Sedie e sgabelli mai abbastanza
di Ludovica Stevan , di Ludovica StevanIn un’intervista rilasciata nel 2001 a Milano per il volume Maestri del Design, l’architetto italiano Ettore Sottsass dichiarava: «quando guardo le riviste di settore mi arrabbio sempre, perché il novanta per cento dei prodotti sono sedie». Come dargli torto. Eppure questo oggetto sempre uguale a sé stesso ma in continuo mutamento è entrato così tanto nella storia del design da diventare una vera e propria opera da museo. Come è successo a Box, la sedia realizzata nel 1971 da Enzo Mari per Driade; o Carimate, la seduta del 1959 ideata da Vico Magistretti per Cassina (solo per citarne alcune), entrambe oggi esposte all’interno della collezione permanente della Triennale di Milano. Se all’apparenza possono sembrare oggetti quasi elementari, in realtà nascondono una grande sfida a livello di realizzazione. E pensare che in un articolo per il Times del 1957, l’architetto tedesco Ludwig Mies van der Ro…
In un’intervista rilasciata nel 2001 a Milano per il volume Maestri del Design, l’architetto italiano Ettore Sottsass dichiarava: «quando guardo le riviste di settore mi arrabbio sempre, perché il novanta per cento dei prodotti sono sedie». Come dargli torto. Eppure questo oggetto sempre uguale a sé stesso ma in continuo mutamento è entrato così tanto nella storia del design da diventare una vera e propria opera da museo. Come è successo a Box, la sedia realizzata nel 1971 da Enzo Mari per Driade; o Carimate, la seduta del 1959 ideata da Vico Magistretti per Cassina (solo per citarne alcune), entrambe oggi esposte all’interno della collezione permanente della Triennale di Milano. Se all’apparenza possono sembrare oggetti quasi elementari, in realtà nascondono una grande sfida a livello di realizzazione. E pensare che in un articolo per il Times del 1957, l’architetto tedesco Ludwig Mies van der Rohe aveva descritto la sedia come “la cosa più difficile da progettare”, mettendola addirittura a confronto con un grattacielo, secondo lui “più semplice”.