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Carolina Ravarini, jewelry designer milanese 

Carolina Ravarini: «gioielli come simbolo di resilienza»

«Da bambina giocavo con le perline. Non avrei mai immaginato che quel gioco sarebbe diventato la mia passione». Così Carolina Ravarini racconta com'è nata la sua carriera da jewelry designer
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«Crescere circondata dall’arte e dal bello sicuramente aiuta la mente, forma la fantasia e arricchisce l’immaginazione. Più arte conosci più puoi creare, immaginare e perché no, anche sognare». Parola di Carolina Ravarini, jewelry designer classe 1989, che ha fatto delle sue creazioni veri e propri amuleti di positività. Ma iniziamo con ordine. Nata e cresciuta in una famiglia di artisti, sin da bambina Carolina ha coltivato la passione per l'arte, per la danza e per la creatività. Come ricorda lei stessa, «il mio trisnonno paterno fondò nel 1867 una ditta di bastoni da passeggio – tra i più celebri quello di Charlie Chaplin. Mia nonna invece è stata allieva di Funi e Morandi. Mamma ha sempre lavorato nel mondo delle aste. E infine c'è papà, architetto e designer che negli anni ha dato vita a numerosi oggetti innovativi, tra questi il bastone monopattino, esposto anche al …

«Crescere circondata dall’arte e dal bello sicuramente aiuta la mente, forma la fantasia e arricchisce l’immaginazione. Più arte conosci più puoi creare, immaginare e perché no, anche sognare». Parola di Carolina Ravarini, jewelry designer classe 1989, che ha fatto delle sue creazioni veri e propri amuleti di positività. Ma iniziamo con ordine. Nata e cresciuta in una famiglia di artisti, sin da bambina Carolina ha coltivato la passione per l'arte, per la danza e per la creatività. Come ricorda lei stessa, «il mio trisnonno paterno fondò nel 1867 una ditta di bastoni da passeggio – tra i più celebri quello di Charlie Chaplin. Mia nonna invece è stata allieva di Funi e Morandi. Mamma ha sempre lavorato nel mondo delle aste. E infine c'è papà, architetto e designer che negli anni ha dato vita a numerosi oggetti innovativi, tra questi il bastone monopattino, esposto anche al MoMa di New York». Un tourbillon di artisti. Ma com'è nata la sua passione per i gioielli?

La collezione Ginkgo rappresenta le foglie di ginkgo biloba, la pianta nata in Asia e presente in Europa fin dal 1700. In questo scatto Carolina Ravarini indossa gli orecchini della collezione
  

«Sin da bambina ero attratta dai gioielli, dai loro colori e forme. Come le miei coetanee, ero solita giocare con le perline». Ed è proprio da quelle perline che tutto prende vita. «A dodici anni mi è stato chiesto di creare delle collane per una vendita di beneficienza. Da lì ho iniziato a inventare collanine usando il filo dello ski-pass e prendendo come modella la mia gattina che, ovviamente come tutti i gatti stava al gioco solo per qualche secondo». Un giorno per caso, «la proprietaria di una grande azienda di moda vede i miei gemelli – nati principalmente per essere usati da mio fratello – affascinata ne ordina subito in sei varianti colore. Pochi mesi dopo mi viene data la possibilità (per una settimana), di esporre in un negozio in via della Spiga». Iniziato come un gioco, nel 2013 – due settimane dopo aver preso la laurea in giurisprudenza – Carolina inagura quello che tutt'ora è il suo brand, Carolina Ravarini Jewels.

La casa-studio di Carolina, non ha un stile ben preciso. «Ho cercato di adattare tutti i pezzi con gli anni Trenta del Palazzo, creando un insieme di pezzi di epoche differenti che credo danzino bene insieme. Ho sempre amato le wunderkammer appunto per questo. Gli oggetti – come le persone – sono tutti diversi e si devono piacere reciprocamente. Devono stare bene insieme per risplendere in tutta la loro bellezza» 
Le sue creazioni sono “Ray of Line”, raggi di vita e positività che ne esaltano la persona che li indossa. «Un pezzo a cui sono molto legata è il ginkgo. La sua simbologia rappresenta la resilienza e la capacità di superare le situazioni negative. Questa foglia l’ho voluta disegnare molto pulita – senza le sue striature – semplicemente perché quando guardo questo albero vedo solo luce. Ho quindi cercato di dare luce a questo pezzo, per illuminare chi lo indossa».