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Tour, 1993, Gae Aulenti per FontanaArte, Vitra Design Museum 

Surrealismo, medicina dell’anima

Il Design Museum di Londra dedica una mostra a quello che, più che un movimento, è un filo rosso che passa attraverso la storia dell’arte e del progetto. Per curare il disagio di vivere in una realtà nemica
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La realtà non è mai separata dal suo mistero, secondo René Magritte. Valeva per le associazioni oniriche sfrenate da lui dipinte. Erano figure come paesaggi sospesi, popolati di un quotidiano enigmatico, di pietre, mele, nuvole, pipe o cappelli. Ma valeva anche per i ready made di oggetti trovati di Marcel Duchamp, alle origini di tutte le avanguardie; oppure per gli oggetti-scultura dai risvolti funzionali, come quelli di Salvador Dalí. Lobster Telephone (1938), ad esempio, è un telefono la cui cornetta riproduce nei minimi dettagli un’aragosta a grandezza reale.

ìSchiaparelli, Look 6, Haute Couture, collezione primavera estate 2021. Questo mini-abito muscoloso dimostra come il surrealismo sia nelle corde della maison, fondata da Elsa Schiapparelli nel 1927 
Così si apre Objects of Desire: Surrealism and Design 1924, dal 14 ottobre al 19 febbraio, al Design Museum di Londra, una mostra di Vitra sull’impatto del surrealismo nella storia del design.
Ecco qui raccolti oltre 350 oggetti (metà dalle collezioni Vitra), interpretazioni di quella fuga nell’irrazionale inaugurata dall’avanguardia anni Venti e diffusa tra le discipline, dal design alla moda, se pensiamo alle relazioni di Dalí con le maison di Elsa Schiaparelli e Christian Dior. Si tentava così di guarire l’anima dalle cicatrici della realtà, dagli orrori della Prima Guerra Mondiale, come dai tragici esiti dell’epidemia Spagnola ancora impressi negli occhi. «La mostra delinea una fuga nel sogno mai esaurita nel Novecento», spiega la curatrice Kathryn Johnson. «Ma soprattutto ci dice come oggi questa vena pulsi più che mai, per la drammatica attualità dei temi che l’hanno da sempre nutrita e innescata».
Il collettivo al femminile Front Design ha disegnato Horse Lamp, 2006, a forma di cavallo a grandezza reale, in plastica e metallo per Moooi 
S’incontra così lo scolabottiglie di Marcel Duchamp, pietra miliare di tutte le avanguardie (1914), come il ferro da stiro chiodato di Man Ray (1921). A quelle albe surrealiste, partecipa anche il domestico disfunzionale e peloso di Meret Oppenheim, accanto ai dipinti di Leonora Carrington, musa inquietante e indomabile. A proposito di attualità, è a lei che s’ispira l’intera Biennale di Venezia, a partire dalla sua favola, Il latte dei sogni. La mostra a Londra scandisce le influenze surrealiste nel Novecento in quattro sezioni. C’è il quotidiano. C’è la moda. Ci sono il corpo e la mente, e poi il design d’interni. Le Champagne Lamps di Salvador Dalí erano, ad esempio, lampade di gusto vittoriano, oggetti-simbolo il cui stelo slanciato sommava calici di champagne.
Piatto n.116 della serie Tema e Variazioni, Piero Fornasetti, dopo il 1950, Archivio Fornasetti 
Altra creazione memorabile del 1938, realizzata su suggerimento del poeta e collezionista inglese Edward James, è un divano scarlatto. Le labbra carnose a cuore di Mae West, attrice americana, star del vaudeville e della trasgressione, ne disegnavano il soffice profilo. Il corpo e la sessualità sono al centro di queste libere associazioni. Marcel Duchamp, nei provocatori ritratti al suo alter ego femminile Rose Selavy, indagava anche stereotipi di genere, come nei travestimenti di Claude Cahun. Dagli anni Quaranta, capolavori d’influenza surrealista venati di umorismo si moltiplicano nel design. Sella (1957) è, ad esempio, uno sgabellino basculante dei fratelli Achille e Pier Giacomo Castiglioni con scattante sellino di bicicletta. Altro capolavoro di dinamismo, elegante e ironico, è Tour di Gae Aulenti (1993), tavolo su umilissime ruote di bicicletta.

Il corpo ricorre. Tra le provocazioni erotiche più sfacciate, troviamo le sculture antropomorfe recenti di Sarah Lucas, interprete di una generazione inglese arrabbiata a fine anni Novanta. La fotografia di moda è un capitolo a parte, ma di grande suggestione. I pionieri sono stati Lee Miller e Man Ray di cui vediamo le copertine di Vogue in mostra, ma il viaggio continua oggi, con Tim Walker e i suoi esplosivi ritratti di una pop star come Björk.