Come lucciole nel bosco, boccioli a led e piante luminose. Le nuove lampade outdoor si mimetizzano nella natura grazie a forme che citano la vegetazione e sorgenti sempre più piccole e impercettibili. «La luce deve inserirsi nella natura con rispetto», afferma Carlotta de Bevilacqua, presidente e ceo di Artemide. «L’illuminazione artificiale, necessaria per la percezione degli spazi, deve fare attenzione agli equilibri dell’ambiente, come i cicli circadiani delle specie animali e vegetali che non devono essere alterati. Per questo abbiamo sviluppato progetti come Gople Outdoor dei Big, che lascia la libertà di muovere la luce e inserirla con discrezione nel verde, spostando e adattando il diffusore alle diverse situazioni tramite corde, picchetti o basi mobili». Intervenire con la luce solo dove e quando serve, come continua Carlotta de Bevilacqua, «così da evitare sprechi di energia e non essere invasivi.
Gli esterni sono più difficili da illuminare rispetto agli interni, come sottolinea Carlo Urbinati, fondatore e presidente di Foscarini e presidente di Assoluce, l'associazione dei produttori del settore illuminazione, perché entrano in gioco due fattori: «La luce naturale, che varia nell’arco della giornata, e con cui quella artificiale deve relazionarsi, e i diversi contesti, dalla terrazza sul mare al balcone metropolitano, da illuminare con soluzioni differenti». Inoltre, se di giorno i raggi solari mostrano il panorama, di notte è tutto buio: «Illuminare significa dunque rendere visibile, creare una prospettiva, aumentare la profondità, far entrare gli spazi esterni nel percepito vissuto. Possiamo immaginare scenari dinamici e personali, decidere di enfatizzare solo degli angoli e dei momenti, fare atmosfera, rischiarare una grigliata con una lampada-tavolino come Solar, un “focolare” intorno a cui disporsi, con una intensità che non offusca il chiarore della luna».