«Negli anni Novanta, dopo la laurea alla Bocconi, sono andato a Parigi per fare un'esperienza di lavoro: lì sono stato travolto dall'arte, Parigi è una città mozzafiato, con un grande fermento artistico. Questo soggiorno francese ha creato in me uno shock personale, mi sono avvicinato a un gruppo di artisti vari, sperimentavamo in un deposito abbandonato», racconta Gianluca Pacchioni, scultore dei metalli e creatore di arredi preziosi e scenografici. «Come fanno gli autodidatti, sono partito molto acerbo, andavo nelle discariche a caccia dei pezzi di metallo, li prendevo, li assemblavo con altre forme casuali. I primi lavori erano dei montaggi, poi un bel giorno ho preso un pezzo di metallo e l'ho trasformato per come lo volevo io». Diventa così un artista-artigiano: «Artista perché non eseguo pezzi su disegno altrui, mi lascio trasportare dalla mia ispirazione e creatività; artigiano perché sono affascinato dalla parte manuale». Fin da subito si appassiona dei metalli, «perché sono dei materiali che invecchiano con noi e diventano affascinanti nel tempo, con le imperfezioni, le colorazioni in evoluzione, le ossidazioni. Si lavora con il fuoco, si entra nella materia con fusioni intorno ai mille gradi, è una ricerca molto poetica e intima, nonostante il pericolo, le polveri che si inalano, le elevate temperature, ma la magia è guardare un oggetto e sentire anche la sua massa, la materia di cui è composto, non solo il suo volume. Ho scoperto negli ultimi sette anni anche le pietre, quelle traslucenti e semipreziose come l'onice e il quarzo, che sembrano delle nuvole di colore».
Gianluca Pacchioni tra sculture, art design e artigianato
Il viaggio alla scoperta dei saperi artigiani italiani continua. Questa settimana andiamo a Milano per raccontare la storia di Gianluca Pacchioni, scultore dei metalli e creatore di art-design, mobili preziosi come opere d'arte
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Le sue tecniche e materiali, che sono millenari, sono affiancati da metodi innovativi per creare nuovi linguaggi: «Dal ferro, la prima materia che ho scoperto, sono poi passato all'acciaio inox, più algido e pericoloso da lavorare, poi i bronzi, le patine sui bronzi, fino ai metalli liquidi, cioè dei metalli ridotti in polvere e mescolati con resine, usati per rivestire altri materiali, come il legno, dando l'effetto metallo, una lavorazione che si fa a freddo, quindi più agevole, ma posso dire che nulla può sostituire il fascino, la consistenza percettiva, la sensazione che regala un metallo solido naturale». Il suo pezzo più complesso? «Nel lavoro di artista e artigiano, ogni pezzo è stratificato, c'è talmente tanta conoscenza, tanto essere umano, la sua energia e visione. Per fare un esempio: ho creato un imponente pannello decorativo di 4 metri per 4, un pezzo unico in bronzo, per una imprenditrice della Silicon Valley di origini cambogiane, un'opera che raffigura uno scorcio della foresta cambogiana tropicale, scolpito nel bronzo, un ricordo del suo Paese; un pezzo complesso, non solo nell'esecuzione, ma anche nel trasporto e nell'installazione, visto che si trattava di un pezzo unico molto grande che doveva viaggiare e poi passare attraverso le porte. Il sogno del cliente realizzato».
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