genitori erano Janet Leigh, la scream queen di Psycho, e Tony Curtis, star…

Se Jamie Lee Curtis ha qualcosa da dire, state pur certi che lo farà e senza tanti giri di parole. Nel corso degli anni, la diva americana ha fatto della verità il suo manifesto, che si tratti di condannare l’industria cosmetica e la politica di Trump, di parlare dei propri fantasmi (non solo cinematografici) o di look. Soprannominata negli anni ’80 “The Body”, per via del fisico scolpito e tra le prime a scegliere di non tingere i capelli, sostiene da sempre un tipo di bellezza naturale: «Ho provato la chirurgia plastica e non solo non ha funzionato, ma mi ha fatto stare peggio. A inizio carriera, per colorare i capelli per un ruolo, me li hanno bruciati. Da allora li tengo corti e bianchi» racconta lei, che ha trovato nel taglio pixie argento la sua cifra stilistica.

È schietta e senza filtri, qualità rare a Hollywood, dove è cresciuta: i genitori erano Janet Leigh, la scream queen di Psycho, e Tony Curtis, star di A qualcuno piace caldo. Non è da lui, però, che ha ereditato il proverbiale senso dell’umorismo: «Con mio padre non ho avuto grandi rapporti, non era interessato a fare il genitore: era simpatico, ma da bambina non l’ho praticamente mai visto. Da giovane ero insicura e usavo l’ironia come meccanismo di difesa: in classe ero quella che alzava la mano per fare domande sciocche perché non sapevo sostenere conversazioni intellettuali», confessa.

È trascorso un mese e mezzo da quando ha ricevuto il Leone d’Oro alla carriera a Venezia: è rimasta al Lido 24 ore, il tempo di ritirare il premio e presentare Halloween Kills (in sala), tassello centrale della nuova trilogia diretta da David Gordon Green dove torna a vestire i panni di Laurie Strode, il personaggio che l’ha resa famosa a 19 anni. Quando si è presentata sul tappeto rosso, avvolta in un abito di Dolce&Gabbana, l’ironia le è tornata utile: «Temevo che il mio modo di essere e il mio spirito non sarebbero venuti fuori, mentre cercavo di sembrare bella come Angelina Jolie. Mi sentivo elegante, ma allo stesso tempo io non sono quella ragazza lì: posso interpretarla, ma non è la realtà. Mi facevano male i piedi, non riuscivo a camminare, perciò ho tolto le scarpe. Mi sono sentita di nuovo me stessa: non volevo preoccuparmi di apparire diversa, né di tirare in dentro la pancia nel timore che qualcuno pubblicasse una mia brutta foto». Indica il completo arancione che ha scelto per quest’intervista: «Nello show business ci sono persone molto attraenti, ma è tutto finto, persino i vestiti che indossano sono in prestito. Ho comprato questo completo due anni e mezzo fa per la promozione del film: mi appartiene, è mio, non ho chiesto nulla a nessuno. Queste cose sono importanti, mi fanno sentire reale».

A 62 anni, 43 dei quali trascorsi sul set, sta attraversando un momento professionale felice che va ben oltre l’impegno da interprete, fra libri per l’infanzia (ne ha pubblicati 13), podcast, sceneggiature («Ho scritto un horror ecologico intitolato Mother Nature che spero di dirigere nel 2022»), serie tv da produttrice e opere di filantropia: come il sito myhandinyours.com, che vende gioielli e oggetti d’arte e i cui ricavati vanno agli ospedali pediatrici di Los Angeles. «Mi sveglio ogni giorno alle quattro, mi sento molto più creativa rispetto al passato. Le mie figlie (Annie e Ruby, adottate da neonate con il marito, l’attore Christopher Guest; di Ruby, nata Thomas, celebrerà le nozze il prossimo anno, ndr) non mi sopportano, sono la classica persona che al mattino è un incubo perché saluta tutti con voce squillante. Ho l’energia di una quattordicenne molto immatura: può immaginare cosa significhi essere sposata con me, le assicuro che non è facile», afferma con un sorriso.

Dietro tanto entusiasmo c’è anche la consapevolezza del tempo che passa: «Penso sempre a quel tic toc, tic toc», dice, muovendo l’indice della mano come la lancetta di un orologio. «E non mi riferisco all’app del cellulare su cui i ragazzi condividono video di balletti cretini. Parlo del tic toc della vita: prima o poi sarò morta e, diciamolo, quel giorno arriverà più prima che poi, perciò ho tante cose da fare».

Cresciuta in un’industria che cerca di omologare i propri miti, Curtis non ha mai voluto somigliare a nessun’altra se non a se stessa: nel 2002, a 43 anni, acconsentì a farsi fotografare per il magazine More a patto che le immagini non fossero ritoccate (indossava solo slip e reggiseno) e lei non avesse alcun tipo di makeup. «Penso che ci sia stato un genocidio della bellezza: l’industria cosmetica non vuole che tu abbia un aspetto migliore, ma fare soldi dicendoti che non vali abbastanza. Si dovrebbero vergognare per aver sfigurato e alterato intere generazioni di esseri umani», tuona Jamie, che di recente si è pronunciata contro i filler ed è impegnata a lottare contro una malsana idea di perfezione. «Su Zoom, Instagram e Snapchat ci sono filtri che permettono di modificare il proprio aspetto, di avere un viso più morbido e una pelle più luminosa. Queste app mandano un messaggio sbagliato, ti dicono che per ottenere amore e successo devi essere diversa e magari avere le stelle negli occhi, o la voce regolata dall’Auto-Tune. La mattina, però, quando ti guardi allo specchio, vedrai come sei davvero: ti detesterai e comprerai quei prodotti, ma la verità è che sei perfetta così, non hai bisogno di cambiare niente. E io sono terrorizzata da quello che stanno facendo a queste generazioni» afferma, la voce spezzata per la commozione. È un insegnamento che ha trasmesso, negli anni della crescita, anche alle sue figlie? «Mi auguro che porteranno avanti il mio impegno nella beneficenza, ma non so se sarà così. Spero di aver instillato in loro la gentilezza, le mie figlie sono persone educate che dicono grazie e per favore e guardano gli altri negli occhi».

Proprio come Laurie, che sfugge da decenni a Michael Myers, anche lei si reputa una sopravvissuta, tanto da aver dedicato il Leone d’oro alle vittime di ogni tipo di violenza: «Ho sconfitto i miei demoni e oggi sono sobria da 22 anni, dopo essere stata a lungo dipendente da oppiacei a seguito di un’operazione chirurgica fatta da ragazza», dice, fiera. Come il suo personaggio nella saga di Halloween, non vuole permettere alla paura di avere la meglio: «Sono la prima a prestare soccorso e sono pronta a buttarmi in una rissa, se necessario: il mio istinto naturale è di avvicinarmi e aiutare. Come società abbiamo affrontato stragi catastrofiche, ma ogni esempio di brutalità attuata nel corso della storia è la prova che la paura non vincerà mai, perché nonostante tutto ci siamo salvati». Curtis non si è lasciata schiacciare dai propri traumi e oggi ha raggiunto un equilibrio ideale: «In passato ho inseguito la fama e l’amore, l’attenzione e la bellezza, spesso in modo sbagliato. Oggi sono più centrata e ho le idee chiare su chi voglio essere e su cosa voglio lasciare dopo di me, quando me ne sarò andata. La vita è per i vivi e io voglio godermela fino alla fine».