Roberto Gavazzi, ad Boffi Group: «Rinnovare la formula con spazi espositivi anche senza stand»
di Aurelio Magistà , di Aurelio MagistàCon lo spostamento del Salone da aprile a giugno che cosa cambia per le aziende considerato che l’obiettivo resterebbe quello di fare un salone tradizionale, ovvero dedicato alla presentazione delle novità dell’anno, con i prodotti al centro?
«Giugno è sicuramente una data migliore rispetto ad aprile. Due le ragioni, secondo me. La prima è che l'evento si pone in un momento in cui – se la pandemia continuerà a recedere come sta facendo – la situazione complessiva sarà molto più aperta e serena. La seconda motivazione è che avremo più tempo per prepararci. Giugno è abbastanza lontano dal precedente evento di settembre, e lascia molti mesi prima del successivo di aprile. Quest’anno presentare le novità in anteprima, magari ad aprile, secondo me è un errore, svilirebbe il Salone. Pur non partecipando questa volta all’evento fieristico, penso che dobbiamo salvaguardar…
Con lo spostamento del Salone da aprile a giugno che cosa cambia per le aziende considerato che l’obiettivo resterebbe quello di fare un salone tradizionale, ovvero dedicato alla presentazione delle novità dell’anno, con i prodotti al centro?
«Giugno è sicuramente una data migliore rispetto ad aprile. Due le ragioni, secondo me. La prima è che l'evento si pone in un momento in cui – se la pandemia continuerà a recedere come sta facendo – la situazione complessiva sarà molto più aperta e serena. La seconda motivazione è che avremo più tempo per prepararci. Giugno è abbastanza lontano dal precedente evento di settembre, e lascia molti mesi prima del successivo di aprile. Quest’anno presentare le novità in anteprima, magari ad aprile, secondo me è un errore, svilirebbe il Salone. Pur non partecipando questa volta all’evento fieristico, penso che dobbiamo salvaguardarlo.
«La nostra strategia per diverse ragioni non trova nel modello della Fiera il modo giusto per presentarsi, ma l’evento va difeso e le novità noi le presenteremo tutte a giugno anche per questo. E, proprio perché siamo assenti dalla Fiera per considerazioni legate ai nostri programmi non escludo che un giorno ritorneremo in fiera, sia per un cambiamento della nostra strategia, sia per un cambiamento del Salone. Difatti, un confronto sulla formula è necessario. Tutti ci siamo resi conto che non è possibile continuare come prima. Credo che il digitale sia troppo importante e che vada pensato in coerenza con il medium, non come semplice trasposizione in digitale di quello che è fisico. Il Salone è un marchio adeguatamente forte per poter guidare questo cambiamento, che dovrebbe anche unificare l’evento tra Fiera e Fuorisalone in un unico strumento digitale, utile anche per la gestione dell’evento stesso».
«Penso che il Salone dovrebbe rivedere un po’ la sua natura, rimodulando la sua offerta sia in Fiera che in città con grande flessibilità: le aziende cui dare risposte e visibilità sono molte diverse e quindi la risposta deve assecondare questa diversità. Per esempio, ci dovrebbero essere delle aree che offrano delle alternative rispetto agli stand tradizionali».