Intervista all'architetto Shajay Bhooshan dello studio Zaha Hadid
di Gaia Giuliani , di Gaia Giuliani«Striatus è decisamente il progetto più importante in 3D che abbiamo realizzato finora, perché unisce tecniche ancestrali alla contemporaneità della robotica». Shajay Bhooshan, architetto in forze allo studio di Zaha Hadid, non nasconde il suo entusiasmo per il ponte. «Utilizza un linguaggio fluido, sia nel design che dal punto di vista costruttivo dato che il suo pattern può essere replicato all’infinito. E customizzato a seconda delle esigenze continuando a stimolare l’apporto creativo». Per marcare ancora di più la differenza con i prefabbricati che siamo abituati a vedere, sempre cloni di se stessi e piuttosto scarni e deprimenti. «Anche le dimensioni possono variare” continua Bhooshan “secondo i nostri calcoli è possibile riprodurlo fino a quattro o cinque volte più grande, senza problemi». Con Philippe Block e altri progettisti di cinque nazionalità diverse ha lavorato mesi al progetto, spesso online a causa del Covid.