Ingranaggi e prospettive scorciate, sequenze geometriche complesse scandite da rombi, trapezi, quadrati, esagoni, rettangoli. Non è arte optical, ma la tradizione italiana dei pavimenti in marmi policromi. Bisazza sceglie di aprire un nuovo corso, in questa direzione, la Collezione Bisazza Marmo. È un corso che va sempre in parallelo alla sua produzione principale, il mosaico. «Non ci siamo mai fermati in questi mesi», racconta Rossella Bisazza. «E abbiamo continuato a immaginare nuove produzioni, in una direzione già aperta dal 2014 a nuovi materiali. Il nostro sguardo si posa all’inizio su rivestimenti decorativi della tradizione, anche poveri, come le cementine. Quella prima collezione nasceva sul finire di una fase di minimalismo estremo. Abbiamo condiviso questa necessità di cambiamento di atmosfere con Paola Navone, che è stata la madrina di questa prima collezione, da sempre sensibile alla ricerca sui materiali antichi, ma anche umili». Il viaggio è continuato con le firme di India Mahdavi e di Jaime Hayon. Poi è arrivato il legno con l’immaginazione di designer olandesi come Studio Job o Kiki Van Eijk e una collezione in ceramica di Marcel Wanders. Qui si attinge a una decina di marmi, molti dei quali di provenienza italiana, dal bianco di Carrara al Verde Alpi, ma anche il Giallo Reale, Rosso Alicante, il Nero Marquinia.