Alexa è l'estranea della mia vita
di Cristiano Governa , di Cristiano GovernaNell’ultimo anno sette milioni di utenti hanno pronunciato la frase “Alexa ti voglio bene”. Forse è arrivato il momento di ragionare sull’intelligenza artificiale per quello che, di fatto, oggi è: una di casa.
Quando chiesero ad Alberto Sordi come mai non si decidesse a sposarsi, l’attore romano rispose “E che te metti n’estranea in casa?”. Ecco, i matrimoni sono in calo vertiginoso, in compenso Alexa (l’assistente personale Amazon che compie tre anni dal suo sbarco in Italia) raggiunge 10 miliardi di interazioni, 450 milioni di ore di musica ascoltate e 28 milioni di chiamate. "Nei primi tre anni dall’arrivo in Italia - afferma Gianmaria Visconti, Country Manager di Amazon Alexa Francia Italia e Spagna - gli utenti attivi che utilizzano Alexa sono cresciuti in maniera rilevante, oltre l’80% anno su anno; e nel solo 2021 si contano oltre 5 miliardi di interazioni tra gli utenti in Italia e Alex…
Nell’ultimo anno sette milioni di utenti hanno pronunciato la frase “Alexa ti voglio bene”. Forse è arrivato il momento di ragionare sull’intelligenza artificiale per quello che, di fatto, oggi è: una di casa.
Quando chiesero ad Alberto Sordi come mai non si decidesse a sposarsi, l’attore romano rispose “E che te metti n’estranea in casa?”. Ecco, i matrimoni sono in calo vertiginoso, in compenso Alexa (l’assistente personale Amazon che compie tre anni dal suo sbarco in Italia) raggiunge 10 miliardi di interazioni, 450 milioni di ore di musica ascoltate e 28 milioni di chiamate. "Nei primi tre anni dall’arrivo in Italia - afferma Gianmaria Visconti, Country Manager di Amazon Alexa Francia Italia e Spagna - gli utenti attivi che utilizzano Alexa sono cresciuti in maniera rilevante, oltre l’80% anno su anno; e nel solo 2021 si contano oltre 5 miliardi di interazioni tra gli utenti in Italia e Alexa. Alcune di queste dimostrano come Alexa sia entrata nelle nostre case come un vero e proprio membro aggiuntivo della famiglia".
Siamo soliti pensare alle nostre vite come un romanzo d’avventura (fosse per me vorrei essere il finale de I tre moschettieri di Dumas) ma forse dovremmo ragionare in termini di un lungo esperimento. La fantascienza è la nuova cronaca. Il romanzo familiare non è più materia per Moravia ma per la fantasia di Asimov (se va bene) o i presagi di Orwell se va male. I tempi cambiano meglio di noi, questo è insopportabile. Per carità, arroccarsi al passato è fichissimo, sono un virtuoso della malinconia da bassa ora in trattoria, ma serve a poco. E forse è anche un po’ sciocco.
Ma cos’è tecnicamente Alexa?
Alexa è un’intelligenza artificiale utilizzabile come assistente personale, con la quale è possibile comunicare tramite comandi vocali, da impartire tramite uno dei dispositivi supportati. Uno che ne sa ve la metterebbe giù così. Il mio amico Piero, che ai distributori di merendine a scuola dava i calci prima (e non dopo) aver inserito il gettone, è più in difficoltà. E chi è in difficoltà quasi mai chiede aiuto, piuttosto attacca. Lui per esempio è geloso di Alexa, "Sono tornato a casa e mia moglie parlava con Alexa", mi ha detto. "Embè?" ho fatto io. "Forse non ti è chiaro – risponde – mia moglie parlava con una roba che s’illumina... quando mia madre cercava il numero di Little Tony sul mio cellulare la portammo dal neurologo…".
Al netto delle funzioni per cui è stata pensata, che svolge egregiamente e con sempre maggiori “skills” (ok, ho detto “skills”) ad Alexa dobbiamo una gratitudine extra, quella di avere slatentizzato l’idiosincrasia di una certa categoria umana verso la tecnologia e i suoi progressi. Ha sgamato quelli come Piero. È che certa gente proprio con la tecnologia non ce la fa, gli va in pappa il cervello, teme che le freghi il futuro. Ma quella è una cosa che fanno gli uomini, non le macchine.
"Le chiede che tempo fa…", prosegue Piero nel racconto dell’interazione fra Alexa e sua moglie, "ma se apre la finestra non fa prima?". "Ah tu capisci che tempo farà nel pomeriggio andando in terrazza la mattina? – gli domando – Potevi fare il bagnino…".
Ci sono cose di cui crediamo aver bisogno (e lo crediamo talmente bene da averne effettivamente bisogno) e lei ce le da: è l’intelligenza artificiale bellezza. Dovete fare la faccia sveglia perché in casa nostra stanno arrivando altri tipi di “intelligenze” (son quelle cose di cui si parla quando qualcuno dice “smart”) tipo il fatto che se sei in salotto e vuoi accendere una lampadina in camera, se la casa ha la domotica smart con l’assistente personale è possibile.
In Italia contiamo oltre 4.500 Skill disponibili, di cui 544 dedicate proprio alla Casa Intelligente, sviluppate da Amazon insieme a sviluppatori di terze parti. Solo nel 2021, in Italia, sono state oltre 1.2 miliardi le interazioni tra i dispositivi intelligenti e Alexa, con oltre 100.000 comandi al giorno impartiti vocalmente per far funzionare la casa smart. In tutto questo, le funzioni più comuni sono quelle conosciute, gestire liste (della spesa o delle cose da fare), impostare promemoria e sveglie, effettuare streaming di brani musicali e podcast, riprodurre audiolibri e fornire previsioni meteorologiche, informazioni sul traffico e riprodurre altre informazioni in tempo reale, come le notizie.
La musica, inutile negarlo, è stata uno dei suoi punti forza. Una stazione radio che invece di trattarti come Forest Gump e chiederti “Ciaoooo, dove seiiii? Cosa stai facendoooo? Stasera esciiiii? Sei caricooo?” ti cerca direttamente il pezzo che vuoi sentire. Dov’è il problema? In Italia la musica digitale tramite smart speaker è un fenomeno in costante crescita, anche i dati lo confermano: sono state infatti oltre 280 milioni le ore di streaming fruite nel corso degli ultimi 12 mesi (tra i brani più richiesti troviamo Malibù di Sangiovanni ma questo non è colpa di Alexa).
Affidandoci a una derapata freudiana potremmo dire che l’intelligenza artificiale asseconda le tue pigrizie e ti fa sentire ascoltato, assieme a qualche piccola riminiscenza notturna di Colpo Grosso, questo quadro tratteggia l’idea di moglie ideale che l’uomo medio ha in testa. In realtà la tecnologia non aspira a sostituire nessuno di coloro che hai attorno. Ce l’ha con te. Sei tu che lei sostituisce e sei tu ad aver accettato. Se l’intelligenza artificiale diventa una di famiglia non è così grave e di sicuro dice meno cazzate dello zio Peppe dopo il quarto Campari. Usiamola bene e farà bene. Dopotutto “Il veleno è nella misura” diceva un vecchio proverbio cinese, ovvero ogni cosa è bene o male a seconda che se faccia uso corretto o se ne abusi.
Alexa è uno specchio che invece di rifletterci osserva (ascolta) e diventa paradigma di quello che sta accadendo nelle nostre case, “Alexa, cosa c’è stasera in tv?”, “Alexa, quanti giorni mancano a Natale?” “Alexa, che Santo è oggi?”: queste sono fra le domande più gettonate che le rivolgiamo. Forse è lei che dovrebbe aver paura di noi.
Quando in 2001 Odissea nello spazio Hal (il computer) dice “ho paura” ci siamo emozionati. Nelle famiglie, confessioni del genere accadono sempre più di rado. E allora ripenso a quei sette milioni di utenti che hanno detto “ti voglio bene” al loro assistente vocale. Si sono “solo” invertiti i ruoli. Se aspirassi a una qualifica intellettuale dovrei stigmatizzare quel “ti voglio bene” e metter in guardia dalla presenza di quell’estranea in casa. Ma non ci riesco, qualcosa, come un presentimento, me lo impedisce.
Invecchiare significa non riuscire più a dar la colpa a casaccio. Parlare con una macchina non è grave, la solitudine lo è. L’intelligenza artificiale non ha alcuna colpa, Alexa per esempio sta lì in salotto e ci da una mano.
Ascolta la nostra noia. Molta gente, al posto suo, se ne sarebbe già andata.