La veranda di una suite
La veranda di una suite 

Eleganza e tradizione, il restauro dell'hotel Cala di Volpe

Lo studio di architettura 4BI & Associés di Bruno Moinard e Claire Bétaille ha firmato il restauro dell'hotel più famoso della Costa Smeralda. Nel pieno rispetto del progetto originale di Jacques Couelle, che negli anni '60 lo aveva realizzato ispirandosi alle costruzioni locali

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Di Gaia Giuliani

Avrà un sapore nuovo mantenendo la sapidità dell’impronta originale. L’estate, certo, alleggerita dai vaccini, e l’Hotel Cala di Volpe, pietra miliare della Costa Smeralda, nato assieme a lei all’inizio degli anni Sessanta. Lì dove si coltivavano vigne e grano, pascolavano mucche e si voleva costruire una raffineria petrolifera bloccata, per fortuna, dall’idea di farne i Caraibi d’Europa, una sorta di anti Costa Azzurra, dal principe Aga Khan. Che dalla Francia fece venire Jacques Couelle per progettare, incastonare con grazia tra le insenature opalescenti una nuova, sontuosa, struttura alberghiera.

Sedute e cuscini relax nella zona lobby con vista
Sedute e cuscini relax nella zona lobby con vista 

L’architetto-scultore, come gli piaceva definirsi, plasmò l’hotel ispirandosi alle costruzioni della tradizione locale, con grandi archi dalle curve grezze, imperfette, usando con perizia filologica i materiali poveri della cultura sarda, su tutti legno e granito. L’imponente ristrutturazione che ha coinvolto il Cala Volpe nei mesi passati li ha mantenuti tutti. Lasciando intatto anche il “guscio” iniziale, come lo chiamano Bruno Moinard e Claire Bétaille – ancora la Francia a prendere il testimone – che firmano la maggior parte dell’opera. Gli spicchi delle grandi volte arcuate nella hall sono ancora lì. Illuminati da nuove luci diffuse e soffuse che i due architetti hanno proposto anche nelle camere per accarezzare la dolcezza dei perimetri senza spigoli, angoli retti, voluti sempre da Couelle. Nei corridoi che raccordano gli ambienti quest’estate si camminerà su tappeti che rivelano nella trama migliaia di piccole volpi, logo dell’hotel e antiche abitanti della zona. Antica anche la tecnica a pibiones (acini d’uva in sardo) scelta per le fodere di cuscini e altri arredi in stoffa, una tessitura a grani ottenuta da piccoli anelli di filato.

Il ristorante dell'hotel. L'affaccio è sul mare della Costa Smeralda
Il ristorante dell'hotel. L'affaccio è sul mare della Costa Smeralda 

Il mare, questo senza età, è lo scenario di tutte le terrazze degli alloggi, e va a fondersi con l’acqua della piscina a sfioro della lussuosa Harrods suite, collocata all’ultimo piano (e disegnata stavolta dall’Harrods Interior Design Studio). A solleticare il palato degli ospiti la Marriott International, che gestisce la struttura, ha ottenuto il gradito ritorno dello chef Nobu Matsuhisa, stella della ristorazione mondiale con la sua cucina fusion che mescola gusti nipponici e peruviani (e un po’ fusion è anche lui che tra un piatto e l’altro si è divertito a fare anche l’attore recitando persino in Casinò di Scorsese). Aperto fino a ottobre, il resort offre ai suoi ospiti ulteriori delizie per il corpo con tennis, golf, sport acquatici e una spa di Shiseido. Pronti a ripartire?