Dall’anno della sua fondazione, il 1988, quando Patrizio De Tois acquistò le prime migliaia di terreno in provincia di Treviso, Itlas vive con e per il legno, seguendo con attenzione il ritmo vitale delle piante. Che servono a rifornire la sua “banca del legno”, i magazzini in cui viene stivato, per diventare poi pavimenti prefiniti, rivestimenti (il core business dell’azienda) ed anche arredo. Arriva da foreste certificate, dove il taglio non altera l’ecosistema favorendo semmai il rimboschimento, la diversità biologica è preservata, così come le condizioni socio-economiche locali. Dopo un primo approccio in segheria con la listellatura, i tronchi delle nuove generazioni vengono avviati al processo di stagionatura che durerà naturalmente un anno. Una politica eco-sostenibile su cui Itlas affonda letteralmente le sue radici da più di vent’anni pubblicando per il 2020 il suo primo bilancio “verde”. Perché la cura per l’ambiente continua anche attraverso la filiera, tutta interna ai più di 200mila metri quadri di struttura produttiva suddivisa tra Veneto e Friuli Venezia-Giulia, quindi completamente made in Italy. Il trattamento con vernici ad acqua senza solventi chimici, la lavorazione con oli e cere naturali, il recupero dei piccoli ritagli di legno e la riduzione delle emissioni grazie al fotovoltaico, fanno tutti parte della stessa visione. Che nel 2018 ha portato ad acquistare, ad un prezzo superiore alla quotazione di mercato, i faggi divelti dalla tempesta Vaia che si era abbattuta sul nord est italiano con piogge e venti fortissimi. Un contributo economico per ripopolare l’area.