Expo di Dubai, ecco il padiglione Italia
di Gaia Giuliani , di Gaia GiulianiSi atterra nell’aeroporto più grande del Medio Oriente, della città che costruisce l’edificio più alto del mondo (per battere un primato già suo), ha ettari innevati di piste da sci, accumula record spettacolari, trofei da esibire orgogliosa e spudorata. Dubai, crocevia tra Oriente e Occidente, emirato musulmano in cui vige la Sharia e l’avveniristica metropolitana automatizzata senza conducente ha vagoni separati per uomini e donne. Ma il direttore generale (e ministro per la cooperazione) dell’Expo appena cominciato è una donna, sua eccellenza Reem Al Hashimi, un master a Harvard. Il petrolio, che in meno di sessant’anni ha travolto le oasi beduine con una selva di grattacieli, finirà presto, e punta a diventare snodo strategico (commerciale, finanziario e tecnologico) tra mondi lontani e diversi. Di cui geograficamente fa da ponte, ed è magnete e intermediaria.
Si atterra nell’aeroporto più grande del Medio Oriente, della città che costruisce l’edificio più alto del mondo (per battere un primato già suo), ha ettari innevati di piste da sci, accumula record spettacolari, trofei da esibire orgogliosa e spudorata. Dubai, crocevia tra Oriente e Occidente, emirato musulmano in cui vige la Sharia e l’avveniristica metropolitana automatizzata senza conducente ha vagoni separati per uomini e donne. Ma il direttore generale (e ministro per la cooperazione) dell’Expo appena cominciato è una donna, sua eccellenza Reem Al Hashimi, un master a Harvard. Il petrolio, che in meno di sessant’anni ha travolto le oasi beduine con una selva di grattacieli, finirà presto, e punta a diventare snodo strategico (commerciale, finanziario e tecnologico) tra mondi lontani e diversi. Di cui geograficamente fa da ponte, ed è magnete e intermediaria.
Ciascun paese, a seconda delle sue disponibilità economiche, ha cercato di dare, e mostrare, il meglio di sé. Gli Emirati sfoggiano il padiglione più grande, una splendida architettura di Santiago Calatrava che riproduce un falcone con le ali a riposo. Altri, come Cina e India, non fanno mistero delle loro aspettative imprenditoriali, perché queste gigantesche fiere sono anche una ghiotta occasione di business. All’interno dei loro padiglioni multimediali le ultime novità sfornate dall’industria nazionale, con gli indiani che riservano un intero piano ai box delle loro società più ricche e ambiziose. C’è chi la mette sull’autocelebrativo, come gli Stati Uniti, che vanno completamente fuori tema rimanendo chiusi in un recinto autoreferenziale. Mentre l’Arabia Saudita, secondo padiglione per grandezza, si incensa, sì, ma in modo più garbato e senz’altro godibile. Sorprende la Russia, da cui ci aspetterebbe uno sfoggio di orgoglio nazionalistico in stile putiniano, e che riserva invece una lettura tutta homo sapiens, senza ombra di barriere geopolitiche. Singapore è un delizia botanica fresca e verdissima, che si affaccia sugli immensi alberi solari che contraddistinguono il distretto sostenibile, collettori di luce e acqua che Dubai utilizza per alimentare impianti irrigare le aree verdi dell’esposizione. L’Europa è ingegnosa, multiforme, con la Germania che sceglie un’interattività ludica per addentrasi tra ecologia e rinnovabili nel suo padiglione costato 50 milioni di euro. Mentre l’Olanda fa piovere sugli ombrelli consegnati ai visitatori una cascata di video a tema naturalistico, la Spagna che sceglie un’architettura diffusa di torri del vento, grandi camini che convogliano verso l’alto l’aria calda attutendo senza quella condizionata il caldo esterno. Riciclo per la Gran Bretagna, che riutilizzerà il legno del grande strumento musicale a lamelle, una sorta di gigantesca tromba, che ne costituisce il corpus principale. Nelle arterie minori si affacciano po’ affastellati i paesi meno ricchi, soprattutto africani e asiatici, che hanno voluto esserci comunque puntando su manufatti e gigantografie a colori.