Mostra Plastic Remaking Our World Vitra Museum
di Silvana Annicchiarico , di Silvana AnnicchiaricoQuando apparve sulla scena, nel secolo scorso, sembrò a tutti un’invenzione capace di democratizzare i consumi. Grazie alla plastica, la leggerezza e la maneggevolezza irrompevano in un universo di arnesi e di utensili per lo più pesanti, grigi, difficili da trasportare e da stoccare. La plastica rendeva tutto più semplice, scatenava la fantasia di designer e architetti, prometteva oggetti a basso costo per chiunque e all’insegna della totale libertà di forme e colori plasmava in modo nuovo ogni ambito del quotidiano, dal packaging all’automobile, dall’arredamento agli articoli per la casa.
Nel 1957, in Miti d’oggi, Roland Barthes la celebrava come una sostanza alchemica, capace di trasformare la materia in un “oggetto perfetto”, quasi “umano”. Oggi, a poco meno di 70 anni di distanza, dopo decenni di selvaggia cultura usa e getta, la plastica è diventata uno dei principali imputati per il degrado del nostro ambiente globale, se non addirittura il capro espiatorio su cui riversare la maggior parte delle colpe per l’inquinamento degli oceani.
A raccontare questa straordinaria storia di ascesa e caduta, dall’euforia per l’apparizione di artefatti come il Lego, la bambola Barbie e le calze di nylon fino all’ignominia da cui è circondata oggi, provvede ora la mostra Plastic: Remaking Our World, dal 26 marzo 2022 al Vitra Design Museum di Weil am Rhein. L’esposizione cerca di coprire l’intera storia della plastica: dalle primissime tipologie prodotte a partire da sostanze di origine vegetale o animale (legate a doppio filo con il colonialismo e lo sfruttamento delle risorse dei Paesi in cui andare ad accaparrarsi le materie prime) fino alle plastiche interamente sintetiche, nate nel Novecento, per arrivare infine alla tardiva consapevolezza dei danni e ai potenziali scenari per la risoluzione del problema, tra riciclo, processi di pulizia degli oceani e bioplastiche prodotte con alghe e funghi.
La mostra inizia con una videoinstallazione che mette in cortocircuito immagini di natura incontaminata con testimonianze visive di come la plastica sia diventata un problema ingombrante e non più procrastinabile per il futuro del pianeta.
Una sezione della mostra si interroga infine su come possiamo superare la crisi globale dei rifiuti di plastica e per farlo propone all’attenzione del visitatore alcune delle soluzioni all’avanguardia per un uso più sostenibile di questi materiali: ecco allora progetti come The Ocean Clean Up, Everwave, o The Great Bubble Barrier, ma anche oggetti come la Rex Chair progettata da Ineke Hans, che può essere restituita al produttore per riparazioni o riciclaggio. Un’attenzione particolare è dedicata al progetto Precious Plastic avviato da Dave Hakkens nel 2013, che illustra come i rifiuti di plastica possono essere trasformati in una risorsa preziosa, ma anche a esperimenti come quelli dell’Università di Portsmouth e dell’ETH di Zurigo che stanno entrambi testando gli enzimi per la degradazione della plastica.
Quel che emerge, alla fine, è un approccio critico ma non apocalittico né demonizzante: analizzando la storia delle materie plastiche, con le loro luci e lo loro ombre, la mostra del Vitra richiama l’attenzione di tutti – designer, scienziati, ecologisti, politici ma anche semplici cittadini – su un problema oggettivo, ma ci invita anche a immaginare soluzioni nuove che sappiano disegnare possibili futuri per questo materiale così contestato ma anche così centrale nella storia del nostro rapporto con gli oggetti e con il quotidiano.