Costruire la modernità, Pietro Lingeri in mostra a Milano
di Fiorella Minervino , di Fiorella MinervinoUna storia di fatica, studio, lavoro, successo la sua, che si allunga dal 1920 al ’68 nelle più diverse fasi politiche, economiche, sociali; mezzo secolo d'Italia che conosce fascismo, dopoguerra, ricostruzione, boom economico e prime contestazioni. Pietro Lingeri (1894 - 1968) cavalca e scavalca tutto ciò, un colosso, una «figura chiave del mondo del progetto», lo definisce il presidente di Triennale Milano Stefano Boeri, in parte oscurato dai personaggi con cui ha lavorato: Terragni, Persico, Pagano, Bottoni, Giolli, Figini e Pollini e altri, ma alla lunga un innovatore dell'architettura italiana, esponente di primo piano fra i razionalisti del Gruppo Como, partecipe del Miar (Movimento Italiano Architettura Razionale), membro del Ciam (Congressi Internazionali di Architettura Moderna e contemporanea), tra i fondatori della rivista Quadrante e cofirmatario di Valori Primordiali. Ora il suo genio multiforme ri…
Una storia di fatica, studio, lavoro, successo la sua, che si allunga dal 1920 al ’68 nelle più diverse fasi politiche, economiche, sociali; mezzo secolo d'Italia che conosce fascismo, dopoguerra, ricostruzione, boom economico e prime contestazioni. Pietro Lingeri (1894 - 1968) cavalca e scavalca tutto ciò, un colosso, una «figura chiave del mondo del progetto», lo definisce il presidente di Triennale Milano Stefano Boeri, in parte oscurato dai personaggi con cui ha lavorato: Terragni, Persico, Pagano, Bottoni, Giolli, Figini e Pollini e altri, ma alla lunga un innovatore dell'architettura italiana, esponente di primo piano fra i razionalisti del Gruppo Como, partecipe del Miar (Movimento Italiano Architettura Razionale), membro del Ciam (Congressi Internazionali di Architettura Moderna e contemporanea), tra i fondatori della rivista Quadrante e cofirmatario di Valori Primordiali. Ora il suo genio multiforme rivive nelle sale della Triennale in una vasta e interessante mostra dal titolo Lingeri, Astrazione e Costruzione (dall'8 ottobre al 21 novembre), a cura di Gabriele Neri, dai non pochi meriti, non ultimo quello di riportare l'accento sulla sua produzione postbellica, come di sottolineare ricerche comuni e distanze prospettiche fra il suo Razionalismo e il Movimento Moderno, tradizione e modernità, con una certa dose di cultura vernacolare "lariana" e milanese.
Difficile afferrare il lungo percorso di Lingeri senza conoscerne la storia: giovanissimo è "maestro comacino", stuccatore, plasticatore nel nativo borgo di Bolvedro, sul Lago di Como; nel 1906 va a Milano, dapprima si iscrive alla Scuola d'Arte applicata all'industria del Castello Sforzesco, poi diventa allievo a Brera ai corsi di modellazione. Militare nella Grande Guerra, nel 1922 frequenta il corso speciale di architettura a Brera dove nel 1926 si diploma professore di disegno architettonico, poi apre lo studio in Corso Vittorio Emanuele 26, disegnando importanti hotel come il Manin e l'Europa; oppure negozi alla moda sul Corso o ristoranti come il Principe di Galles; senza dimenticare nel 1930 la famosa Galleria del Milione dei fratelli Ghiringhelli che registrerà l'apertura e fioritura alle avanguardie internazionali e italiane, da Kandinsky, Klee, Mirò agli italiani Fontana, Melotti e tutti i maggiori astrattisti. Negli anni Trenta progetta con Terragni quattro importanti case d'abitazione a Milano, compresa la Ghiringhelli, ma è dal ’32 che Rino Valdameri, presidente dell'Accademia di Brera, lo incarica del progetto delle case per artisti sull'Isola Comacina; nel ’38 gli affida il Danteum con Terragni, per il tempio moderno a Dante sulla via dell'Impero a Roma, una strabiliante fusione di architettura, letteratura, arte, di cui si ammira il modello autentico, e le mirabili tavole dedicata alle tre cantiche della Divina Commedia; basta pensare che per il Paradiso, la luce è interpretata da 33 colonne in vetro issate verso il cielo. D'obbligo ricordare quanto deve Milano a Lingeri: 1935 al 1951 lavora a diverse soluzioni per la nuova sede di Brera insieme a Terragni, poi Figini e Pollini.