Il gruppo Memphis in posa su Tawaraya Ring del designer Masanori Umeda per Memphis Milano, 1981. Foto di Studio Azzurro, con la gentile concessione di Memphis Milano www.memphis-milano.com
Memphis: quarant'anni di kitsch ed eleganza
di
Francesca Gugliotta
,
di FRANCESCA GUGLIOTTA
Il Vitra Design Museum celebra il 40esimo anniversario della comparsa di uno dei movimenti più influenti del design, tra oggetti pop, anarchici ed estremamente comunicativi
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Un'esplosione di cromie, pattern e forme fantastiche, molto di più che una semplice evasione o protesta, come continua il curatore: «Memphis voleva creare un design che non fosse isolato in una torre d'avorio, ma che riflettesse il mondo veloce e talvolta contraddittorio del suo tempo. Un mondo di globalizzazione, di cultura visiva, un mondo in cui non esiste più il confine tra alta cultura e cultura popolare, un mondo di pubblicità e consumismo». I motivi avevano anche un ulteriore significato: «Riflettevano l'importanza che i designer di Memphis volevano dare alla superficie di un oggetto, per loro la superficie di un oggetto agiva come lo schermo di una tv o di un computer, serviva per comunicare un messaggio. E allo stesso tempo, così facendo, Memphis ha riportato la nozione di ornamento nel design. Il design modernista è sempre stato rigorosamente contrario all'ornamento, come condensato nel famoso testo di Adolf Loos Ornamento e crimine. Memphis ha dimostrato che un ornamento o un motivo può anche essere qualcosa di molto progressivo, devi solo reinventarlo e farlo sembrare di nuovo fresco. E questo è quello che hanno fatto con il loro pensiero rivoluzionario sulla superficie di un oggetto e i collegamenti alla teoria dei media che hanno stabilito. Visto da oggi, questo sembra molto visionario: immaginate che nel 1981 eravamo solo all'inizio dell'era dei computer, ma Memphis si rese conto che questa nuova era avrebbe rivoluzionato anche il design, che sarebbe diventato molto più incentrato su immagini e storie».
Tantissimi gli oggetti in mostra, dalla scultorea libreria Beverly di Ettore Sottsass alla poltroncina multicolor Bel Air di Peter Shire, fino alla lampada Super di Martine Bedin, «ma anche fotografie, un'animazione digitale di alcuni dei più bei schizzi dei designer di Memphis, poster storici o progetti di interni e case che hanno tentato di trasmettere le idee di design di Memphis su scala più ampia. Prepareremo anche un tour online che permetterà alle persone di vedere la mostra anche da lontano». Memphis nasce così, in un salotto, dai disegni (e i sogni) di un gruppo di amici: «Oggi il mondo è molto più frammentato rispetto ai primi anni Ottanta, quindi dubito che qualcosa come Memphis possa crearsi oggi. Oggi abbiamo altre sfide, sfide politiche, sociali ed ecologiche che richiedono altre soluzioni. Abbiamo importanti designer, ma molti di loro lavorano di più come individui. Penso che Memphis sia nato anche dagli incontri personali diretti dei diversi grandi creativi, e dall'energia creativa di Milano e del Nord Italia in quel momento. Non puoi ricrearlo sulla comunicazione digitale, devi sederti insieme, mangiare pasta, bere vino e poi vengono le idee...».