È la sera dell’11 dicembre 1980: nel soggiorno di Ettore Sottsass si riunisce un gruppo di designer. Un disco suona ripetutamente il brano “Stuck Inside of Mobile with the Memphis Blues Again” di Bob Dylan: nasce il movimento Memphis, con riferimento all’antica capitale dei faraoni egizi e alla città natale di Aretha Franklin ed Elvis Presley in Tennessee. Un movimento non strutturato, un esperimento più che un movimento; tra i protagonisti, oltre al mentore Ettore Sottsass e alla moglie Barbara Radice, i designer Aldo Cibic, Matteo Thun, Marco Zanini, Martine Bedin, Michele De Lucchi, Nathalie Du Pasquier, George Sowden, Ernesto Gismondi, presidente di Artemide di recente scomparso, a cui si aggiungono molti altri, come Alessandro Mendini, Andrea Branzi, Michael Graves, Hans Hollein, Arata Isozaki, Shiro Kuramata e Javier Mariscal. Nel settembre 1981 Memphis esordisce con la sua prima collezione, 55 pezzi presentati a Milano, in occasione del Salone del mobile, il 19 settembre 1981 nello showroom Arc ‘74 di Brunella e Mario Godani in Corso Europa 2. «Quindi adesso raccontiamo il 40esimo anniversario della comparsa di uno dei fenomeni di design più influenti degli ultimi decenni», racconta Mateo Kries, direttore del Vitra Design Museum e curatore della mostra Memphis: 40 Years of Kitsch and Elegance dal 6 febbraio al 23 gennaio 2022 alla Vitra Design Museum Gallery. «Il sottotitolo Kitsch and Elegance cattura la tensione che ha caratterizzato la filosofia e il design del gruppo Memphis», continua il curatore. «Da un lato, Memphis voleva infrangere le regole del cosiddetto buon gusto, e ha giocato con elementi di kitsch, cultura pop, pubblicità, culture non occidentali, per citare solo alcune delle influenze molto eterogenee. D'altra parte, le opere di Memphis erano tutt'altro che casuali o semplicemente anarchiche, erano composte meticolosamente e il risultato era un nuovo tipo di eleganza, un'eleganza tagliente, come si potrebbe dire. Non l'eleganza modernista del vetro e dell'acciaio, ma un'eleganza postmoderna che rispecchiava il mondo dei media, della globalizzazione, un po' come nella moda, dove eleganza e provocazione non sono mai state viste come oppositori, ma due facce della stessa cosa».
Colori, fantasia, ma non solo: «Memphis riflette lo spirito degli anni Ottanta, si è lasciato alle spalle le tendenze politicizzate degli anni Sessanta e Settanta e ha celebrato uno stile di vita più edonistico. È stato il primo movimento di design a riflettere davvero l'influenza rivoluzionaria dei media elettronici sul design, riconoscendo che in un'epoca di comunicazione visiva, gli oggetti sarebbero stati più percepiti come segni di comunicazione, quindi il designer doveva progettare il loro messaggio. Anche se Memphis voleva superare il dogma del Modernismo, questo non era contro il funzionalismo: hanno semplicemente riconosciuto che il messaggio di un oggetto è anche una parte della sua funzione. Questa idea, che potrebbe essere definita la "svolta celebre" nel design, ha avuto un'enorme influenza sul design da allora, poiché ha liberato i designer dalla semplice funzione di progettazione: si tratta di narrazione».
I 40 anni di Memphis in mostra
Il Vitra Design Museum celebra il 40esimo anniversario della comparsa di uno dei movimenti più influenti del design, tra oggetti pop, anarchici, comunicativi ed eleganti
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