Autore di numerose opere architettoniche, dal Museo ebraico di Berlino al progetto di ristrutturazione urbanistica dell’area distrutta dagli attentati dell’11 settembre 2001, il Ground Zero di New York, Daniel Libeskind non ha di certo bisogno di presentazioni. Benché il pubblico lo conosca soprattutto per emblematici edifici, esprime il suo estro creativo in ambiti diversi. Le incursioni nel mondo del design sono vivaci e variegate e spaziano dai termoarredi ai sanitari, fino a divani e cucine. Progetti che ricordano architetture in piccola scala poiché racchiudono perfettamente i tratti ben noti del suo stile, tra cui l’impiego continuo di angoli acuti, superfici inclinate e frammentazioni. E un pizzico di italianità: «Non seguo le tendenze del mercato ma trovo ispirazione nella musica, nella storia, nell'arte e nella letteratura», ci racconta. «Amo Milano e il design italiano, la ricca storia e tradizione dell'artigianato è sempre una fonte di ispirazione per me».
Come è riuscito a trasferire nell’interior design le linee tipiche dei suoi lavori?
«Come architetto guardo sempre al futuro ma dobbiamo ricordare ciò che è venuto prima e onorarlo in modo contemporaneo», risponde. «Quindi per Febal Casa abbiamo esaminato il tipico armadio e le origini del suo scopo. Volevo progettare qualcosa che non fosse statico ma che fosse anche protettivo. Le linee delle madie sono attive. Quasi effimere, appariranno diverse nei vari momenti della giornata», conclude.
Personalizzazione è un’altra parola chiave. Le madie sono disponibili in diverse colorazioni e in tre differenti tipologie da arricchire con cassettiere, ripiani estraibili e un kit allestimento bar.